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Jugoslavia

Approfondimento storico in una prospettiva critica

La Jugoslavia di Tito fu il paese comunista che disse no a Stalin nel 1948 e sopravvisse: espulsa dal Cominform, con i filosovietici nel campo dell’isola Calva, inventò l’autogestione, i confini aperti e il non allineamento, e per trent’anni fu il socialismo che si poteva visitare e da cui si poteva partire. Tito morì nel 1980 e il paese si dissolse in dieci anni nelle guerre più sanguinose d’Europa dal 1945, con Srebrenica come nome finale. Per l’URSS fu l’eretico, il modello negato e il confronto scomodo.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Jugoslavia
Cittadina sulla costa adriatica jugoslava: albergo modernista e piccole utilitarie, anni Settanta.

La rottura del 1948

I partigiani di Tito avevano liberato il paese da soli e nel 1945 costruito il regime più stalinista del blocco, con le fucilazioni dei collaborazionisti e la collettivizzazione; ma Tito voleva la federazione balcanica con la Bulgaria e la guida dei comunisti dell’Est, e Stalin non tollerava un secondo centro: il 28 giugno 1948 il Cominform espulse la Jugoslavia, accusata di deviazione, e Stalin disse che sarebbe bastato «muovere il mignolo» per far cadere Tito. Non cadde: il paese si strinse intorno a lui, il blocco lo isolò con il blocco economico e le minacce militari, e gli Stati Uniti lo sostennero con gli aiuti.

L’isola Calva

La rottura produsse il terrore contro i «cominformisti»: tra il 1949 e il 1956 circa 16.000 comunisti filosovietici, veri o presunti, passarono per il campo dell’isola Calva, Goli Otok, nell’Adriatico, con la «rieducazione» in cui i detenuti picchiavano i nuovi arrivati, le pietre trasportate al sole e le centinaia di morti; il campo restò fino al 1988 per i detenuti comuni, e la Jugoslavia ne parlò solo negli anni Ottanta. La rottura con Stalin non fu una liberalizzazione: fu la nascita di un altro comunismo con i suoi campi.

L’autogestione e il non allineamento

Dal 1950 la Jugoslavia adottò l’«autogestione operaia», con i consigli dei lavoratori nelle imprese e il mercato parziale, la decollettivizzazione delle campagne nel 1953 e i confini aperti dagli anni Sessanta, con un milione di jugoslavi al lavoro in Germania e i turisti occidentali in Dalmazia; nel 1961 Tito fondò a Belgrado con Nehru e Nasser il movimento dei non allineati, tra i due blocchi, e la Jugoslavia fu il paese socialista che l’Occidente finanziava e che i sovietici, riconciliati con Chruščëv nel 1955, guardavano con sospetto. Il tenore di vita era il più alto del mondo comunista, con i debiti che lo pagavano.

La fine di Tito

Tito governò fino alla morte, il 4 maggio 1980, con la costituzione del 1974 che dava alle sei repubbliche e alle due province autonomie quasi sovrane e una presidenza collettiva a rotazione dopo di lui; i funerali, con centoventotto delegazioni e i capi di Stato di entrambi i blocchi, furono i più grandi del Novecento. Gli anni Ottanta portarono il debito, l’inflazione, il Kosovo in rivolta dal 1981 e i nazionalismi che il regime aveva congelato, con Milošević che nel 1987 usò i serbi del Kosovo per il potere e nel 1989, a Kosovo Polje, celebrò la nazione.

Le guerre

Nel giugno 1991 la Slovenia e la Croazia dichiararono l’indipendenza, l’esercito federale intervenne e la guerra in Croazia con Vukovar, poi la Bosnia dal 1992 con l’assedio di Sarajevo, i campi, le pulizie etniche e il massacro di Srebrenica del luglio 1995, con ottomila uomini uccisi, e il Kosovo con la guerra della NATO del 1999: oltre 130.000 morti e milioni di profughi, il tribunale dell’Aia e Milošević morto in cella nel 2006. La Slovenia e la Croazia sono nell’Unione europea, la Serbia guarda a Mosca, la Bosnia è divisa; la Jugoslavia fu il modello che l’URSS negò e il monito che gli Stati eredi dell’Unione conoscono.

Curiosità

  • Stalin disse nel 1948 che gli sarebbe bastato «muovere il mignolo» perché Tito cadesse; Tito, secondo Chruščëv, scrisse a Stalin di smettere di mandargli sicari, altrimenti ne avrebbe mandato uno lui, e non avrebbe avuto bisogno di un secondo.
  • Al campo di Goli Otok i detenuti dovevano trasportare le pietre da un lato all’altro dell’isola sotto il sole e picchiare i nuovi arrivati nel «corridoio» d’ingresso: la rieducazione affidata ai rieducati.
  • Ai funerali di Tito, il 8 maggio 1980, parteciparono quattro re, trentuno presidenti, sei principi e ventidue primi ministri, con Brežnev e Thatcher, Carter assente: la più grande riunione di capi di Stato della storia.
  • Il passaporto jugoslavo era negli anni Settanta l’unico dell’Europa comunista che permettesse di viaggiare senza visto quasi ovunque: i cittadini dell’Est lo invidiavano più della Trabant.

Valutazione critica

La Jugoslavia fu il comunismo che uscì dall’ombra di Mosca e mostrò che si poteva vivere meglio senza il piano centrale e i carri sovietici, e che restava comunismo, con i suoi campi, il suo capo a vita e i suoi debiti. Per l’URSS fu l’eresia che non si poteva ammettere e il confronto che i cittadini sovietici facevano comprando i mobili e le scarpe jugoslave.

La sua dissoluzione nelle guerre degli anni Novanta, con i nazionalismi congelati che esplosero alla morte del capo, è la lezione che l’Unione Sovietica evitò per poco nel 1991 e che la Russia ha portato in Ucraina: le federazioni comuniste non finiscono pacificamente da sole.

FAQ – Domande frequenti

Perché Tito ruppe con Stalin? Perché Stalin non tollerava l’autonomia jugoslava e i piani balcanici di Tito: il 28 giugno 1948 il Cominform espulse la Jugoslavia, che resistette all’isolamento con il sostegno occidentale e inventò una propria via al socialismo.

Che cos’era l’autogestione? Il sistema jugoslavo dal 1950, con i consigli dei lavoratori a gestire le imprese e un mercato parziale, contrapposto al piano centrale sovietico; con i confini aperti e il non allineamento fece della Jugoslavia il paese comunista più vivibile.

Come finì la Jugoslavia? Con le guerre del 1991-99 dopo le indipendenze di Slovenia e Croazia: oltre 130.000 morti tra Croazia, Bosnia con Srebrenica e Kosovo, la NATO nel 1999 e il tribunale dell’Aia; sette Stati ne sono nati.

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