Il disastro di Chernobyl
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il 26 aprile 1986, all’1.23 di notte, il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, in Ucraina, esplose durante un test di sicurezza. Fu il più grave incidente nucleare della storia: contaminò vaste aree di Ucraina, Bielorussia e Russia, costrinse a evacuare centinaia di migliaia di persone e mise a nudo la cultura della segretezza del sistema sovietico, contribuendo alla sua fine.
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Che cosa accadde
Il reattore RBMK-1000 aveva difetti di progetto noti ai suoi costruttori e taciuti agli operatori: a bassa potenza diventava instabile e le barre di controllo, nei primi istanti dell’inserimento, aumentavano la reazione invece di frenarla. La notte del 26 aprile un test sui turbogeneratori fu condotto in condizioni proibite, con i sistemi di sicurezza disattivati. Quando l’operatore premette il pulsante di arresto d’emergenza la potenza salì di colpo a livelli decine di volte superiori al massimo: due esplosioni scoperchiarono il reattore e la grafite del nucleo prese fuoco, bruciando per dieci giorni e liberando nell’atmosfera una nube radioattiva che raggiunse tutta l’Europa.
Le prime ore e il silenzio
I pompieri di Pripjat’ e della centrale spensero gli incendi sul tetto senza protezioni, ricevendo dosi letali; l’ospedale della città si riempì di uomini che vomitavano. La direzione minimizzò, Mosca fu informata in modo parziale. Pripjat’, la città dei lavoratori della centrale con quasi cinquantamila abitanti, fu evacuata solo nel pomeriggio del 27 aprile, con la promessa di tornare dopo tre giorni. L’URSS tacque finché, il 28 aprile, i sensori di una centrale svedese rilevarono la radioattività: quella sera la TASS lesse un comunicato di quattro righe. Il 1° maggio a Kiev si tenne regolarmente la parata, sotto la nube. Gorbačëv parlò in televisione solo il 14 maggio.
I liquidatori e il sarcofago
Circa 600.000 persone, i «liquidatori», furono impiegate tra il 1986 e il 1990: elicotteristi che scaricarono migliaia di tonnellate di sabbia, boro e piombo sul reattore, minatori che scavarono un tunnel sotto la centrale, coscritti che rimossero a mano, in turni di pochi secondi, i frammenti di grafite dal tetto quando i robot si guastarono per le radiazioni. In novembre fu completato il «sarcofago» di cemento e acciaio. Fu creata una zona di esclusione di trenta chilometri; nel 1986 furono evacuate circa 116.000 persone, oltre 350.000 negli anni successivi.
Le conseguenze
Le vittime immediate furono 31, tra cui 28 morti per sindrome acuta da radiazioni. Il bilancio a lungo termine è controverso: il Forum Chernobyl promosso dalle Nazioni Unite nel 2005 ha stimato fino a 4.000 morti tra le persone più esposte, mentre altre stime, che includono l’intera Europa, arrivano a decine di migliaia. È documentato l’aumento dei tumori della tiroide nei bambini esposti allo iodio radioattivo, con migliaia di casi. In Bielorussia fu contaminato circa un quarto del territorio; in Italia, nel maggio 1986, furono vietate per settimane la vendita di verdure a foglia e il consumo di latte fresco da parte dei bambini.
Chernobyl e la fine dell’URSS
L’incidente costò all’URSS somme enormi e, soprattutto, la credibilità: la glasnost accelerò, i movimenti ecologisti ucraini e bielorussi diventarono movimenti nazionali, la sfiducia verso il potere si consolidò. Gorbačëv dirà anni dopo che Chernobyl fu forse la vera causa del crollo dell’Unione. Gli altri tre reattori continuarono a funzionare fino al 2000; nel 2019 è stato completato il nuovo confinamento di sicurezza, un arco d’acciaio finanziato dalla comunità internazionale. Nel marzo 2022 la zona è stata occupata per alcune settimane dalle truppe russe.
Curiosità
- La ruota panoramica di Pripjat’, diventata l’icona della città fantasma, avrebbe dovuto essere inaugurata il 1° maggio 1986.
- Il «piede d’elefante», la massa di combustibile fuso sotto il reattore, era così radioattiva che nei primi anni pochi minuti di esposizione erano mortali.
- Nella zona di esclusione sono tornati lupi, alci e cavalli di Przewalski: senza l’uomo la fauna prospera nonostante la contaminazione.
- La serie televisiva del 2019 fece esplodere il turismo: quell’anno la zona ricevette oltre centomila visitatori.
Valutazione critica
Chernobyl fu la somma di un progetto difettoso, di errori degli operatori e di un sistema che puniva chi segnalava i problemi. Il rapporto sovietico del 1986 attribuì tutto al personale; il rapporto INSAG-7 dell’Agenzia atomica del 1992 spostò il peso sulle carenze di progettazione e sulla cultura istituzionale. Il processo del 1987 condannò il direttore Brjuchanov, l’ingegnere capo Fomin e il vice Djatlov a dieci anni, lasciando intatta la catena delle responsabilità superiori.
La lezione più importante non riguarda il nucleare ma il potere: un regime che nasconde le informazioni ai propri cittadini e ai propri tecnici produce disastri e poi non sa gestirli. Il silenzio dei primi giorni espose milioni di persone a dosi evitabili.
FAQ – Domande frequenti
Quante persone morirono? 31 nell’immediato, 28 delle quali per radiazioni acute. Per gli effetti a lungo termine le stime vanno da alcune migliaia (Forum Chernobyl, 2005) a decine di migliaia, secondo il metodo di calcolo.
La zona è ancora pericolosa? Sì, in modo disomogeneo: alcune aree sono tornate a livelli quasi normali, altre, come la Foresta Rossa, resteranno contaminate per secoli. Una visita guidata di poche ore comporta dosi molto basse.
Che cos’è un reattore RBMK? Un reattore a grafite e acqua bollente di progettazione sovietica, economico e adatto anche a produrre plutonio militare, ma privo di contenimento e instabile a bassa potenza. Alcuni esemplari modificati sono ancora in funzione in Russia.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.