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Dottrina Brežnev

Approfondimento storico in una prospettiva critica

«La sovranità dei singoli paesi socialisti non può contrapporsi agli interessi del socialismo mondiale»: con questo principio, formulato sulla Pravda nel settembre 1968 per giustificare i carri a Praga, l’URSS si riservò il diritto di intervenire in ogni paese fratello che uscisse dalla riga. La «dottrina Brežnev» della sovranità limitata governò l’Europa orientale per vent’anni, fu applicata in Cecoslovacchia e in Afghanistan, minacciata alla Polonia, e fu abbandonata da Gorbačëv nel 1989 con la «dottrina Sinatra»: ogni paese a modo suo. La Russia l’ha ripresa senza nominarla.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Dottrina Brežnev
Tavolo di una conferenza con le bandierine dei paesi del blocco orientale, delegati che firmano.

La formulazione

Il 26 settembre 1968, un mese dopo l’invasione della Cecoslovacchia, la Pravda pubblicò l’articolo di Sergej Kovalëv «La sovranità e gli obblighi internazionali dei paesi socialisti», secondo cui la sovranità di uno Stato socialista era subordinata alla difesa del socialismo, e la comunità dei paesi fratelli aveva il diritto e il dovere di intervenire dove il socialismo fosse minacciato; Brežnev lo ripeté il 12 novembre a Varsavia, al congresso del partito polacco, e l’Occidente battezzò la tesi «dottrina Brežnev». Non era nuova: Budapest 1956 l’aveva applicata prima di enunciarla.

L’applicazione

La dottrina spiegava Praga e minacciava gli altri: la Romania di Ceaușescu, che aveva condannato l’invasione, si mise in riga in politica interna, la Jugoslavia e l’Albania si allarmarono, e la Polonia del 1980-81, con Solidarność, fu il caso in cui Mosca la applicò senza carri, con le manovre ai confini, gli ultimatum e la legge marziale di Jaruzelskij del dicembre 1981 come alternativa all’invasione che il Politburo, per la prima volta, decise di non fare. L’Afghanistan del 1979 fu l’estensione della dottrina fuori dall’Europa, per un governo comunista minacciato.

Il dibattito

Per l’URSS non esisteva una «dottrina» ma l’internazionalismo socialista, l’aiuto fraterno chiesto dai comunisti locali, come le lettere di invito del 1968 e la richiesta afghana; per l’Occidente e per i dissidenti era il diritto di conquista con il vocabolario marxista, e la conferenza di Helsinki del 1975, con il principio della non ingerenza firmato da Brežnev, ne fu la contraddizione usata dagli oppositori. La dottrina teneva insieme l’impero esterno: senza la minaccia dei carri, i regimi dell’Est non avrebbero retto un giorno, come il 1989 dimostrò.

La rinuncia

Gorbačëv la abbandonò per gradi: nel 1985 disse ai dirigenti dell’Est che non li avrebbe salvati, nel dicembre 1988 all’ONU proclamò la libertà di scelta per ogni popolo e il ritiro di 500.000 soldati, nel luglio 1989 a Strasburgo escluse ogni intervento, e il 25 ottobre 1989 il portavoce Gerasimov, a Helsinki, disse che la dottrina Brežnev era stata sostituita dalla «dottrina Sinatra», dal titolo «My Way»: ogni paese a modo suo. Due settimane dopo cadde il Muro; i carri sovietici in Germania Est restarono nelle caserme.

L’eredità

La Russia di Putin ha ricostruito la dottrina senza il socialismo: la Georgia nel 2008, la Crimea e il Donbass nel 2014, il Kazakistan nel gennaio 2022 con le truppe dell’alleanza collettiva, l’Ucraina dal febbraio 2022, con la tesi che la sovranità dei vicini è limitata dagli interessi di sicurezza russi e dal «mondo russo». La dottrina Sinatra è durata trent’anni; la dottrina Brežnev è tornata con un altro nome, e i paesi dell’Est che la conobbero sono nella NATO per questo.

Curiosità

  • Il nome «dottrina Brežnev» fu coniato dalla stampa occidentale; in URSS non fu mai usato ufficialmente, e i sovietici parlavano di «internazionalismo socialista» e di «aiuto fraterno».
  • Il portavoce Gennadij Gerasimov annunciò la «dottrina Sinatra» il 25 ottobre 1989 in una trasmissione americana, citando «My Way»: la battuta fece il giro del mondo e fu la conferma che Mosca non sarebbe intervenuta.
  • Nel dicembre 1981 il Politburo decise di non invadere la Polonia anche se la legge marziale fosse fallita: il verbale del 10 dicembre, pubblicato dopo il 1991, contiene la frase di Andropov «non manderemo truppe in Polonia».
  • L’atto finale di Helsinki del 1975, firmato da Brežnev, sanciva la non ingerenza e i diritti umani: i dissidenti dell’Est lo citarono contro la dottrina che portava il suo nome.

Valutazione critica

La dottrina Brežnev fu la sincerità dell’impero: l’ammissione che i paesi fratelli restavano socialisti perché l’URSS li avrebbe invasi se avessero smesso, e che la loro sovranità era una concessione revocabile. La sua rinuncia nel 1989 non fu una scelta morale ma la constatazione che i carri non bastavano più, e l’Europa orientale si liberò in sei mesi.

La sua ricomparsa con Putin, dalla Georgia all’Ucraina, dice che la dottrina non dipendeva dal socialismo ma dal rapporto tra Mosca e i vicini, e che i vicini hanno imparato la lezione prima di Mosca.

FAQ – Domande frequenti

Che cosa affermava la dottrina Brežnev? Che la sovranità dei paesi socialisti era limitata dagli interessi del socialismo mondiale, e che l’URSS e i paesi fratelli avevano il diritto di intervenire, anche militarmente, dove il socialismo fosse minacciato: fu enunciata nel settembre 1968 per giustificare l’invasione della Cecoslovacchia.

Dove fu applicata? In Cecoslovacchia nel 1968, in Afghanistan nel 1979 e, come minaccia, in Polonia nel 1980-81, dove la legge marziale di Jaruzelskij evitò l’invasione; l’Ungheria del 1956 l’aveva anticipata.

Che cos’era la dottrina Sinatra? La battuta del portavoce Gerasimov del 25 ottobre 1989, da «My Way»: ogni paese dell’Est poteva scegliere la propria via senza l’intervento sovietico. Segnò la fine della dottrina Brežnev e precedette di due settimane la caduta del Muro.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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