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Metropolitane

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Tredici metropolitane in tredici città, tutte sullo stesso modello di quella di Mosca: stazioni profonde come rifugi antiaerei, marmi e mosaici, cinque copechi il biglietto. Da Leningrado nel 1955 a Sverdlovsk nel 1991, la metropolitana era il premio che l’Unione concedeva alle città che superavano il milione di abitanti, e il simbolo del socialismo che scendeva sottoterra; sono ancora l’ossatura dei trasporti di Kiev, Tbilisi, Baku, Minsk e Taškent.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Metropolitane
Stazione della metropolitana di Mosca: colonne di marmo, lampadari, mosaici, pendolari in cappotto.

La regola del milione

La metropolitana sovietica seguiva una regola non scritta: la città che raggiungeva il milione di abitanti aveva diritto a chiederla, e il Gosplan la inseriva nei piani con anni di ritardo. Dopo Mosca nel 1935 vennero Leningrado nel 1955, Kiev nel 1960, Tbilisi nel 1966, Baku nel 1967, Char’kov nel 1975, Taškent nel 1977, Erevan nel 1981, Minsk nel 1984, Gor’kij nel 1985, Novosibirsk nel 1986, Kujbyšev nel 1987 e Sverdlovsk nel 1991; Dnepropetrovsk, iniziata negli anni Ottanta, aprì nel 1995. Le capitali baltiche, sotto il milione, non l’ebbero mai.

Il modello

Tutte ripetevano lo schema moscovita: tre linee incrociate al centro, stazioni ogni due chilometri, gallerie profonde nelle città con il sottosuolo difficile, per servire anche da rifugio nucleare, con le porte blindate e i generatori; la costruzione affidata a organizzazioni di Stato specializzate, i Metrostroj, e i convogli prodotti dalla fabbrica di Mytišči per l’intera Unione. Il biglietto costava cinque copechi ovunque, con i tornelli a gettone; le stazioni della prima linea di ogni città erano decorate con i motivi nazionali, il mosaico georgiano a Tbilisi, la ceramica uzbeca a Taškent, il marmo armeno a Erevan.

Le stazioni

L’architettura sovietica del sottosuolo fu il luogo in cui il lusso era permesso: Leningrado con le stazioni-porta senza banchina visibile, Kiev con Arsenal’na a 105 metri di profondità, la più profonda del mondo, Taškent con Kosmonavtlar e i ritratti dei cosmonauti, Minsk con le vetrate, Baku con i mosaici della leggenda azera. Dopo il decreto del 1955 contro gli eccessi le stazioni divennero più sobrie, «centopiedi» con le colonne in serie, ma ogni città cercò di distinguersi nella prima linea.

La vita sotterranea

La metropolitana era il trasporto più affidabile dell’Unione, con i treni ogni due minuti nelle ore di punta, la pulizia militare, le scale mobili di legno lunghissime, il divieto di fotografare e le hostess con la bandierina; le stazioni erano anche rifugi antiaerei sperimentati e, nella guerra, ospedali e dormitori. La rete di Kiev ha ospitato nel 2022 migliaia di persone durante i bombardamenti, come quella di Mosca nel 1941 e di Char’kov nello stesso 2022.

Dopo il 1991

Le metropolitane sovietiche sono rimaste le più usate dell’ex Unione, con nuove linee a Kiev, Minsk, Taškent, Baku, Tbilisi e nelle città russe, e le prime aperte dopo l’URSS a Kazan’ nel 2005 e ad Almaty nel 2011 sulla stessa tecnologia; il prezzo del biglietto è cresciuto di centinaia di volte, i mosaici sono stati restaurati o coperti. Sono il servizio pubblico sovietico che nessuno ha voluto smantellare.

Curiosità

  • La stazione Arsenal’na di Kiev, del 1960, è a 105,5 metri di profondità: la scala mobile impiega quasi cinque minuti, ed è la stazione più profonda del mondo.
  • A Leningrado, sul terreno instabile, furono inventate nel 1961 le stazioni a «porte orizzontali», con le banchine chiuse da pareti e porte che si aprono all’arrivo del treno, cinquant’anni prima delle metropolitane occidentali.
  • Le metropolitane sovietiche erano progettate come rifugi antiatomici: le porte blindate e i generatori esistono ancora, e quelle di Kiev e Char’kov hanno ospitato migliaia di persone nel 2022.
  • I convogli di tutte le metropolitane sovietiche uscivano dalla fabbrica di Mytišči, vicino a Mosca: i vagoni azzurri erano identici da Minsk a Novosibirsk.

Valutazione critica

Le metropolitane sovietiche sono il servizio pubblico meglio riuscito dell’Unione, e quello in cui il sistema poteva mostrarsi al meglio: opere gigantesche, affidabili, belle, concesse dall’alto secondo una regola demografica e costruite per servire anche da rifugio nella guerra che il regime attendeva. Erano il socialismo che funzionava, sottoterra.

Che le stazioni di Kiev e Char’kov abbiano protetto i cittadini nel 2022 dalle bombe russe è la conferma più amara della loro funzione originaria, e della fine di ciò che avevano in comune.

FAQ – Domande frequenti

Quante metropolitane c’erano in URSS? Tredici alla fine dell’Unione, da Mosca nel 1935 a Sverdlovsk nel 1991, nelle città sopra il milione di abitanti; Dnepropetrovsk aprì nel 1995 con i cantieri sovietici.

Perché le stazioni sono così profonde? Per il sottosuolo difficile di alcune città e per servire da rifugi antiaerei e antiatomici: le porte blindate e i generatori fanno parte del progetto.

Quanto costava il biglietto? Cinque copechi in tutte le città, con i tornelli a gettone, dal 1961 alla fine dell’URSS.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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