Bandiera sovietica
UNIONESOVIETICA.COM
Storia critica dell’URSS: potere, società e conseguenze
Tutte le macro-categorie
Storia dell’Unione Sovietica Repubbliche sovietiche Demografia dell’URSS Politica e istituzioni Gulag, repressioni e dissenso Società e vita quotidiana Case, quartieri e architettura Religioni e rapporto con le Chiese Economia, risorse minerarie, lavoro e rublo Industria, fabbriche e marchi Treni, ferrovie e trasporti Forze armate, armamenti e deterrenza nucleare Guerre, conflitti e Guerra fredda Spazio, scienza e tecnologia Stampa, giornali, televisione e radio Cultura, spettacolo e sport Leader e personaggi Patto di Varsavia e paesi del blocco orientale Comunismo in Europa e rapporti con il PCI URSS nel mondo: Cuba, Africa e Asia Energia, ambiente e disastri Simboli, oggetti, primati e curiosità Indice completo

Fonti

Archivi, documenti, statistiche e testimonianze sull’URSS

Scrivere di Unione Sovietica significa lavorare con fonti di natura molto diversa: documenti di partito e di Stato resi accessibili solo dopo il 1991, statistiche ufficiali spesso manipolate, stampa controllata, memorie dei sopravvissuti e una storiografia internazionale ormai vasta. Questa pagina elenca le principali tipologie di fonti su cui si basano gli articoli del sito e le istituzioni che le conservano.

Documenti di partito e di Stato

Le carte del partito comunista, del Comintern e dei massimi organi sovietici sono conservate a Mosca nel RGASPI (Archivio statale russo di storia politico-sociale), mentre il GARF (Archivio di Stato della Federazione Russa) custodisce i fondi delle amministrazioni statali, compresa la direzione del Gulag. L’apertura parziale di questi archivi dopo il 1991 ha permesso di ricostruire su base documentaria le dimensioni della repressione, delle deportazioni e del sistema dei campi. Fra i documenti normativi fondamentali: le Costituzioni del 1924, del 1936 e del 1977 e il codice penale della RSFS Russa del 1926, il cui articolo 58 fu la base delle condanne politiche.

Statistiche e censimenti

I censimenti sovietici (1926, 1937, 1939, 1959, 1970, 1979, 1989) e gli annuari statistici sono fonti preziose ma da maneggiare con attenzione: il censimento del 1937 fu annullato e i suoi responsabili furono repressi perché i dati rivelavano le perdite delle carestie, e quello del 1939 fu corretto per ragioni politiche. Le serie statistiche dell’amministrazione del Gulag, pubblicate dopo il 1991, sono oggi la base delle stime sul numero dei detenuti.

Stampa e media ufficiali

La Pravda (organo del Comitato centrale del partito, dal 1912), le Izvestija (organo dei soviet e del governo, dal 1917), l’agenzia TASS e Radio Mosca sono fonti indispensabili per conoscere la versione ufficiale degli eventi e il linguaggio della propaganda; per lo stesso motivo non possono essere lette come cronaca neutrale.

Memorie, testimonianze e samizdat

Le memorie dei sopravvissuti al Gulag (Aleksandr Solženicyn, Varlam Šalamov, Evgenija Ginzburg), le raccolte di testimonianze di Svetlana Aleksievič e la letteratura clandestina del samizdat, come la «Cronaca degli avvenimenti correnti» pubblicata dai dissidenti fra il 1968 e il 1982, documentano ciò che le fonti ufficiali nascondevano. L’associazione Memorial, nata nel 1989 e sciolta dalle autorità russe nel 2021, ha raccolto banche dati con i nomi di milioni di vittime della repressione e continua il proprio lavoro fuori dalla Russia.

Istituzioni e archivi fuori dalla Russia

La Hoover Institution (Università di Stanford) conserva copie in microfilm di ampi fondi degli archivi sovietici; il Cold War International History Project del Wilson Center (Washington) e il National Security Archive (George Washington University) pubblicano documenti tradotti sulla Guerra fredda; gli Open Society Archives di Budapest custodiscono le raccolte di Radio Free Europe/Radio Liberty sul blocco orientale.

Fonti italiane

Per i rapporti fra Italia e URSS e per la storia del PCI le fonti principali sono l’archivio del Partito comunista italiano presso la Fondazione Gramsci di Roma, le raccolte della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano, i fondi del Ministero dell’Interno all’Archivio centrale dello Stato e l’archivio audiovisivo dell’Istituto Luce.

Il disastro di Chernobyl

Le ricostruzioni tecniche del disastro del 1986 si basano sui rapporti dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (INSAG-1 del 1986 e la sua revisione INSAG-7 del 1992, che riconobbe i difetti di progettazione del reattore), sui rapporti UNSCEAR sugli effetti sanitari delle radiazioni e sulle conclusioni del Chernobyl Forum promosso dalle Nazioni Unite.