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Censimenti

Approfondimento storico in una prospettiva critica

L’URSS fece sette censimenti in sessant’anni, e uno lo cancellò: quello del 1937, che contava sei milioni di persone in meno di quanto Stalin avesse annunciato e trovava che più di metà degli adulti credeva in Dio. I suoi responsabili furono fucilati, i dati distrutti, il censimento rifatto nel 1939 con le cifre giuste. Questa pagina spiega come l’Unione contava i propri cittadini e perché i numeri non si potevano dire.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Censimenti
Ufficio del censimento del 1979: impiegate ai tavoli con moduli, registri e pallottolieri.

I censimenti sovietici

Dopo il censimento imperiale del 1897 e quello parziale del 1920, in piena guerra civile, il primo censimento sovietico completo fu quello del dicembre 1926, considerato dagli storici il più affidabile: 147 milioni di abitanti, con dati dettagliati su nazionalità, lingua, alfabetizzazione e occupazione. Seguirono il 1937, annullato, il 1939, il 1959, il 1970, il 1979 e il 1989, l’ultimo, condotto con un questionario esteso e pubblicato in modo relativamente completo grazie alla glasnost.

Il censimento del 1937

Condotto in una sola notte, il 6 gennaio 1937, il censimento contò 162 milioni di abitanti contro i 170 che Stalin aveva dichiarato al Congresso del 1934 e le previsioni ancora più alte del Gosplan: mancavano le vittime della carestia e delle deportazioni. Per volontà di Stalin includeva una domanda sulla religione, e il 57 per cento degli adulti si dichiarò credente, dopo quindici anni di propaganda atea. Il risultato fu dichiarato «difettoso» per sabotaggio: i dirigenti dell’ufficio statistico, Kraval’ e Kvitkin, furono fucilati, gli statistici arrestati, i dati sepolti negli archivi fino al 1990.

Il censimento del 1939

Il censimento ripetuto nel gennaio 1939 diede 170,6 milioni di abitanti, una cifra che gli storici ritengono gonfiata di circa tre milioni con aggiustamenti amministrativi e con l’inclusione dei detenuti nelle regioni sbagliate; la domanda sulla religione fu eliminata. Fu l’ultimo censimento prima della guerra, e i suoi dati sulle nazionalità servirono a pianificare la sovietizzazione dei territori annessi nel 1939-40.

Che cosa si chiedeva

I censimenti sovietici registravano sesso, età, nazionalità dichiarata, lingua madre e seconda lingua, istruzione, occupazione, fonte di reddito, condizione abitativa; dal 1959 anche i dati sulla famiglia e sulle migrazioni. La nazionalità era autodichiarata, e i suoi mutamenti tra un censimento e l’altro raccontano l’assimilazione, come per gli ucraini di Russia, o la riscoperta dell’identità. I risultati venivano pubblicati con ritardo e in modo selettivo: del 1979 uscì poco, del 1989 quasi tutto.

Dopo il 1991

I quindici Stati eredi hanno fatto i propri censimenti con tempi e affidabilità diverse: la Russia nel 2002, 2010 e 2021, con crescenti dubbi sulla qualità; l’Ucraina solo nel 2001; l’Uzbekistan non ne ha più fatto uno per oltre trent’anni. Il censimento del 1989 resta l’ultima fotografia completa dello spazio post-sovietico prima delle migrazioni e delle guerre.

Curiosità

  • Il censimento del 1937 fu condotto in una sola notte, dal 5 al 6 gennaio, con un milione di rilevatori: il metodo, voluto per evitare doppi conteggi, fu poi accusato di aver «perso» milioni di persone.
  • Alla domanda sulla religione del 1937 risposero credenti 55 milioni di adulti: il dato era così imbarazzante che fu tra le cause della cancellazione.
  • I dati del censimento del 1937 furono pubblicati per la prima volta nel 1990-91, cinquantatré anni dopo la rilevazione.
  • Il censimento del 1989 contò 128 nazionalità e fu l’unico i cui risultati completi furono resi pubblici in tempi brevi.

Valutazione critica

Il destino del censimento del 1937 dice tutto sul rapporto tra il potere sovietico e la realtà: quando i numeri contraddicevano il discorso, non si cambiava il discorso, si fucilavano gli statistici. Le cifre demografiche dell’URSS vanno perciò lette con la storia di chi le produsse, e i censimenti del 1926 e del 1989, i due meglio riusciti, sono quelli fatti nei periodi in cui il regime aveva meno paura.

La qualità dei censimenti post-sovietici, in calo in Russia e assente in alcune repubbliche, mostra che l’abitudine a non contare, o a contare in modo conveniente, è sopravvissuta al sistema.

FAQ – Domande frequenti

Quanti censimenti fece l’URSS? Sette completi: 1926, 1937 (annullato), 1939, 1959, 1970, 1979 e 1989, oltre a quello parziale del 1920.

Perché il censimento del 1937 fu cancellato? Perché contava 162 milioni di abitanti invece dei 170 annunciati da Stalin, rivelando le perdite delle carestie, e perché il 57 per cento degli adulti si dichiarò credente. I responsabili furono fucilati.

I dati sovietici sono affidabili? Quelli del 1926 e del 1989 sì, in larga misura; quelli del 1939 furono gonfiati; quelli intermedi sono corretti nei totali ma pubblicati in modo selettivo. Gli storici li usano insieme agli archivi.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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