Andrej Sacharov
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Andrej Sacharov costruì la bomba all’idrogeno sovietica a trentadue anni e a quarantasette scrisse il saggio che chiedeva la libertà intellettuale; tre volte Eroe del lavoro socialista, perse ogni privilegio, fondò il Comitato per i diritti umani, ricevette il Nobel per la pace nel 1975 senza poterlo ritirare, fu confinato a Gor’kij per sette anni con le alimentazioni forzate, liberato da una telefonata di Gorbačëv e morì deputato nel dicembre 1989. La coscienza dell’Unione, chiamata dal regime «traditore», è oggi il nome di un premio europeo e di un centro chiuso a Mosca.
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Il fisico
Nato a Mosca nel 1921 in una famiglia di intellettuali, laureato in fisica nel 1942 e allievo di Tamm, Sacharov fu dal 1948 nel gruppo della bomba all’idrogeno, ad Arzamas-16: la sua «sloika», la bomba a strati del 1953, fu la prima all’idrogeno trasportabile sovietica, e la «terza idea» del 1954-55 la bomba a due stadi; a 32 anni fu accademico, il più giovane, tre volte Eroe del lavoro socialista, con la dacia, l’auto e lo stipendio dei privilegiati. Progettò la Bomba Zar del 1961 e, calcolando le vittime delle ricadute dei test, ne uscì convinto di dover fermare le esplosioni in atmosfera: il trattato del 1963 fu anche il suo.
La svolta
Nel 1968 scrisse «Progresso, coesistenza pacifica e libertà intellettuale», il saggio che circolò in samizdat e fu pubblicato dal New York Times in luglio, con la tesi che il mondo sarebbe sopravvissuto solo con la convergenza dei sistemi e la libertà di pensiero: perse l’autorizzazione ai segreti e il lavoro ad Arzamas, e nel 1970 fondò con Čalidze e Tverdochlebov il Comitato per i diritti umani; nel 1972 sposò Elena Bonner, medico e attivista, che divenne la sua compagna di lotta. Difese i detenuti politici, i tatari di Crimea, gli ebrei che volevano emigrare, i baltici, i prigionieri della psichiatria, presenziando ai processi con la sua sola presenza.
Il Nobel
Nell’ottobre 1975 ricevette il Nobel per la pace «per la lotta contro l’abuso del potere e per i diritti umani»: il regime gli negò il visto e la stampa ripeté le condanne degli accademici che già nel 1973 lo avevano definito un calunniatore; il discorso fu letto a Oslo da Elena Bonner. Il KGB di Andropov lo definì il nemico interno numero uno, con la campagna sui giornali, le minacce ai figli e la sorveglianza continua; Sacharov continuò con gli appelli e con le proteste contro l’Afghanistan, che nel gennaio 1980 furono la ragione del confino.
Gor’kij
Il 22 gennaio 1980 fu arrestato per strada a Mosca, privato dei titoli e deportato senza processo a Gor’kij, città chiusa agli stranieri, in un appartamento sorvegliato con il poliziotto sul pianerottolo, i disturbatori radio e il divieto di contatti; Bonner fece la spola con Mosca finché non fu confinata anche lei nel 1984. Gli scioperi della fame del 1981, del 1984 e del 1985 per il permesso alla moglie di curarsi all’estero furono spezzati con l’alimentazione forzata in ospedale, con le mani legate e i tubi; il KGB rubò tre volte il manoscritto delle memorie, che lui riscrisse tre volte. Il mondo lo ricordava; il paese non poteva nominarlo.
Il ritorno e la fine
Il 16 dicembre 1986 un telefono installato il giorno prima squillò nell’appartamento di Gor’kij: era Gorbačëv, che lo invitava a tornare a Mosca «a lavorare per il bene pubblico»; Sacharov chiese prima la liberazione dei detenuti politici e ottenne la promessa. Tornò il 23 dicembre, riprese l’attività, fu eletto nel 1989 al Congresso dei deputati del popolo dall’Accademia, dove fu la voce più ascoltata e più fischiata, con l’articolo 6 sul monopolio del partito da abolire e il progetto di una nuova costituzione; morì il 14 dicembre 1989, a 68 anni, la sera dopo un discorso, e decine di migliaia di moscoviti seguirono il funerale nella neve. La Sacharov Center di Mosca, fondata dalla Bonner, è stata chiusa nel 2023.
Curiosità
- Nel 1955 Sacharov calcolò che ogni megatone esploso in atmosfera avrebbe causato nel mondo, nel corso dei decenni, circa diecimila morti per tumori e mutazioni: la conclusione che lo trasformò da costruttore di bombe in oppositore dei test.
- Il KGB rubò tre volte, tra il 1978 e il 1982, il manoscritto delle memorie di Sacharov, l’ultima da una borsa in ospedale; le riscrisse ogni volta a memoria e furono pubblicate nel 1990.
- La telefonata di Gorbačëv del 16 dicembre 1986 arrivò su un apparecchio installato il giorno prima dai tecnici del KGB, con l’ordine di attendere una chiamata «importante»: fu l’atto pubblico che aprì la glasnost sui prigionieri politici.
- Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero, istituito dal Parlamento europeo nel 1988 mentre lui era vivo, è stato assegnato a Mandela, ad Aung San Suu Kyi, a Navalnyj e al popolo ucraino.
Valutazione critica
Sacharov fu l’uomo che diede al regime l’arma della sua potenza e poi gli tolse la giustificazione morale, con la calma di un fisico e la testardaggine di un santo laico: la bomba e i diritti umani sono le due metà di una vita che non si contraddice, perché entrambe nacquero dal calcolo delle conseguenze. Il regime lo confinò e lo alimentò a forza, e nel 1989 dovette ascoltarlo.
La chiusura del suo centro a Mosca nel 2023 e il premio europeo con il suo nome sono le due eredità: la Russia ha rinnegato Sacharov e l’Europa lo ha adottato, come per Solženicyn è avvenuto il contrario.
FAQ – Domande frequenti
Chi era Andrej Sacharov? Il fisico, nato nel 1921, padre della bomba all’idrogeno sovietica e accademico a 32 anni, che dal 1968 divenne il principale difensore dei diritti umani in URSS: Nobel per la pace nel 1975, confinato a Gor’kij dal 1980 al 1986, deputato nel 1989, morto nel dicembre 1989.
Perché fu confinato a Gor’kij? Per le proteste contro l’invasione dell’Afghanistan: il 22 gennaio 1980 fu arrestato senza processo, privato dei titoli e deportato a Gor’kij, città chiusa, dove restò quasi sette anni sotto sorveglianza.
Come tornò a Mosca? Con la telefonata di Gorbačëv del 16 dicembre 1986, che lo invitò a rientrare; Sacharov chiese la liberazione dei prigionieri politici, tornò a Mosca il 23 dicembre e nel 1989 fu eletto deputato.
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