Bandiera sovietica
UNIONESOVIETICA.COM
Storia critica dell’URSS: potere, società e conseguenze
Tutte le macro-categorie
Storia dell’Unione Sovietica Repubbliche sovietiche Demografia dell’URSS Politica e istituzioni Gulag, repressioni e dissenso Società e vita quotidiana Case, quartieri e architettura Religioni e rapporto con le Chiese Economia, risorse minerarie, lavoro e rublo Industria, fabbriche e marchi Treni, ferrovie e trasporti Forze armate, armamenti e deterrenza nucleare Guerre, conflitti e Guerra fredda Spazio, scienza e tecnologia Stampa, giornali, televisione e radio Cultura, spettacolo e sport Leader e personaggi Patto di Varsavia e paesi del blocco orientale Comunismo in Europa e rapporti con il PCI URSS nel mondo: Cuba, Africa e Asia Energia, ambiente e disastri Simboli, oggetti, primati e curiosità Indice completo

La guerra in Afghanistan

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Il 25 dicembre 1979 l’Armata Rossa entrò in Afghanistan per «aiutare» un governo comunista che due giorni dopo eliminò, uccidendone il presidente; ne uscì il 15 febbraio 1989 dopo nove anni, 15.000 morti sovietici, oltre un milione di afghani uccisi e cinque milioni di profughi. Fu la guerra che il regime non ammise per anni, che tornò a casa nelle bare di zinco e che Gorbačëv chiamò «ferita sanguinante»: contribuì alla fine dell’URSS e alla nascita del jihadismo.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
La guerra in Afghanistan
Colonna corazzata sovietica su una strada di montagna polverosa in Afghanistan, elicotteri in cielo.

La decisione

Nell’aprile 1978 un colpo di Stato comunista rovesciò il regime di Kabul; le riforme brutali e le lotte tra fazioni del partito provocarono una rivolta islamica e, nel settembre 1979, l’uccisione del presidente Taraki da parte del rivale Amin, di cui Mosca diffidava. Il 12 dicembre un gruppo ristretto del Politburo, Brežnev, Andropov, Ustinov e Gromyko, decise l’intervento con un documento scritto a mano; il 25 dicembre la 40ª Armata attraversò l’Amu Darja e il 27 le forze speciali del KGB assaltarono il palazzo di Amin e lo uccisero, insediando Babrak Karmal. L’ONU condannò l’invasione con 104 voti, gli Stati Uniti boicottarono le Olimpiadi di Mosca.

La guerra

La 40ª Armata, tra 80.000 e 120.000 uomini, controllava le città e le strade e non le montagne, dove i mujaheddin, armati da Stati Uniti, Pakistan, Arabia Saudita e Cina attraverso il Pakistan, conducevano una guerriglia che l’esercito sovietico affrontò con i bombardamenti dei villaggi, le mine, le operazioni di rastrellamento e le rappresaglie; la valle del Panshir di Massoud fu attaccata nove volte senza risultato. Dal 1986 i missili Stinger americani tolsero ai sovietici il dominio dell’aria. In nove anni passarono per l’Afghanistan 620.000 soldati sovietici, per lo più coscritti di diciannove anni, con la droga, l’epatite e la «dedovščina» come compagne.

Il costo

L’URSS ammise 15.000 morti, 14.453 secondo il dato ufficiale, con oltre 50.000 feriti e decine di migliaia di malati; le stime indipendenti sono più alte. Gli afghani persero tra un milione e un milione e mezzo di persone, in gran parte civili, con cinque milioni di profughi in Pakistan e in Iran e un paese disseminato di milioni di mine. In patria la guerra fu per anni una non notizia: i morti tornavano nelle bare di zinco sigillate, sepolti senza cerimonie con la dicitura «morto adempiendo il dovere internazionale», e i reduci, gli «afgancy», trovarono un paese che non voleva sapere.

Il ritiro

Gorbačëv definì nel 1986 la guerra una «ferita sanguinante» e decise il ritiro; gli accordi di Ginevra dell’aprile 1988 lo fissarono, e il 15 febbraio 1989 il generale Gromov attraversò a piedi il ponte dell’Amicizia sull’Amu Darja come ultimo soldato sovietico. Il regime di Najibullah, sostenuto con le armi e i soldi di Mosca, sopravvisse fino al 1992, tre mesi dopo la fine dell’URSS; seguirono la guerra civile tra i mujaheddin, i talebani nel 1996, al-Qaeda, l’11 settembre e vent’anni di guerra americana finiti nel 2021 con lo stesso ritiro.

L’eredità

La guerra delegittimò l’esercito e il partito, rivelò con la glasnost le bugie e i costi, e diede alla società sovietica una generazione di reduci disillusi; i «Ragazzi di zinco» di Svetlana Aleksievič ne raccolsero le voci. Il Congresso dei deputati la condannò nel dicembre 1989 come errore politico e morale; la Duma russa ha discusso nel 2018 una risoluzione che la giustifica, senza mai ritirare quella del 1989. Le tattiche dell’Afghanistan, i villaggi bombardati e le operazioni di rastrellamento, sono tornate in Cecenia, in Siria e in Ucraina.

Curiosità

  • La decisione del 12 dicembre 1979 fu scritta a mano da Černenko su un foglio con il titolo «Sulla situazione in A.», senza nominare il paese, e firmata trasversalmente dai membri del Politburo.
  • L’assalto al palazzo di Amin del 27 dicembre 1979 fu compiuto dal reparto Alfa del KGB e da forze speciali travestite da soldati afghani: Amin, che aveva chiesto l’aiuto sovietico, fu ucciso dai sovietici.
  • Le bare di zinco, sigillate per il trasporto, diedero il nome al libro di Svetlana Aleksievič del 1990, che fu processata dalle madri dei caduti per averne rivelato le storie.
  • Il generale Boris Gromov, l’ultimo a lasciare l’Afghanistan il 15 febbraio 1989, fu poi vicepresidente della Duma e governatore della regione di Mosca: la guerra persa non fermò le carriere.

Valutazione critica

L’Afghanistan fu la guerra di un sistema che non sapeva più perché combatteva: decisa da quattro vecchi in una stanza, condotta con i metodi della forza bruta contro un popolo, nascosta ai propri cittadini e pagata da coscritti di diciannove anni e da un milione di afghani. Fu il Vietnam sovietico, con la differenza che l’URSS non sopravvisse alla sconfitta.

Il tentativo della Duma del 2018 di giustificare l’invasione e il ritorno delle stesse tattiche in Ucraina mostrano che la lezione non è stata imparata; le madri dei ragazzi di zinco l’avevano capita nel 1989.

FAQ – Domande frequenti

Quanto durò la guerra sovietica in Afghanistan? Nove anni, dal 25 dicembre 1979 al 15 febbraio 1989; il regime comunista afghano sopravvisse fino al 1992.

Quanti soldati sovietici morirono? Circa 15.000 secondo il dato ufficiale, con oltre 50.000 feriti; passarono per l’Afghanistan 620.000 militari sovietici. Gli afghani persero tra un milione e un milione e mezzo di persone.

Perché l’URSS invase l’Afghanistan? Per sostenere il regime comunista di Kabul minacciato dalla rivolta islamica e sostituirne il presidente Amin, di cui Mosca diffidava, con Karmal; la decisione fu presa da un gruppo ristretto del Politburo il 12 dicembre 1979.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

Altri articoli della stessa sottosezione