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Samizdat

Approfondimento storico in una prospettiva critica

«Auto-edizione»: il samizdat fu la letteratura che i sovietici si stampavano da soli, a macchina con quattro copie carbone, di notte, passandosi Bulgakov, Pasternak, Solženicyn, la «Cronaca degli avvenimenti correnti», le poesie di Brodskij, i vangeli e le canzoni di Vysockij, con il rischio di anni di campo per «propaganda antisovietica». Dagli anni Cinquanta al 1990 fu la seconda editoria dell’Unione, con milioni di lettori e nessun editore; la glasnost la rese inutile pubblicando tutto.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Samizdat
Appartamento in penombra: una macchina da scrivere con la carta carbone, pile di fogli battuti, una lampada.

Le origini

Il termine fu coniato negli anni Quaranta dal poeta Nikolaj Glazkov, che stampava a macchina i propri versi con la dicitura «samsebjaizdat», «edito da sé», parodiando il Gosizdat di Stato; negli anni del disgelo la pratica si diffuse con le poesie di Achmatova, Cvetaeva e Mandel’štam, i testi di Bulgakov e di Pasternak, il «Dottor Živago» ricopiato dall’edizione italiana, e negli anni Sessanta con i documenti dei processi, le lettere aperte e i romanzi proibiti di Solženicyn, Grossman e Šalamov. Ogni lettore era un editore: leggeva la copia in una notte e ne batteva un’altra.

La tecnica

Lo strumento era la macchina da scrivere, con la carta velina e la carta carbone che permettevano quattro o cinque copie leggibili, l’ultima quasi invisibile; le macchine erano registrate presso la polizia con un campione dei caratteri, e le fotocopiatrici, dagli anni Settanta, chiuse a chiave nei reparti speciali. Le copie circolavano di mano in mano con la regola di restituirle in pochi giorni, e i testi più lunghi, come «Arcipelago Gulag», richiedevano settimane di battitura; le fotografie di pagine, i microfilm e le registrazioni su nastro, il «magnitizdat» delle canzoni dei bardi, completavano il sistema.

I contenuti

Il samizdat era di ogni genere: la letteratura proibita, la poesia, la «Cronaca degli avvenimenti correnti» dal 1968 con le notizie sulle repressioni, le petizioni e le trascrizioni dei processi, i testi religiosi con la Bibbia e la «Cronaca della Chiesa cattolica di Lituania», i documenti nazionali ucraini, tatari e ebraici, la filosofia occidentale, i manuali di yoga, la fantascienza, i testi rock e persino le ricette; il «Mosca-Petuški» di Venedikt Erofeev del 1970, il poema dell’ubriaco sull’električka, fu il classico del samizdat con i suoi lettori a milioni. Il «tamizdat», i libri stampati all’estero da Posev, Ardis e YMCA-Press e rientrati di contrabbando, ne era il complemento.

I rischi

Copiare e diffondere il samizdat cadeva sotto l’articolo 70 e, dal 1966, il 190-1 del codice penale, «diffusione di notizie false che diffamano il sistema»: le condanne andavano dai tre ai sette anni di campo, e il KGB trovava gli autori con le perquisizioni, gli informatori e le macchine da scrivere identificate; i processi degli anni Sessanta e Settanta, da Sinjavskij e Daniel’ a Ginzburg, riguardavano quasi sempre testi circolati così. La maggioranza dei lettori non fu mai toccata: il samizdat era troppo diffuso per essere fermato, e il regime colpiva chi lo produceva.

La fine e l’eredità

Tra il 1987 e il 1990 le riviste pubblicarono ciò che il samizdat aveva copiato per trent’anni, e la legge sulla stampa del 1990 rese legale ogni edizione: il samizdat morì di successo. Il termine è entrato nelle lingue del mondo per ogni pubblicazione clandestina, e in Russia è tornato dopo il 2022, con i testi e i giornali proibiti che circolano sui canali Telegram e sulle chiavette, con le stesse regole di prudenza dei nonni.

Curiosità

  • Il «Mosca-Petuški» di Venedikt Erofeev, scritto nel 1970 e pubblicato in URSS solo nel 1989, circolò in samizdat in centinaia di migliaia di copie: la rivista che lo stampò per prima in patria fu quella per la lotta all’alcolismo.
  • «Arcipelago Gulag» richiedeva settimane di battitura a macchina per le sue millecinquecento pagine; le dattilografe che lo copiavano di notte rischiavano sette anni di campo.
  • Le macchine da scrivere sovietiche erano registrate con un campione dei caratteri battuti: il KGB poteva risalire dalla copia alla macchina, e gli autori usavano macchine prese in prestito.
  • La copia carbone più chiara del samizdat era la prima, quella più pallida la quinta: si passava la prima agli amici importanti e l’ultima a chi aveva gli occhi buoni.

Valutazione critica

Il samizdat fu la prova che un sistema di censura totale non può fermare la lettura: milioni di persone, con le macchine da scrivere e la carta carbone, costruirono una letteratura parallela che il regime poteva punire ma non impedire, e che tenne viva la cultura russa negli anni in cui l’editoria di Stato la seppelliva. Fu l’istituzione più libera dell’Unione, fatta di lettori.

Il suo ritorno in Russia dopo il 2022, con Telegram al posto della carta carbone, dice che la funzione non è finita: dove lo Stato decide che cosa si può leggere, i lettori ricominciano a copiare.

FAQ – Domande frequenti

Che cosa significa samizdat? «Auto-edizione», dal russo «sam», sé, e «izdat», editoria: la copia e la diffusione clandestina di testi proibiti, battuti a macchina in poche copie e passati di mano in mano.

Che cosa si leggeva in samizdat? La letteratura proibita da Bulgakov a Solženicyn, le poesie, la Cronaca degli avvenimenti correnti, i testi religiosi e nazionali, la filosofia occidentale, i documenti dei processi e persino la fantascienza e le ricette.

Che cosa si rischiava? Dai tre ai sette anni di campo per «propaganda antisovietica» o «diffusione di notizie false», secondo gli articoli 70 e 190-1: il KGB colpiva soprattutto chi produceva e distribuiva i testi.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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