Stipendi
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Lo stipendio medio sovietico passò da 80 rubli al mese nel 1960 a 270 nel 1990, con i minatori in cima, i contadini in fondo e i medici e gli insegnanti sotto gli operai: una scala compressa per decreto, in cui il salario diceva poco perché i beni non c’erano e i privilegi non si contavano in rubli. I dirigenti guadagnavano cinque o sei volte un operaio sulla carta, e molto di più nei fatti.
In questa pagina
Le cifre
Il salario medio mensile, secondo le statistiche ufficiali, era di circa 80 rubli nel 1960, 122 nel 1970, 169 nel 1980, 190 nel 1985 e 270 nel 1990, quando l’inflazione nascosta lo stava svuotando; il minimo salariale, fissato a 70 rubli nel 1977, e la pensione minima di 50 delimitavano il fondo. Le retribuzioni seguivano griglie tariffarie nazionali, per settore, qualifica e regione, con i «coefficienti» del Nord e dell’Estremo Oriente fino al doppio; i premi per il piano e la «tredicesima» di fine anno aggiungevano un quinto o un quarto.
Chi guadagnava di più
In cima stavano i minatori e gli operai delle industrie pesanti e militari, con 300-400 rubli, gli scienziati e gli accademici, i piloti, gli ufficiali; nel mezzo gli operai dell’industria leggera e gli impiegati, tra 130 e 180; in fondo i lavoratori dei kolchoz, gli addetti ai servizi, gli insegnanti e i medici, con 120-150 rubli, meno di un autista di autobus. La priorità ideologica alla produzione materiale penalizzava chi lavorava con le persone, e i settori femminilizzati erano i peggio pagati. Il tasso di sostituzione tra qualifiche era compresso: un ingegnere guadagnava poco più dell’operaio che dirigeva.
I dirigenti
Un ministro dell’Unione riceveva 600-800 rubli, un primo segretario regionale intorno ai 500, un accademico fino a 1.000: sulla carta, sei volte l’operaio. Nei fatti il salario dei dirigenti era la parte minore del reddito: le «buste» con i contanti extra fino al 1956, e poi i negozi riservati, le dacie, le auto, le cliniche e i viaggi valevano più dello stipendio, e non comparivano in nessuna statistica. L’uguaglianza sovietica era una compressione dei salari e una dispersione dei privilegi.
Le tasse e il netto
L’imposta sul reddito era progressiva fino al 13 per cento, con una franchigia bassa, più il 6 per cento della tassa sui senza figli per gli uomini tra i 20 e i 50 anni e le donne sposate senza figli, e le quote sindacali e di partito: il netto era circa nove decimi del lordo. I salari erano pagati due volte al mese in contanti, l’«anticipo» e il «saldo», in coda alla cassa dell’impresa; il conto in banca era una rarità.
Che cosa si poteva comprare
Il valore dello stipendio dipendeva da ciò che si trovava: con i prezzi fissi e sovvenzionati, 130 rubli bastavano per l’affitto, il cibo di base, i trasporti e il cinema, e non per un frigorifero, un cappotto decente o un’automobile, che costavano anni di risparmio e di attesa. Negli anni Ottanta i sovietici accumulavano nelle casse di risparmio miliardi di rubli che non potevano spendere, la «sovrastruttura monetaria» che la liberalizzazione dei prezzi del 1992 avrebbe azzerato.
Curiosità
- Un operaio minatore del Donbass negli anni Settanta poteva guadagnare tre volte un medico di policlinico: la gerarchia dei salari rispecchiava il piano, non la formazione.
- Lo stipendio si riceveva in contanti due volte al mese: il giorno di paga, il «den’ zarplaty», era il giorno delle code alla cassa e, per molti uomini, della vodka.
- Nel 1990 i depositi nelle casse di risparmio superavano i 350 miliardi di rubli, quasi un anno di consumi del paese: denaro che non trovava merci.
- La tassa sui senza figli, il 6 per cento, fu pagata dagli uomini sovietici dal 1941 al 1992 anche se non avevano una casa in cui mettere un figlio.
Valutazione critica
Gli stipendi sovietici erano una statistica più che un reddito: compressi per ideologia, integrati da privilegi invisibili per i dirigenti, e svuotati dalla penuria per tutti gli altri, che accumulavano rubli senza poterli spendere. L’uguaglianza salariale era reale sulla carta e falsa nella vita, dove contava l’accesso ai beni, non il numero sul cedolino.
Il paradosso di un medico pagato meno di un autista è il prezzo di un sistema che misurava il valore in tonnellate; la Russia di oggi ha ereditato la scala, con i medici e gli insegnanti ancora in fondo.
FAQ – Domande frequenti
Quanto guadagnava un lavoratore sovietico? In media 80 rubli al mese nel 1960, 170 nel 1980 e 270 nel 1990; i minatori arrivavano a 300-400, i contadini e gli insegnanti restavano sotto i 150.
Chi era pagato meglio? I minatori, gli operai dell’industria pesante e militare, gli scienziati e gli ufficiali; in fondo i kolchoziani, i medici, gli insegnanti e i lavoratori dei servizi.
Quanto guadagnavano i dirigenti? Sulla carta cinque o sei volte un operaio, tra 500 e 1.000 rubli; nei fatti molto di più, grazie a privilegi in natura che non comparivano nelle statistiche.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.