Estonia
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Indipendente dal 1918, l’Estonia fu occupata dall’URSS nel giugno 1940 in base al patto Molotov-Ribbentrop e annessa con un voto farsa; le deportazioni del 1941 e del 1949 e l’immigrazione russa ne cambiarono la popolazione. Fu la prima repubblica a dichiarare la propria sovranità, nel novembre 1988, con una «rivoluzione cantata», e la prima a entrare nell’Unione europea e nella NATO.
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L’occupazione
Con il trattato di Tartu del 1920 la Russia sovietica aveva riconosciuto «per sempre» l’indipendenza estone. Nel settembre 1939 impose basi militari, nel giugno 1940 occupò il paese con l’Armata Rossa e in luglio organizzò elezioni a lista unica che chiesero l’annessione, sancita il 6 agosto 1940. Il 14 giugno 1941 circa diecimila persone, l’élite politica, militare ed economica con le famiglie, furono deportate in Siberia in una notte; una settimana dopo arrivarono i tedeschi, che governarono fino al 1944.
La sovietizzazione
Il ritorno sovietico nel 1944 portò la collettivizzazione e, il 25 marzo 1949, la seconda grande deportazione, oltre ventimila persone, in maggioranza donne e bambini; i «fratelli della foresta» combatterono nei boschi fino ai primi anni Cinquanta. L’industria dello scisto bituminoso nel nord-est, le città chiuse come Sillamäe con il suo impianto per l’uranio e l’immigrazione operaia ridussero gli estoni dal 97 per cento della popolazione nel 1945 al 61 nel 1989, con i russi concentrati a Narva e a Tallinn. La lingua e la cultura sopravvissero nelle scuole e nel canto corale, tollerato come folclore.
La rivoluzione cantata
Nel 1987 le proteste contro le miniere di fosforite furono il primo movimento ambientalista e nazionale; nel 1988 il Fronte popolare, le notti di canti alla spianata del festival di Tallinn con centinaia di migliaia di persone e il 16 novembre la dichiarazione di sovranità del Soviet supremo estone, la prima dell’URSS, aprirono la strada. Il 23 agosto 1989 la catena umana della Via Baltica unì Tallinn a Vilnius per il cinquantenario del patto. L’indipendenza fu dichiarata il 20 agosto 1991, durante il golpe di Mosca, e riconosciuta dall’URSS il 6 settembre.
Dopo il 1991
L’Estonia ricostruì lo Stato del 1918, restituì la cittadinanza automatica solo ai discendenti dei cittadini di allora e chiese agli altri, in gran parte russofoni, un esame di lingua: ancora oggi una parte dei residenti ha il passaporto grigio degli apolidi. Le truppe russe se ne andarono nel 1994. Nel 2004 il paese entrò nell’Unione europea e nella NATO, nel 2011 nell’euro, e divenne il laboratorio dello Stato digitale. La rimozione del Soldato di bronzo dal centro di Tallinn, nel 2007, provocò due notti di scontri e il primo attacco informatico russo contro un intero paese.
La memoria
L’Estonia considera il periodo sovietico un’occupazione, non una fase della propria storia: i musei delle occupazioni, i memoriali delle deportazioni, il 14 giugno come giorno di lutto lo dicono con chiarezza, e dal 2022 gli ultimi monumenti sovietici sono stati rimossi. La Russia contesta questa lettura e ha usato la minoranza russofona come argomento; l’Estonia risponde che nessuno ha chiesto quella popolazione, arrivata come strumento di russificazione.
Curiosità
- Il festival del canto di Tallinn, nato nel 1869, fu la scuola della rivoluzione cantata: nel settembre 1988 vi cantarono trecentomila persone, un quarto degli estoni.
- Sillamäe, sul golfo di Finlandia, non compariva sulle mappe: vi si lavorava l’uranio per il programma nucleare sovietico e vi abitavano quasi solo russi.
- Il 16 novembre 1988 l’Estonia fu la prima repubblica a dichiarare che le proprie leggi prevalevano su quelle dell’URSS: Mosca la dichiarò incostituzionale, ma non fece nulla.
- Nel 2007 la spostamento di una statua produsse il primo attacco cibernetico contro uno Stato, che spinse la NATO ad aprire a Tallinn il suo centro di difesa informatica.
Valutazione critica
La storia estone del Novecento è la dimostrazione che l’URSS non fu un’ Unione volontaria: un paese riconosciuto «per sempre» nel 1920, occupato nel 1940 con un patto con Hitler, svuotato con le deportazioni e riempito con l’immigrazione, che ha ricostruito la propria indipendenza cantando. La questione della cittadinanza dei russofoni è il lascito più difficile, e la Russia lo usa come arma.
Che l’Estonia sia oggi una democrazia digitale dentro l’Unione europea, a duecento chilometri da San Pietroburgo, è il miglior argomento contro l’idea che il destino delle repubbliche fosse segnato.
FAQ – Domande frequenti
Quando fu annessa l’Estonia? Occupata nel giugno 1940 e annessa il 6 agosto 1940 dopo elezioni a lista unica; l’annessione non fu mai riconosciuta dalla maggior parte dei paesi occidentali.
Quanti estoni furono deportati? Circa diecimila nel giugno 1941 e oltre ventimila nel marzo 1949, oltre a decine di migliaia di arrestati e caduti nella resistenza.
Perché una parte dei residenti non ha la cittadinanza? Perché la cittadinanza fu restituita ai discendenti dei cittadini della repubblica del 1918-40; chi arrivò con l’immigrazione sovietica deve superare un esame di lingua. La quota di apolidi è scesa sotto il 5 per cento.
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