Bielorussia
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Repubblica fondatrice dell’URSS nel 1922, la Bielorussia perse nella seconda guerra mondiale un abitante su quattro e ne uscì come la più sovietica delle repubbliche: industrializzata da zero, russificata, fedele. Dal 1994 Lukašenko ne ha fatto un museo vivente dell’Unione, con la bandiera del 1951, il KGB e i kolchoz; a Kurapaty, alle porte di Minsk, restano le fosse comuni del 1937-41.
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Dalla rivoluzione al 1941
La Repubblica sovietica bielorussa, proclamata nel 1919, fu tra le fondatrici dell’Unione, con un territorio ridotto dalla pace di Riga del 1921 che assegnò la Bielorussia occidentale alla Polonia. Gli anni Venti videro una politica di «bielorussizzazione», seguita negli anni Trenta dalla repressione della sua intellighenzia: a Kurapaty, nel bosco fuori Minsk, l’NKVD fucilò tra il 1937 e il 1941 decine di migliaia di persone, forse molte di più, in fosse scoperte solo nel 1988. Nel 1939 l’URSS annesse la parte occidentale, con Brest e Grodno.
La guerra
Occupata dai tedeschi dal giugno 1941 al luglio 1944, la Bielorussia fu il territorio più devastato dell’URSS: circa 2,2 milioni di morti, un quarto della popolazione, tra cui la quasi totalità dei suoi ebrei, oltre 600 villaggi bruciati con gli abitanti, come Chatyn’ nel 1943, e Minsk distrutta all’80 per cento. Fu anche la terra della guerra partigiana più estesa d’Europa, con centinaia di migliaia di combattenti nelle foreste. La memoria della «Grande guerra patriottica» divenne il fondamento dell’identità sovietica bielorussa.
La repubblica sovietica
Nel dopoguerra la Bielorussia fu ricostruita e industrializzata dal nulla: i camion MAZ e i giganteschi BelAZ, i trattori di Minsk, la raffineria di Novopolock, i frigoriferi e i televisori ne fecero l’«officina di montaggio» dell’Unione, con il tenore di vita più alto delle repubbliche slave. Il prezzo fu la russificazione più completa dell’URSS: nelle città il bielorusso quasi sparì dalle scuole. Nel 1945 la repubblica ottenne un seggio all’ONU; nel 1986 Chernobyl contaminò quasi un quarto del suo territorio, e centinaia di migliaia di persone furono evacuate o vissero in zone radioattive.
L’indipendenza
Il movimento nazionale, nato intorno alla scoperta di Kurapaty e alla questione di Chernobyl, era più debole che altrove. La sovranità fu proclamata nel luglio 1990, l’indipendenza il 25 agosto 1991, dopo il golpe; fu nella foresta di Belaveža, in territorio bielorusso, che l’8 dicembre 1991 fu firmata la fine dell’Unione. La bandiera bianco-rossa-bianca e lo stemma storico durarono fino al 1995, quando un referendum voluto dal neopresidente Lukašenko reintrodusse la bandiera sovietica del 1951 senza falce e martello e il russo come lingua ufficiale.
Il museo dell’URSS
Aleksandr Lukašenko, ex direttore di sovchoz eletto nel 1994, ha governato da allora con i metodi e i simboli del passato: il KGB ha mantenuto il nome, i kolchoz la struttura, le parate del 9 maggio e del 3 luglio la coreografia, l’economia il controllo statale, la pena di morte la vigenza. Le proteste del 2020 contro le elezioni falsificate furono represse con decine di migliaia di arresti; dal 2022 il paese è base per la guerra russa contro l’Ucraina. Kurapaty, memoriale spontaneo delle vittime dello stalinismo, è stata più volte devastata dalle ruspe.
Curiosità
- La Bielorussia è l’unico paese europeo che chiama ancora KGB la propria polizia politica, e l’unico ad applicare la pena di morte.
- La bandiera attuale, adottata nel 1995, è la bandiera della Bielorussia sovietica del 1951 con falce, martello e stella rimossi.
- Il memoriale di Chatyn’, inaugurato nel 1969, ricorda i villaggi bruciati; il nome, simile a Katyn’, fu usato dalla propaganda per confondere la memoria del massacro polacco.
- Lukašenko sostiene di essere stato l’unico deputato del parlamento bielorusso a votare contro la ratifica degli accordi di Belaveža nel dicembre 1991: i verbali non lo confermano con certezza.
Valutazione critica
La Bielorussia è il caso in cui l’Unione Sovietica non è finita: la guerra e la ricostruzione avevano creato una società senza memoria propria, russificata e riconoscente, e Lukašenko ne ha fatto la base di un regime che dura da tre decenni. Kurapaty e Chatyn’, a pochi chilometri l’una dall’altra, sono le due memorie che il potere tiene separate: una celebrata, l’altra insabbiata.
Il paese che nel 1991 ospitò la fine dell’URSS è oggi quello che più le assomiglia, e la sua dipendenza dalla Russia mostra dove porta la nostalgia quando diventa Stato.
FAQ – Domande frequenti
Quanti abitanti aveva la Bielorussia sovietica? Circa 10,2 milioni nel 1989, di cui quasi l’80 per cento bielorussi e il 13 per cento russi.
Che cos’è Kurapaty? Un bosco alle porte di Minsk dove l’NKVD fucilò tra il 1937 e il 1941 decine di migliaia di persone; le fosse comuni furono rivelate nel 1988 e sono all’origine del movimento nazionale bielorusso.
Quanto perse la Bielorussia in guerra? Circa 2,2 milioni di persone, un quarto della popolazione, compresa quasi tutta la comunità ebraica; oltre 600 villaggi furono bruciati con gli abitanti.
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