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Fabbriche famose

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Le fabbriche sovietiche erano città: la Putilov di Leningrado con i suoi operai rivoluzionari, l’Uralmaš di Sverdlovsk, la Uralvagonzavod di Nižnij Tagil che costruisce carri armati dal 1941, la Magnitka, la ZIL, la VAZ di Togliatti con il paese intero in lista d’attesa, la Sevmaš dei sottomarini nucleari, la Južmaš dei missili. Davano casa, asilo, sanatorio e identità a centinaia di migliaia di persone, e molte esistono ancora, per lo più a produrre armi.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Fabbriche Famose
Enorme reparto di una fabbrica di macchine: torni, carriponte, operai con il berretto.

Le fabbriche della rivoluzione

La Putilov di Pietroburgo, fondata nel 1801 e la più grande dell’impero con 30.000 operai, fu il cuore delle rivoluzioni del 1905 e del 1917; ribattezzata Kirov nel 1934, produsse i trattori e, durante l’assedio, i carri KV sotto le bombe; è ancora attiva con i trattori Kirovec. La Krasnoe Sormovo di Gor’kij, dai battelli del Volga ai sottomarini, la Elektrosila di Leningrado, la Serp i Molot di Mosca sono le fabbriche dell’Ottocento che il regime ereditò e celebrò come culle del proletariato.

I giganti dei piani quinquennali

Il primo piano costruì dal nulla la Magnitka, il combinato siderurgico di Magnitogorsk, l’Uralmaš, la «fabbrica delle fabbriche» di Sverdlovsk inaugurata nel 1933 per costruire le macchine di tutte le altre, la Uralvagonzavod di Nižnij Tagil del 1936, i trattori di Char’kov, Stalingrado e Čeljabinsk, la GAZ di Gor’kij con la Ford, la Kuzneckstroj. Ogni gigante aveva un quartiere, un palazzo della cultura, uno stadio e una lista d’attesa per gli appartamenti; il direttore era un signore feudale che rispondeva a Mosca.

Le fabbriche della guerra

Nel 1941 l’evacuazione portò oltre gli Urali millecinquecento fabbriche: la Uralvagonzavod, con gli impianti di Char’kov, divenne la più grande fabbrica di carri armati del mondo, con 25.000 T-34 prodotti in guerra e i T-72 e T-90 di oggi; Čeljabinsk fu «Tankograd»; la ZIS costruì i camion e le limousine di Stalin; le fabbriche di aerei di Kazan’, Kujbyšev e Novosibirsk sfornarono decine di migliaia di velivoli. La produzione bellica sovietica superò quella tedesca dal 1942, con operai che vivevano nelle officine.

Il dopoguerra

Gli anni Sessanta e Settanta aggiunsero le fabbriche dei consumi e dell’atomo: la VAZ di Togliatti, costruita con la Fiat dal 1966 per le Žiguli, con la città che raddoppiò; la KamAZ di Naberežnye Čelny, la più grande fabbrica di camion del mondo; la Sevmaš di Severodvinsk, chiusa e segreta, che varava i sottomarini nucleari; la Južmaš di Dnepropetrovsk, che costruiva i missili intercontinentali e i trattori nella stessa città; le fabbriche di elettronica di Zelenograd, i frigoriferi di Minsk, le televisioni di Leningrado. Ogni città aveva la sua fabbrica, e molte città erano una fabbrica.

Dopo il 1991

Le privatizzazioni consegnarono i giganti agli oligarchi o li lasciarono fallire: la ZIL è stata demolita per far posto ai condomini, la Moskvič è fallita, l’Uralmaš è un frammento di se stessa; la Uralvagonzavod, la Sevmaš, la KamAZ e le fabbriche di aerei sono di Stato e lavorano per la guerra; la VAZ è passata alla Renault e tornata allo Stato nel 2022. Le fabbriche ucraine, dalla Južmaš all’Antonov, sono sotto le bombe russe. I palazzi della cultura e i quartieri operai restano, senza la fabbrica che li aveva fatti nascere.

Curiosità

  • La Uralvagonzavod di Nižnij Tagil, nata nel 1936 per i vagoni ferroviari, ha costruito oltre centomila carri armati dal 1941 a oggi, dai T-34 ai T-90: è la fabbrica di carri più grande del mondo.
  • La Sevmaš di Severodvinsk, nella città chiusa sul Mar Bianco, ha varato dal 1957 più di centotrenta sottomarini nucleari; costruisce oggi i Borej e gli Jasen’.
  • Alla Putilov di Pietrogrado, nel febbraio 1917, lo sciopero di 30.000 operai fu una delle scintille della rivoluzione; alla stessa fabbrica, nel 1941-44, gli operai costruirono i carri KV a due chilometri dal fronte.
  • L’Uralmaš di Sverdlovsk, la «fabbrica delle fabbriche», aveva la propria linea di filobus, il proprio stadio e il proprio quartiere: El’cin fece carriera nella regione come responsabile dell’edilizia.

Valutazione critica

Le fabbriche sovietiche furono lo Stato in miniatura: davano tutto e chiedevano tutto, e i loro operai erano insieme cittadini privilegiati e proprietà del direttore. Costruirono i carri che vinsero la guerra e le automobili che il paese aspettava per anni, con una produttività che era un terzo di quella occidentale e con città intere che dipendevano da un solo cancello.

Che le fabbriche sopravvissute lavorino oggi soprattutto per le armi, mentre quelle dei consumi sono fallite o straniere, dice quale parte dell’industria sovietica la Russia ha scelto di conservare.

FAQ – Domande frequenti

Quali erano le fabbriche più grandi dell’URSS? La Uralvagonzavod di Nižnij Tagil per i carri armati, la VAZ di Togliatti per le automobili, la KamAZ per i camion, la Magnitka e Kuzneck per l’acciaio, l’Uralmaš per le macchine, la Sevmaš per i sottomarini, la Južmaš per i missili.

Quante persone lavoravano in una grande fabbrica? Decine di migliaia: la VAZ oltre centomila con l’indotto, la ZIL circa centomila negli anni Settanta, la Uralvagonzavod e la Magnitka intorno ai cinquantamila.

Che cosa resta di quelle fabbriche? Quelle militari e strategiche sono di Stato e attive; molte fabbriche civili sono fallite o ridimensionate; i quartieri, i palazzi della cultura e le città che ne dipendevano restano.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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