Energia, ambiente e disastri
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L’URSS fu il più grande produttore di energia del mondo e l’autore dei più grandi disastri ambientali del Novecento: le dighe e i gasdotti, il petrolio della Siberia che pagò la stagnazione, il primo reattore civile e Chernobyl con la città di Pripjat’ evacuata «per tre giorni», il lago d’Aral prosciugato per il cotone, i 456 test di Semipalatinsk sopra i villaggi, Kyštym, l’antrace di Sverdlovsk e i treni di Ufa. Questa sezione racconta l’energia e l’ambiente sovietici, con le riserve naturali più severe del mondo accanto ai fiumi da invertire.
Il filo comune è il piano che contava le tonnellate e non i costi: l’energia regalata e sprecata, la natura come nemico da conquistare, gli incidenti nascosti per non ammettere il fallimento. La Russia ha ereditato i giacimenti, i reattori e i danni, e usa i primi come arma mentre i secondi restano sul terreno, dall’Aralkum alla Foresta rossa.
Energia
Chernobyl e Ucraina
Ambiente e conseguenze industriali
Come leggere questa sezione
Ogni articolo distingue il contesto storico dai miti propagandistici. Quando il tema lo richiede, i contenuti collegano repressione, disuguaglianze, limiti delle libertà e risultati materiali dichiarati dal sistema.