Ambiente
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il marxismo sovietico considerava la natura una risorsa da conquistare, e il piano la conquistò: il «grande piano di trasformazione della natura» di Stalin, i fiumi da invertire, il lago d’Aral prosciugato per il cotone, il Bajkal con la cartiera, le città di Noril’sk e di Magnitogorsk senza aria, Chernobyl, Majak e le scorie nell’Artico. L’URSS ebbe anche le riserve naturali più antiche e più severe del mondo, e fu la protesta ambientale della glasnost a fermare i fiumi e i poligoni; la Russia ha ereditato i danni e ha ridotto le tutele.
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La conquista della natura
L’ideologia vedeva nella natura il campo della vittoria dell’uomo: Gor’kij scriveva che bisognava «combattere» i fiumi, Lysenko prometteva grano dal nulla, e nel 1948 Stalin lanciò il «grande piano di trasformazione della natura» con le cinture forestali della steppa, le dighe e i canali, con gli sterminatori dei parassiti e le campagne contro i lupi. Il progetto di deviare i fiumi siberiani verso l’Asia centrale, discusso per trent’anni e cancellato da Gorbačëv nel 1986, era il culmine: cambiare la geografia per il piano, con i climatologi che avvertivano invano.
I disastri
L’Aral prosciugato dal cotone, il Bajkal minacciato dalla cartiera di Bajkal’sk del 1966, il Volga trasformato in laghi con le città sommerse, le steppe del Kazakistan avvelenate dai test nucleari, il Teča e il lago Karačaj di Majak, i sedici reattori affondati nel mare di Kara, Noril’sk con la tundra morta per l’anidride solforosa, Magnitogorsk, Kemerovo e le cento città sovietiche in cui l’aria superava i limiti, gli oleodotti che perdevano nella taiga, i mari interni inquinati dai pesticidi: l’URSS produsse i più grandi disastri ambientali del Novecento con la stessa indifferenza con cui contava le tonnellate, e li nascose.
Le riserve
Nello stesso tempo l’URSS ereditò e ampliò i «zapovedniki», le riserve naturali integrali nate nel 1916 con Barguzin sul Bajkal per proteggere lo zibellino, chiuse al pubblico e dedicate alla ricerca, e ne fondò decine, con la scuola di ecologia scientifica, le società per la protezione della natura con milioni di iscritti nominali e gli studenti delle «brigate di guardia della natura»; Stalin ne chiuse molte nel 1951, Chruščëv ne rifondò. Le riserve sopravvissero allo Stato e sono ancora il sistema di aree protette più severo del mondo, con la Russia che le riduce per il turismo e le miniere.
La protesta
L’ambiente fu la prima causa civile permessa: la campagna per il Bajkal degli anni Sessanta con gli scrittori e gli scienziati, la protesta contro l’inversione dei fiumi degli anni Ottanta con Rasputin e i «scrittori di villaggio», e con la glasnost il movimento di massa, dai baltici contro le miniere di fosforite e le dighe, al Nevada-Semipalatinsk kazako, ai comitati contro le centrali nucleari in Bielorussia, in Ucraina e in Crimea, che fermarono decine di progetti; l’ecologia fu il primo linguaggio del nazionalismo delle repubbliche e dell’opposizione, prima della politica.
Dopo il 1991
Il crollo dell’industria ridusse l’inquinamento per necessità, la Russia creò e poi soppresse il ministero dell’ambiente, le leggi degli anni Duemila hanno allentato le tutele, i «agenti stranieri» hanno chiuso le organizzazioni ecologiste, il petrolio perde nella tundra come nel 1985, e la fusione del permafrost e gli incendi siberiani sono la nuova frontiera; l’Asia centrale vive con l’Aralkum, l’Ucraina con Chernobyl e con i danni della guerra, la diga di Kachovka distrutta nel 2023. Le riserve resistono; i disastri sovietici sono ancora tutti sul terreno.
Curiosità
- La cartiera di Bajkal’sk, aperta nel 1966 sulla riva del Bajkal per la cellulosa dei pneumatici degli aerei, fu la prima causa ambientale dell’URSS, con gli scienziati e gli scrittori contro il ministero; chiuse solo nel 2013, con i fanghi ancora sulla riva.
- Il progetto di invertire i fiumi siberiani Ob’ e Irtyš verso il Kazakistan e l’Uzbekistan con un canale di 2.500 chilometri fu discusso dal 1968 e cancellato nell’agosto 1986 dal Politburo dopo le proteste: l’Uzbekistan lo ripropone ancora.
- Il zapovednik di Barguzin, fondato il 29 dicembre 1916 sul Bajkal per salvare lo zibellino, è la più antica riserva integrale della Russia; l’11 gennaio, sua data di fondazione nel calendario nuovo, è il giorno delle riserve.
- Alla fine degli anni Ottanta la società sovietica per la protezione della natura contava sulla carta 37 milioni di iscritti, con le quote trattenute dagli stipendi: era la più grande organizzazione ambientale del mondo, e la più inerte.
Valutazione critica
L’ambiente fu la vittima silenziosa del piano, con i disastri più grandi del secolo prodotti da un’ideologia che considerava la natura un nemico e da uno Stato che non doveva rispondere a nessuno; e insieme fu l’unico campo in cui la scienza e i cittadini sovietici ottennero qualcosa, dal Bajkal ai fiumi ai poligoni, perché l’ecologia era l’unica opposizione ammessa. Le riserve severe e l’Aral prosciugato stanno nello stesso sistema.
La Russia che chiude gli ecologisti come agenti stranieri e lascia perdere gli oleodotti ha scelto la parte peggiore dell’eredità; l’Ucraina con Kachovka e Chernobyl paga anche quella.
FAQ – Domande frequenti
Quali furono i maggiori disastri ambientali sovietici? Il prosciugamento del lago d’Aral per il cotone, Chernobyl, la contaminazione di Majak e del Teča, i test nucleari di Semipalatinsk, la tundra morta di Noril’sk, l’inquinamento di un centinaio di città industriali e le scorie nucleari affondate nell’Artico.
L’URSS proteggeva la natura? Con il sistema dei zapovedniki, le riserve integrali chiuse al pubblico nate nel 1916 e ampliate in epoca sovietica, il più severo del mondo; ma il piano e l’industria non avevano vincoli, e la protezione riguardava le riserve, non il paese.
Che ruolo ebbe l’ecologia nella fine dell’URSS? Fu la prima protesta permessa dalla glasnost: i movimenti contro le centrali, i poligoni e le miniere nelle repubbliche fermarono decine di progetti e furono il primo linguaggio dei nazionalismi che dissolsero l’Unione.
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