Kazakistan
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Grande come l’Europa occidentale, il Kazakistan sovietico fu il laboratorio di tutto ciò che l’URSS faceva alle periferie: la carestia del 1930-33 uccise un kazako su tre, le deportazioni vi portarono interi popoli, i campi di Karaganda e il poligono nucleare di Semipalatinsk ne segnarono la terra, le terre vergini e Baikonur ne fecero la vetrina. Fu l’ultima repubblica a dichiarare l’indipendenza, il 16 dicembre 1991.
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Dai nomadi alla repubblica
Le steppe kazake, conquistate dalla Russia tra il Settecento e l’Ottocento, insorsero nel 1916 contro la coscrizione e furono devastate dalla guerra civile. La repubblica autonoma kazaka nacque nel 1920 dentro la Russia, con capitale Orenburg e poi Kzyl-Orda; nel 1929 la capitale passò ad Alma-Ata e nel dicembre 1936 il Kazakistan divenne repubblica federata. La collettivizzazione impose ai nomadi la sedentarizzazione forzata: tra il 1930 e il 1933 morirono di fame tra 1,3 e 1,5 milioni di kazaki, oltre un terzo del popolo, e centinaia di migliaia fuggirono in Cina. I kazaki divennero minoranza nella propria repubblica fino agli anni Novanta.
La terra dei deportati
Il Kazakistan fu la destinazione preferita delle deportazioni: i coreani dell’Estremo Oriente nel 1937, i polacchi nel 1940, i tedeschi del Volga nel 1941, i ceceni, gli ingusci e altri popoli del Caucaso nel 1944, oltre ai kulaki degli anni Trenta. Il Karlag, il complesso di campi di Karaganda, e l’ALŽIR, il campo per le «mogli dei traditori della patria», ospitarono centinaia di migliaia di detenuti. La propaganda chiamò questo mosaico «laboratorio dell’amicizia dei popoli».
Atomi, razzi e grano
Dal 1949 al 1989 il poligono di Semipalatinsk ospitò 456 esplosioni nucleari, di cui oltre cento in atmosfera, esponendo alle radiazioni centinaia di migliaia di persone senza avvertirle. Nel 1955 nella steppa fu costruito il cosmodromo di Baikonur, da cui partirono lo Sputnik e Gagarin. Nel 1954 la campagna delle terre vergini di Chruščëv arò milioni di ettari di steppa con volontari arrivati da tutta l’Unione, con raccolti record e poi tempeste di polvere. La repubblica divenne un granaio, un polo minerario e la casa di milioni di russi, ucraini e tedeschi.
Il dicembre 1986 e l’indipendenza
Nel dicembre 1986 Gorbačëv sostituì il primo segretario Kunaev, kazako e brežneviano, con un russo mai vissuto nella repubblica: ad Alma-Ata i giovani scesero in piazza e furono dispersi con la forza, con morti e migliaia di arresti. Fu la prima rivolta nazionale della perestrojka. Nel 1989 Nursultan Nazarbaev prese la guida del partito e nel 1990 divenne presidente; il Kazakistan, con il 40 per cento di kazaki e il 38 di russi, restò fedele all’Unione fino alla fine e dichiarò l’indipendenza per ultimo, il 16 dicembre 1991, cinque giorni prima di ospitare ad Alma-Ata la nascita della Comunità degli Stati indipendenti.
Dopo il 1991
Nazarbaev governò fino al 2019, rinunciò alle armi nucleari ereditate, spostò la capitale ad Astana nel 1997 e costruì con il petrolio del Caspio un regime autoritario e stabile; i kazaki sono tornati maggioranza con l’emigrazione dei russi e dei tedeschi. Il poligono di Semipalatinsk fu chiuso nel 1991 e il paese è oggi tra i promotori del disarmo. Nel gennaio 2022 rivolte contro il caro carburante, represse con centinaia di morti e con l’intervento di truppe russe, hanno chiuso l’era del vecchio presidente.
Curiosità
- Il Kazakistan fu l’ultima repubblica dell’URSS a dichiarare l’indipendenza, il 16 dicembre 1991: per otto giorni fu l’unico membro dell’Unione.
- Nel campo ALŽIR, presso Astana, furono rinchiuse circa ottomila donne colpevoli solo di essere mogli di uomini arrestati nel 1937-38.
- Il poligono di Semipalatinsk, oltre 18.000 chilometri quadrati, ospitò la prima bomba atomica sovietica nel 1949 e la prima bomba all’idrogeno nel 1953.
- A Baikonur, affittata dalla Russia fino al 2050, i kazaki assistettero per decenni ai lanci senza poter entrare: la città era chiusa.
Valutazione critica
Nessuna repubblica fu usata dal sistema sovietico come il Kazakistan: terra da arare, cielo da far esplodere, steppa dove scaricare i popoli sgraditi. La carestia del 1930-33, proporzionalmente la più letale dell’URSS, e le radiazioni di Semipalatinsk sono i due crimini che il paese ha riconosciuto per primo dopo il 1991, mentre Mosca tace ancora.
La fedeltà del 1991 e la stabilità di Nazarbaev nascevano da una demografia in cui i kazaki erano minoranza; il ritorno a maggioranza e la crisi del 2022 stanno cambiando il rapporto con la Russia, che il Kazakistan tratta oggi con crescente cautela.
FAQ – Domande frequenti
Quanti kazaki morirono nella carestia? Tra 1,3 e 1,5 milioni tra il 1930 e il 1933, oltre un terzo dei kazaki, per la sedentarizzazione forzata e le requisizioni; il Kazakistan la ricorda come genocidio.
Che cos’era Semipalatinsk? Il principale poligono nucleare sovietico, attivo dal 1949 al 1989 con 456 esplosioni; la popolazione della regione fu esposta alle radiazioni senza protezione. È stato chiuso nel 1991.
Perché il Kazakistan restò fedele all’URSS fino alla fine? Perché i kazaki erano minoranza nella propria repubblica e la dirigenza di Nazarbaev temeva la divisione del paese; dichiarò l’indipendenza solo quando l’Unione non esisteva più.
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