Jurij Gagarin
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Jurij Alekseevič Gagarin (1934-1968) fu il primo essere umano nello spazio: il 12 aprile 1961, a bordo della Vostok 1, compì un’orbita intorno alla Terra in 108 minuti. Figlio di contadini, pilota militare, divenne il volto sorridente dell’URSS nel mondo e morì a 34 anni in un incidente aereo. Questa pagina ne racconta la vita e il modo in cui il regime la usò.
In questa pagina
Chi era
Gagarin nacque il 9 marzo 1934 a Klušino, un villaggio della regione di Smolensk, in una famiglia di contadini del kolchoz. Durante l’occupazione tedesca del 1941-43 la famiglia fu cacciata dalla casa e visse in una buca scavata nell’orto; un fratello e una sorella maggiori furono deportati in Germania come lavoratori forzati. Dopo la guerra studiò da fonditore in una scuola professionale, poi frequentò l’istituto tecnico di Saratov, dove entrò in un aeroclub, e la scuola di volo di Orenburg. Nel 1957 divenne pilota di caccia e fu assegnato a un reparto nell’Artico, sul confine norvegese. Nel 1960 fu selezionato con altri diciannove piloti per il primo gruppo di cosmonauti.
Il volo del 12 aprile 1961
La Vostok 1 partì da Baikonur alle 9.07 ora di Mosca. Gagarin, promosso maggiore mentre era già sulla rampa, pronunciò il celebre «Poechali!», «andiamo». La navicella compì un’orbita completa in modo interamente automatico: al cosmonauta era stato consegnato un codice per prendere il controllo manuale solo in caso di emergenza, perché i medici temevano che l’assenza di peso lo rendesse incapace di ragionare. Al rientro, come previsto dal progetto, Gagarin fu espulso dalla capsula a sette chilometri di quota e atterrò con il paracadute in un campo vicino a Saratov, alle 10.55, accolto da una contadina spaventata. L’espulsione fu tenuta segreta per anni, perché le regole della Federazione aeronautica internazionale richiedevano che il pilota atterrasse con il veicolo.
La celebrità
Due giorni dopo Mosca lo accolse con un trionfo sulla Piazza Rossa e Chruščëv lo abbracciò davanti al mondo. Seguirono viaggi in decine di paesi, dal Regno Unito al Brasile, da Cuba al Giappone: il sorriso di Gagarin valeva più di qualsiasi manifesto e dimostrava che l’URSS era davanti agli Stati Uniti. Divenne deputato del Soviet supremo, dirigente della Città delle stelle, oratore infaticabile. La celebrità ebbe un costo: nell’ottobre 1961, in Crimea, una caduta da un balcone in circostanze imbarazzanti gli lasciò una cicatrice sul sopracciglio; il peso e l’alcol lo allontanarono per un periodo dall’addestramento.
La morte
Tornato a volare, Gagarin morì il 27 marzo 1968 durante un volo di addestramento su un MiG-15 biposto insieme all’istruttore Vladimir Serëgin, precipitato in una foresta presso Kiržač, nella regione di Vladimir. La commissione d’inchiesta non pubblicò conclusioni convincenti e per decenni fiorirono le ipotesi; nel 2013 Aleksej Leonov riferì che un caccia Su-15, volando troppo vicino, aveva provocato una turbolenza che mandò in vite il MiG. Le ceneri furono deposte nelle mura del Cremlino; la città natale di Gžatsk prese il suo nome.
L’eredità
Il 12 aprile è dal 1962 la Giornata della cosmonautica in URSS e in Russia e dal 2011 la Giornata internazionale del volo umano nello spazio proclamata dall’ONU. La rampa da cui partì, a Baikonur, è stata usata fino al 2019. Gagarin è rimasto uno dei pochi simboli sovietici accettati anche fuori dalla Russia, benché in Ucraina il suo nome sia stato rimosso da alcune vie dopo il 2022. In Italia gli è dedicata una canzone di Claudio Baglioni.
Curiosità
- Fu scelto anche per la statura: 1,57 metri, ideale per l’angusta capsula della Vostok.
- Le lettere «CCCP» sul casco furono dipinte a mano poche ore prima del lancio, perché non fosse scambiato per una spia straniera all’atterraggio.
- Nel filmato del trionfo sulla Piazza Rossa si vede un laccio della scarpa slacciato: il dettaglio lo rese ancora più popolare.
- La frase «Non vedo nessun Dio quassù» è apocrifa: non compare nelle registrazioni del volo e fu attribuita a Gagarin dalla propaganda antireligiosa dell’epoca.
Valutazione critica
Il volo di Gagarin fu un risultato scientifico e industriale autentico, ottenuto da un programma diretto da Sergej Korolëv, il cui nome era segreto di Stato e fu reso pubblico solo alla sua morte. Fu anche un’operazione politica: il regime nascose i rischi, i fallimenti e le vittime del programma, come la morte del cosmonauta Bondarenko in un incendio poche settimane prima del lancio o la catastrofe di Nedelin sulla rampa nel 1960.
Gagarin divenne il volto umano di un sistema che di umano mostrava poco: il suo sorriso servì a coprire molto. Ma la sua storia, quella di un figlio di contadini che aveva vissuto in una buca sotto l’occupazione e arrivò nello spazio, resta vera, e spiega perché la sua memoria sia sopravvissuta al paese che lo aveva lanciato.
FAQ – Domande frequenti
Gagarin fu davvero il primo uomo nello spazio? Sì. L’americano Alan Shepard volò il 5 maggio 1961, ma con un volo suborbitale di quindici minuti. Le leggende sui cosmonauti «fantasma» precedenti non hanno trovato riscontro negli archivi.
Quanto durò il volo? 108 minuti dal lancio all’atterraggio, per un’orbita completa a una quota massima di circa 300 chilometri.
Come morì? In un incidente durante un volo di addestramento, il 27 marzo 1968. La causa più accreditata è una manovra evasiva dopo il passaggio ravvicinato di un altro aereo, che portò il MiG in vite a bassa quota.
Atterrò dentro la capsula? No: fu espulso a sette chilometri di quota e scese con il paracadute, come previsto dal progetto della Vostok. L’URSS lo tenne nascosto per far omologare il record.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.