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Lettonia

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Occupata e annessa nel 1940 con il patto Molotov-Ribbentrop, la Lettonia perse nelle deportazioni del 1941 e del 1949 quasi sessantamila persone e nell’immigrazione sovietica la propria maggioranza: nel 1989 i lettoni erano appena la metà della popolazione. Il Fronte popolare, la Via Baltica e le barricate di Riga del gennaio 1991 riportarono l’indipendenza; la questione dei «non cittadini» russofoni resta aperta.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Lettonia
Riga, il fiume Daugava, il ponte sovietico e le guglie del centro storico.

L’occupazione e la guerra

Nel giugno 1940 l’Armata Rossa occupò il paese, elezioni a lista unica chiesero l’annessione e il 14 giugno 1941 circa quindicimila persone furono deportate in una notte. L’occupazione tedesca del 1941-44 sterminò gli ebrei lettoni, settantamila, con i massacri di Rumbula del novembre-dicembre 1941, con la partecipazione di collaborazionisti locali; decine di migliaia di lettoni furono arruolati nella Legione delle Waffen-SS, un’eredità che divide ancora il paese. Nel 1944-45 i sovietici tornarono e altre centomila persone fuggirono in Occidente.

La sovietizzazione

Il 25 marzo 1949 la deportazione più grande colpì oltre quarantatremila persone, in maggioranza donne, bambini e anziani delle campagne, per piegare la resistenza alla collettivizzazione; i «fratelli della foresta» combatterono fino ai primi anni Cinquanta. L’industrializzazione portò le radio VEF, i minibus RAF, le fabbriche di Riga e con esse centinaia di migliaia di immigrati: i lettoni passarono dal 77 per cento della popolazione nel 1935 al 52 nel 1989, e nelle grandi città divennero minoranza.

Il risveglio

Il Fronte popolare nacque nel 1988; il 23 agosto 1989 la Via Baltica attraversò il paese; il 4 maggio 1990 il Soviet supremo dichiarò il ripristino dell’indipendenza con un periodo di transizione. Nel gennaio 1991, dopo la strage di Vilnius, i cittadini alzarono barricate nel centro di Riga a difesa del parlamento; il 20 gennaio l’OMON sovietico attaccò il ministero dell’interno uccidendo cinque persone. L’indipendenza piena fu proclamata il 21 agosto 1991, il giorno del fallimento del golpe di Mosca.

Dopo il 1991

La Lettonia ricostituì lo Stato prebellico e la cittadinanza dei suoi cittadini: circa un terzo dei residenti, arrivati in epoca sovietica, divenne «non cittadino», con un passaporto speciale e senza diritto di voto, e l’esame di lingua come via alla naturalizzazione; oggi i non cittadini sono meno del 10 per cento. Le truppe russe se ne andarono nel 1994, il radar di Skrunda fu demolito nel 1995. L’ingresso nell’Unione europea e nella NATO nel 2004 e nell’euro nel 2014 ha chiuso il ciclo.

La memoria divisa

Il paese commemora il 25 marzo e il 14 giugno le deportazioni, ha trasformato la sede del KGB, la Casa d’angolo, in museo e ha demolito nel 2022 il monumento sovietico alla Vittoria; una parte della comunità russofona celebra il 9 maggio e considera il 1944 una liberazione. La marcia dei veterani della Legione, il 16 marzo, e la questione della lingua nelle scuole restano temi di scontro con Mosca, che li usa nella propria propaganda.

Curiosità

  • La Minox, la minuscola macchina fotografica delle spie, fu inventata a Riga nel 1936 e prodotta dalla fabbrica VEF.
  • I minibus RAF di Jelgava furono per decenni gli unici furgoni per passeggeri dell’URSS, usati come ambulanze e taxi collettivi.
  • I «non cittadini» lettoni possono viaggiare senza visto sia nell’Unione europea sia in Russia: un caso unico.
  • Il radar sovietico di Skrunda, che sorvegliava i cieli occidentali, fu fatto saltare nel 1995 in diretta televisiva.

Valutazione critica

La Lettonia fu la repubblica baltica più trasformata dal sistema sovietico: deportazioni, immigrazione e industrializzazione la ridussero a metà della propria popolazione in casa propria. La restaurazione dello Stato del 1918 fu una risposta comprensibile, ma la figura del «non cittadino» ha lasciato per decenni centinaia di migliaia di persone in una zona grigia che la Russia ha sfruttato.

Il paese che nel 1991 difese il proprio parlamento con le barricate è oggi un membro dell’Unione europea sul confine più teso del continente: la sua storia spiega perché non si fidi.

FAQ – Domande frequenti

Quanti lettoni furono deportati? Circa quindicimila nel giugno 1941 e oltre quarantatremila nel marzo 1949, senza contare gli arresti e le vittime della resistenza.

Chi sono i «non cittadini»? I residenti arrivati in epoca sovietica e i loro discendenti che non hanno ottenuto la cittadinanza lettone; nel 1991 erano un terzo della popolazione, oggi meno del 10 per cento.

Quando divenne indipendente? Dichiarò il ripristino dell’indipendenza il 4 maggio 1990 e la proclamò piena il 21 agosto 1991, con il riconoscimento sovietico il 6 settembre 1991.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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