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Urbanistica

Approfondimento storico in una prospettiva critica

La città sovietica fu progettata, non cresciuta: il piano generale di Mosca del 1935 con i viali larghi e i canali, le città nuove intorno alle fabbriche, il microrajon con la scuola a cinquecento metri, la propiska per limitare le metropoli, la metropolitana in tredici città. Fu un’urbanistica di Stato, senza proprietà privata né mercato, che produsse insieme le città più uniformi e alcuni degli spazi pubblici più generosi del Novecento.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Urbanistica
Edificio civico modernista con facciata di cemento e un grande mosaico astratto su una piazza vuota.

La città socialista

Negli anni Venti gli urbanisti sovietici discussero che cosa fosse una città socialista: gli «urbanisti» proponevano città compatte di case-comuni, i «disurbanisti» la dispersione lungo le strade, Miljutin la città lineare con la fabbrica parallela alle case; a Magnitogorsk l’architetto tedesco Ernst May tentò di applicare la città funzionale e fu sconfitto dalla fretta e dal freddo. Il 1931 chiuse il dibattito: la città sovietica sarebbe stata quella dell’industria, con i quartieri operai accanto alle fabbriche.

Il piano di Mosca del 1935

Il piano generale di Mosca, approvato nel 1935, è il modello dell’urbanistica staliniana: i viali allargati a sessanta metri con le demolizioni, gli anelli e i raggi, la metropolitana, il canale Mosca-Volga, i ponti, le rive di granito, i grattacieli previsti, il verde a cintura, la popolazione limitata a cinque milioni con la propiska. Fu applicato a colpi di dinamite sulle chiese e sui quartieri vecchi, e imitato nelle capitali repubblicane e nelle città ricostruite dopo la guerra, con la piazza centrale, il viale, il palazzo del partito e la statua.

Il microrajon

Dagli anni Cinquanta l’unità della città sovietica fu il microrajon: un quartiere da cinque a quindicimila abitanti, con i palazzi prefabbricati disposti liberamente nel verde, la scuola, l’asilo, il negozio, il policlinico e la fermata del tram entro cinquecento metri, senza traffico di attraversamento; più microrajon formavano un distretto con il cinema, il palazzo della cultura e il mercato. Le norme per abitante, di verde, di scuole, di negozi, erano fissate a Mosca e valevano ovunque: la città era un catalogo, e le periferie di Vilnius e di Taškent erano intercambiabili.

Il controllo della crescita

L’urbanistica sovietica cercò di frenare le metropoli e di popolare le periferie: la propiska limitava l’accesso a Mosca e a Leningrado, i piani prevedevano città di dimensione «ottimale», le città satellite come Zelenograd, fondata nel 1958, dovevano assorbire la crescita, le città chiuse ospitavano l’industria strategica lontano dagli sguardi. Nella realtà le grandi città crebbero comunque con i permessi temporanei, e le città nuove intorno a una fabbrica, le monocittà, furono l’esito più fragile.

Il trasporto e l’eredità

La città sovietica fu pensata per il trasporto pubblico: metropolitane in tredici città entro il 1991, tram e filobus ovunque, poche automobili e parcheggi assenti, con i cortili dei microrajon che dagli anni Novanta si sono riempiti di auto. Dopo il 1991 il mercato ha aggiunto i grattacieli nei cortili, i centri commerciali sui parchi e le periferie di torri senza servizi; ma la struttura sovietica, con i viali, i microrajon e le metropolitane, è ancora quella in cui vivono le città dell’ex Unione.

Curiosità

  • Il piano di Mosca del 1935 fissava la popolazione massima a cinque milioni: la città li superò negli anni Cinquanta e nel 1989 ne aveva quasi nove.
  • Zelenograd, la città satellite di Mosca fondata nel 1958, divenne il centro dell’elettronica sovietica, la «Silicon Valley» dell’URSS, con le fabbriche di microchip.
  • Le tredici metropolitane sovietiche furono, nell’ordine, Mosca, Leningrado, Kiev, Tbilisi, Baku, Char’kov, Taškent, Erevan, Minsk, Gor’kij, Novosibirsk, Kujbyšev e Sverdlovsk, tutte aperte tra il 1935 e il 1991.
  • Nei microrajon la norma prevedeva un asilo nido e una scuola ogni cinquemila abitanti e almeno sei metri quadrati di verde a persona: standard che molte città occidentali non raggiungono.

Valutazione critica

L’urbanistica sovietica fu la più coerente del Novecento, perché nessuno poteva opporsi: senza proprietà privata, la città si disegnava da Mosca con le norme e si costruiva con i pannelli, e le chiese e i quartieri vecchi si demolivano con un decreto. Il risultato è insieme il migliore e il peggiore della pianificazione: servizi per tutti a cinquecento metri, e città in cui non si capisce dove si è.

La resistenza della struttura sovietica ai trent’anni di mercato che l’hanno seguita dice che le città dell’ex URSS non sono state ripensate ma riempite: le automobili nei cortili sono il simbolo di una pianificazione che non prevedeva né il cittadino né la sua libertà di muoversi.

FAQ – Domande frequenti

Che cos’è un microrajon? L’unità base della città sovietica dagli anni Cinquanta: un quartiere di cinque-quindicimila abitanti con i palazzi nel verde e i servizi essenziali entro cinquecento metri, senza traffico di attraversamento.

Perché le città sovietiche si assomigliano? Perché erano progettate con le stesse norme e costruite con le stesse serie di edifici prefabbricati, decise a Mosca e applicate in tutta l’Unione.

Quante città avevano la metropolitana? Tredici nel 1991, da Mosca, aperta nel 1935, a Sverdlovsk, aperta nel 1991; la città sovietica era pensata intorno al trasporto pubblico.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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