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Mir

Approfondimento storico in una prospettiva critica

La Mir, «pace» e «mondo», fu la casa dell’umanità in orbita per quindici anni: lanciata il 20 febbraio 1986, due mesi prima di Chernobyl, assemblata modulo dopo modulo fino al 1996, abitata da 104 persone di dodici paesi, con il record di Poljakov, 437 giorni, l’«ultimo cittadino sovietico» Krikalëv rimasto in orbita mentre l’URSS finiva, gli astronauti americani, l’incendio e la collisione del 1997. Fu affondata nel Pacifico il 23 marzo 2001; la stazione internazionale ne ha ereditato tutto.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Mir
Stazione spaziale modulare sovietica in orbita sopra la Terra, pannelli solari e navicella agganciata.

La costruzione

Il modulo base, lanciato con un Proton da Baikonur il 20 febbraio 1986 per il congresso del partito, aveva sei portelli d’attracco, la novità che permetteva di aggiungere moduli: il Kvant-1 per l’astrofisica nel 1987, il Kvant-2 nel 1989 con la camera di equilibrio, il Kristall nel 1990 con le fornaci per i materiali, e dopo l’Unione lo Spektr nel 1995 e il Priroda nel 1996, pagati in parte dagli americani. Nel 1996 la Mir era un complesso di 130 tonnellate lungo trenta metri, il più grande oggetto costruito nello spazio fino ad allora.

La vita in orbita

La stazione fu abitata quasi ininterrottamente dal 1987 al 1999, con gli equipaggi che si davano il cambio ogni sei mesi e i cargo Progress che portavano cibo, acqua, posta e ricambi; Vladimir Titov e Musa Manarov vi passarono un anno nel 1987-88, Valerij Poljakov 437 giorni tra il 1994 e il 1995, il record ancora imbattuto, per dimostrare che si poteva volare su Marte; Sergej Krikalëv, partito nel maggio 1991 dall’URSS, atterrò nel marzo 1992 in Russia, dopo 311 giorni, «l’ultimo cittadino sovietico». Le passeggiate spaziali per riparare, gli esperimenti sui materiali e sulla biologia, il ciclo giornaliero con le due ore di ginnastica erano la routine.

Gli ospiti

La Mir ospitò i cosmonauti dell’Interkosmos e, dal 1990, i primi ospiti paganti: il giornalista giapponese Akiyama, la chimica britannica Helen Sharman, gli austriaci, i tedeschi e i francesi, e dal 1995 al 1998 il programma Shuttle-Mir con nove attracchi dello Shuttle e sette astronauti americani a bordo per mesi, la prova generale della stazione internazionale; in tutto 104 persone di dodici paesi. La Russia degli anni Novanta vendeva i posti per pagare la stazione, e i moduli finali furono finanziati da Washington.

Il 1997

Nel febbraio 1997 un generatore di ossigeno prese fuoco nel Kvant-1 e l’equipaggio spense le fiamme con gli estintori tra il fumo; il 25 giugno un cargo Progress, guidato a mano in un esperimento di attracco, urtò il modulo Spektr e lo forò, con la stazione che perdeva pressione e i cosmonauti che chiusero il portello in pochi minuti, perdendo metà dell’energia. Gli incidenti, con gli astronauti americani a bordo, mostrarono al mondo una stazione invecchiata, con i computer che si spegnevano e i sistemi di riserva esauriti; la NASA discusse se ritirare i suoi uomini.

La fine

La Russia non aveva i soldi per la Mir e per la stazione internazionale insieme: l’ultimo equipaggio regolare lasciò la stazione nell’agosto 1999, la MirCorp vi mandò nel 2000 un ultimo equipaggio privato e vendette un biglietto a un turista senza trovare i fondi per continuare, e il 23 marzo 2001 un Progress la fece rientrare sul Pacifico, con i frammenti caduti al largo delle Figi mentre i russi la piangevano come un simbolo. La stazione internazionale, con il modulo russo Zarja del 1998 e il segmento di servizio Zvezda derivato dalla Mir, ne è la continuazione.

Curiosità

  • Sergej Krikalëv decollò dall’URSS nel maggio 1991 e atterrò nella Russia nel marzo 1992, dopo 311 giorni: il suo rientro fu rinviato per mancanza di fondi, e la stampa lo chiamò «l’ultimo cittadino sovietico».
  • Valerij Poljakov, medico, restò sulla Mir 437 giorni tra il 1994 e il 1995 per dimostrare che un viaggio su Marte era sopportabile: uscì dalla capsula camminando, e il record non è mai stato battuto.
  • Helen Sharman, chimica di una fabbrica di cioccolato, fu scelta con un annuncio radio, «cercasi astronauta, esperienza non necessaria», e volò sulla Mir nel maggio 1991: la prima britannica nello spazio.
  • La MirCorp, la società che nel 2000 tentò di gestire la stazione con i privati, vendette un biglietto a Dennis Tito e organizzò l’ultima missione; la Mir fu comunque affondata, e Tito volò sulla stazione internazionale.

Valutazione critica

La Mir fu l’ultimo grande successo sovietico e il primo russo: costruita dall’Unione e finita dalla Federazione, con i fondi americani e i turisti a pagare ciò che lo Stato non poteva più, abitata da uomini che restarono in orbita mentre il paese sotto di loro cambiava nome. Fu la prova che lo spazio poteva essere abitato, e del prezzo di farlo con una tecnologia che invecchiava più in fretta di chi la usava.

Il suo affondamento nel 2001, deciso per pagare la stazione internazionale, chiuse l’era in cui la Russia aveva una casa propria nello spazio; la stazione nazionale annunciata da allora non è mai stata iniziata.

FAQ – Domande frequenti

Quanto durò la Mir? Dal lancio del modulo base il 20 febbraio 1986 al rientro nel Pacifico il 23 marzo 2001: quindici anni, di cui dodici e mezzo abitati, con 104 visitatori di dodici paesi.

Chi era l’ultimo cittadino sovietico? Sergej Krikalëv, partito per la Mir nel maggio 1991 e tornato nel marzo 1992 dopo 311 giorni: decollò dall’Unione Sovietica e atterrò nella Russia indipendente.

Perché la Mir fu affondata? Perché la Russia non poteva mantenere la stazione invecchiata e insieme partecipare alla Stazione spaziale internazionale: dopo il fallimento della privatizzazione, fu fatta rientrare sul Pacifico nel marzo 2001.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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