Bandiera sovietica
UNIONESOVIETICA.COM
Storia critica dell’URSS: potere, società e conseguenze
Tutte le macro-categorie
Storia dell’Unione Sovietica Repubbliche sovietiche Demografia dell’URSS Politica e istituzioni Gulag, repressioni e dissenso Società e vita quotidiana Case, quartieri e architettura Religioni e rapporto con le Chiese Economia, risorse minerarie, lavoro e rublo Industria, fabbriche e marchi Treni, ferrovie e trasporti Forze armate, armamenti e deterrenza nucleare Guerre, conflitti e Guerra fredda Spazio, scienza e tecnologia Stampa, giornali, televisione e radio Cultura, spettacolo e sport Leader e personaggi Patto di Varsavia e paesi del blocco orientale Comunismo in Europa e rapporti con il PCI URSS nel mondo: Cuba, Africa e Asia Energia, ambiente e disastri Simboli, oggetti, primati e curiosità Indice completo

Pripjat’

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Fondata nel 1970 per i lavoratori della centrale di Chernobyl, Pripjat’ aveva 49.000 abitanti con un’età media di ventisei anni, i palazzi nuovi, la piscina, il palazzo della cultura e la ruota panoramica che doveva aprire il 1° maggio 1986: fu evacuata il 27 aprile in tre ore con milleduecento autobus, «per tre giorni», e non fu più riabitata. Nella zona di esclusione la città è diventata la rovina più fotografata del mondo, con il turismo interrotto dai russi che nel 2022 hanno scavato le trincee nella Foresta rossa.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Pripyat
Pripyat abbandonata: palazzi vuoti, la ruota panoramica arrugginita, piazza invasa dalla vegetazione.

La città modello

Pripjat’ nacque il 4 febbraio 1970 sulla riva del fiume omonimo, a tre chilometri dalla centrale in costruzione, come «atomograd», una delle nove città dell’atomo dell’Unione: progettata per 75.000 abitanti con i quartieri di pannelli, gli asili, le scuole, l’ospedale, il palazzo della cultura Energetik, il cinema Prometeo, la piscina Lazurnyj, lo stadio, il porto fluviale e i negozi meglio riforniti dell’Ucraina, era la città giovane e privilegiata dei tecnici della centrale, con le nascite più alte della repubblica e i matrimoni ogni sabato. Il 26 aprile 1986 aveva 49.000 abitanti.

Il 26 aprile

L’esplosione del reattore all’1.23 del 26 aprile fu vista dai ponti e dai balconi come un bagliore e un incendio: la mattina la città visse normalmente, con le scuole aperte, i matrimoni, i bambini a giocare nella sabbia mentre la nube passava, e i primi pompieri e tecnici già all’ospedale con le ustioni da radiazione; le autorità, in attesa delle decisioni di Mosca, non dissero nulla, e il livello di radiazione in città superò di migliaia di volte il normale. Solo la sera del 26 la commissione governativa decise l’evacuazione, per il giorno dopo.

L’evacuazione

Il 27 aprile alle 13.10 la radio locale annunciò l’evacuazione «temporanea» per tre giorni, chiedendo di portare i documenti e il cibo per poco: alle 14 milleduecento autobus arrivati da Kiev caricarono in tre ore l’intera popolazione, con gli animali lasciati nelle case e poi abbattuti dalle squadre, e i 49.000 abitanti furono dispersi nei villaggi e nelle città dell’Ucraina, senza tornare. Il 1° maggio i bambini di Kiev sfilarono sotto la nube per ordine del partito; il 2 maggio fu decisa la zona di trenta chilometri, con 116.000 evacuati in tutto.

La zona

Pripjat’ fu decontaminata e saccheggiata, con i mobili e i metalli rubati e contaminati che finirono nei mercati, i palazzi lasciati alla vegetazione, la ruota panoramica mai aperta, la piscina in uso per i liquidatori fino al 1998, la scuola con le maschere antigas sul pavimento; la centrale continuò a funzionare fino al 2000 e per i suoi lavoratori fu costruita nel 1988 Slavutyč, a cinquanta chilometri. La zona di esclusione, con i villaggi sepolti e i «samosely» tornati a viverci, è diventata una riserva involontaria con i lupi, i cavalli di Przewalski e le radiazioni nel suolo.

Il turismo e la guerra

Dal 2011 la zona è aperta ai turisti, con oltre centomila visitatori nel 2019 dopo la serie televisiva americana, le guide con i dosimetri e le fotografie della città fantasma diventate un genere; il 24 febbraio 2022 le colonne russe entrarono nella zona dalla Bielorussia, occuparono la centrale per cinque settimane e scavarono le trincee nella Foresta rossa, il luogo più contaminato, esponendo i soldati alle radiazioni. Pripjat’ resta la rovina sovietica per eccellenza: la città modello del 1970 morta a sedici anni, con i palazzi che cadono e i cartelli del 1986.

Curiosità

  • La ruota panoramica di Pripjat’, nel parco divertimenti, doveva essere inaugurata il 1° maggio 1986 per la festa dei lavoratori: non aprì mai, ed è l’immagine più fotografata della zona di esclusione.
  • L’annuncio dell’evacuazione del 27 aprile diceva di portare «i documenti, gli oggetti indispensabili e il cibo per tre giorni»: gli abitanti lasciarono tutto e la città non fu più riabitata.
  • La piscina Lazurnyj restò in uso fino al 1998 per i lavoratori della zona: era considerata tra i luoghi meno contaminati della città e i liquidatori vi nuotavano dopo i turni.
  • Nel marzo 2022 i soldati russi scavarono le trincee e i bunker nella Foresta rossa, dove gli alberi morirono per le radiazioni nel 1986; le immagini dei sedimenti radioattivi smossi fecero il giro del mondo, e i soldati furono ricoverati in Bielorussia.

Valutazione critica

Pripjat’ è il monumento involontario del sistema sovietico: la città giovane e privilegiata costruita accanto a un reattore senza contenimento, lasciata per trentasei ore sotto la nube perché nessuno poteva decidere senza Mosca, ed evacuata con la menzogna dei tre giorni. La ruota mai aperta racconta la fiducia nel piano meglio di ogni documento.

Le trincee russe nella Foresta rossa del 2022 sono l’epilogo: l’esercito erede di quello sovietico ha ignorato la lezione di Chernobyl esattamente come il regime che la provocò, e i soldati ne hanno pagato il prezzo.

FAQ – Domande frequenti

Che cos’è Pripjat’? La città costruita dal 1970 per i lavoratori della centrale di Chernobyl, a tre chilometri dai reattori: 49.000 abitanti nel 1986, evacuata il 27 aprile dopo l’esplosione e mai più riabitata, oggi nella zona di esclusione.

Come avvenne l’evacuazione? Il 27 aprile 1986 alle 14, trentasei ore dopo l’esplosione, con milleduecento autobus in tre ore: agli abitanti fu detto che sarebbe durata tre giorni, e la zona di trenta chilometri, decisa il 2 maggio, evacuò in tutto 116.000 persone.

Si può visitare Pripjat’? La zona era aperta ai turisti dal 2011 con le guide autorizzate, con oltre centomila visitatori nel 2019; dall’invasione russa del 2022 le visite sono sospese, e la Foresta rossa è stata scavata dalle trincee russe.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

Altri articoli della stessa sottosezione