Ašchabad
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Fondata dai russi nel 1881 ai margini del deserto del Karakum, Ašchabad fu rasa al suolo dal terremoto del 1948, che uccise gran parte dei suoi abitanti e fu tenuto segreto, e ricostruita come modesta capitale sovietica del Turkmenistan. Dopo il 1991 Nijazov e i suoi successori l’hanno rifatta in marmo bianco: una città di viali vuoti, statue d’oro e record, capitale di uno dei regimi più chiusi del mondo.
In questa pagina
La città russa
Il forte di Ashabad fu costruito nel 1881, subito dopo il massacro di Gök Tepe con cui la Russia piegò i turkmeni, e divenne capoluogo della regione transcaspica, con la ferrovia, i coloni russi e armeni e i mercati persiani. Dal 1919 al 1927 si chiamò Poltorack, dal nome di un rivoluzionario locale; nel 1924 fu la capitale della nuova repubblica turkmena. Nel 1939 aveva 127.000 abitanti, per lo più russi.
Il terremoto del 1948
Alle 2.17 del 6 ottobre 1948 un terremoto di magnitudo superiore a 7 distrusse la città in pochi secondi: gli edifici di mattoni crudi crollarono sugli abitanti addormentati. I morti furono decine di migliaia, secondo le stime successive intorno a centomila, forse due terzi della popolazione; il regime pubblicò cifre minime, non chiese aiuti e per decenni impedì di studiare il disastro. Tra le vittime la madre e i fratelli del futuro presidente Nijazov, allora bambino.
La ricostruzione sovietica
Ašchabad fu ricostruita bassa e antisismica, con viali alberati, edifici pubblici staliniani e case a uno o due piani; l’acqua del canale del Karakum, arrivato nel 1962, permise parchi e fontane in mezzo al deserto. La città crebbe fino a 400.000 abitanti nel 1989, con l’industria tessile e meccanica e le istituzioni della repubblica, ma restò la più povera e periferica delle capitali sovietiche, a poche decine di chilometri dal confine iraniano chiuso.
La capitale di marmo
Dopo l’indipendenza del 1991 Nijazov trasformò Ašchabad nel monumento a se stesso: l’Arco della neutralità con la sua statua d’oro rotante, il Palazzo presidenziale, i ministeri in marmo bianco, i viali di dodici corsie. Berdimuhamedov ha continuato con la ruota panoramica coperta, lo stadio, il memoriale del terremoto e centinaia di edifici bianchi che nel 2013 hanno valso alla città il primato mondiale di concentrazione di marmo. La popolazione ha superato il milione, ma le strade restano quasi deserte e la fotografia degli edifici pubblici è vietata.
Vivere ad Ašchabad
La città è pulita, illuminata e sorvegliata: auto solo bianche o chiare per decreto, Internet filtrato, stampa di Stato, pochi stranieri. Il gas garantisce elettricità e acqua quasi gratuite, ma le penurie alimentari degli anni recenti hanno prodotto code che ricordano quelle sovietiche. Il grande bazar di Tolkuchka, spostato in periferia, e i tappeti turkmeni sono ciò che i visitatori vedono, oltre al marmo.
Curiosità
- Nel 2013 il Guinness dei primati ha riconosciuto Ašchabad come la città con la più alta concentrazione al mondo di edifici rivestiti di marmo bianco: oltre 540.
- Dal 2018 nella capitale possono circolare solo automobili bianche o di colori chiari, considerati portafortuna dal presidente.
- Il terremoto del 1948 fu uno dei più mortali del Novecento, ma nei manuali sovietici occupava una riga.
- La statua d’oro di Nijazov, alta dodici metri, ruotava sull’Arco della neutralità seguendo il sole; nel 2010 è stata spostata in periferia, senza il meccanismo.
Valutazione critica
Ašchabad è la città in cui due sistemi hanno nascosto la realtà con la stessa tecnica: l’URSS con il silenzio sul terremoto, il regime turkmeno con il marmo. La modesta capitale sovietica raccontava almeno la povertà della repubblica; quella attuale la copre con i proventi del gas, senza che la popolazione ne veda i benefici.
La continuità tra il primo segretario e il presidente a vita, e tra questo e il successore, è qui più visibile che ovunque: il culto della personalità, che l’URSS aveva abbandonato nel 1956, è tornato nella sua periferia più remota.
FAQ – Domande frequenti
Come si scrive il nome della città? Ašchabad nella traslitterazione dal russo, Ashgabat nella grafia turkmena ufficiale dal 1991; in italiano si trovano entrambe.
Quanti morti fece il terremoto del 1948? Le stime vanno da diverse decine di migliaia a oltre centomila, forse due terzi degli abitanti; il regime sovietico non pubblicò mai una cifra credibile.
Perché la città è tutta di marmo? Per volontà dei presidenti Nijazov e Berdimuhamedov, che dal 1991 hanno ricostruito la capitale con i proventi del gas come vetrina del regime.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.