Georgia
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Patria di Stalin e di Berija, la Georgia fu una repubblica democratica indipendente dal 1918 al 1921, quando l’Armata Rossa la invase; conobbe la repressione più feroce del Caucaso, il benessere informale dell’epoca brežneviana, la strage di Tbilisi dell’aprile 1989 e, dopo l’indipendenza del 1991, guerra civile e secessioni. Il museo di Gori celebra ancora il figlio più famoso e più terribile del paese.
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La repubblica e l’invasione
Dopo il crollo dell’impero la Georgia proclamò l’indipendenza il 26 maggio 1918 sotto un governo menscevico che introdusse il suffragio universale, la riforma agraria e una delle costituzioni più avanzate d’Europa. Nel febbraio 1921, con il pretesto di una rivolta bolscevica, l’Armata Rossa invase il paese e il 25 febbraio entrò a Tbilisi; Lenin fu messo davanti al fatto compiuto da Stalin e Ordžonikidze. La rivolta nazionale dell’agosto 1924 fu schiacciata con migliaia di fucilazioni.
La Georgia di Stalin e Berija
La Georgia fece parte della Federazione transcaucasica fino al 1936. Berija, che la governò dal 1931 al 1938 prima di passare all’NKVD, vi condusse il Grande terrore con zelo particolare: l’intellighenzia, i menscevichi, i vecchi bolscevichi, i contadini furono decimati, e il culto di Stalin assunse in patria toni di venerazione. La guerra costò alla repubblica circa trecentomila morti su tre milioni e mezzo di abitanti. Nel marzo 1956 il rapporto segreto di Chruščëv provocò a Tbilisi manifestazioni di giovani in difesa di Stalin, represse dall’esercito con decine di morti.
La repubblica sovietica
Vino, tè, agrumi, turismo del Mar Nero e una vasta economia parallela fecero della Georgia una delle repubbliche più prospere e più corrotte dell’Unione, con automobili e case private che altrove non si vedevano. Nel 1972 Ševardnadze fu nominato primo segretario per combattere la corruzione e vi restò fino al 1985, quando Gorbačëv lo chiamò al ministero degli esteri. Nel 1978 decine di migliaia di persone protestarono contro il progetto di togliere al georgiano lo status di lingua ufficiale nella nuova costituzione, e vinsero: un caso unico nell’URSS.
La strage del 9 aprile 1989
All’alba del 9 aprile 1989 le truppe sovietiche dispersero con badili da trincea e gas una manifestazione pacifica per l’indipendenza davanti al palazzo del governo di Tbilisi: venti morti, quasi tutte donne, e centinaia di intossicati. La strage segnò la rottura definitiva con Mosca. Nel marzo 1991 un referendum diede il 99 per cento all’indipendenza, proclamata il 9 aprile 1991 sotto la presidenza di Gamsachurdia.
Dopo il 1991
L’indipendenza fu seguita dalla guerra civile contro Gamsachurdia, dalla guerra dell’Ossezia del Sud nel 1991-92 e da quella dell’Abcasia nel 1992-93, che costò migliaia di morti e cacciò 250.000 georgiani dalla regione, con il sostegno russo ai separatisti. Ševardnadze tornò a governare fino alla Rivoluzione delle rose del 2003; la guerra con la Russia dell’agosto 2008 consolidò la perdita delle due regioni. Il paese, candidato all’Unione europea dal 2023, è dal 2024 attraversato da uno scontro tra governo filorusso e piazza europeista.
Curiosità
- Il museo di Stalin a Gori, aperto nel 1957, un anno dopo il rapporto segreto, conserva la casa natale, il vagone ferroviario personale e una delle maschere mortuarie del dittatore.
- La Georgia fu l’unica repubblica in cui la lingua nazionale rimase costituzionalmente ufficiale per tutto il periodo sovietico, grazie alle proteste del 1978.
- Ševardnadze, primo segretario della Georgia per tredici anni, fu il ministro degli esteri che negoziò la fine della Guerra fredda e poi il presidente del suo paese.
- Il vino georgiano, prodotto da ottomila anni nelle anfore interrate, riforniva le tavole dell’intera Unione e la dacia di Stalin.
Valutazione critica
La Georgia entrò nell’URSS con un’invasione e ne uscì con una strage: tra i due estremi, il paradosso di aver dato all’Unione il suo tiranno e il suo peggior poliziotto, e di aver pagato entrambi con il terrore. La relativa prosperità brežneviana, fatta di economia sommersa e clientele, spiega la nostalgia di alcuni; il 9 aprile 1989 spiega perché la maggioranza ha scelto l’Occidente.
Le guerre in Abcasia e Ossezia, con il sostegno russo ai separatisti, sono il modello dei conflitti congelati che Mosca avrebbe replicato altrove: la Georgia lo ha sperimentato per prima e ne paga ancora il conto.
FAQ – Domande frequenti
La Georgia entrò volontariamente nell’URSS? No. La repubblica democratica indipendente fu invasa dall’Armata Rossa nel febbraio 1921 e la rivolta del 1924 fu repressa nel sangue.
Che cosa accadde il 9 aprile 1989? Le truppe sovietiche dispersero con la forza una manifestazione pacifica a Tbilisi: venti morti, in maggioranza donne. Due anni dopo, nella stessa data, la Georgia proclamò l’indipendenza.
Perché Abcasia e Ossezia del Sud non sono sotto controllo georgiano? Perché le guerre del 1991-93, con il sostegno russo ai separatisti, le staccarono di fatto dalla Georgia; la guerra del 2008 e il riconoscimento russo hanno consolidato la separazione.
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