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Monete

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Le monete sovietiche erano poche e non cambiarono per trent’anni: dal 1961 i copechi di lega gialla da uno a cinque, con il tre copechi del tram e il cinque del metrò, le monete bianche da dieci, quindici, venti e cinquanta copechi e il rublo con lo stemma, e i rubli commemorativi con Lenin, Gagarin e le Olimpiadi che finivano nei cassetti. Prima c’erano stati il červonec d’oro del 1923 e i rubli d’argento con l’operaio e il contadino; dopo, nel 1991, le monete della Banca di Stato senza stemma. Oggi valgono da pochi centesimi a migliaia di euro per le rarità.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Monete
Banco di un mercatino con cimeli sovietici: spille smaltate, orologi meccanici, monete, una macchina fotografica, un samovar.

Le prime monete

La Russia sovietica coniò nel 1921 i primi rubli e copechi d’argento con lo stemma della RSFSR e nel 1923 il červonec d’oro con il seminatore di Šadr, la moneta della stabilizzazione da dieci rubli, con il titolo dello zar, che circolò poco e fu usata per l’estero; dal 1924 le monete dell’URSS con lo stemma del globo, il rublo e il mezzo rublo d’argento con il fabbro e i due contadini, i copechi di rame e dal 1926 di bronzo, e dal 1931 i copechi da dieci, quindici e venti in nichel con l’operaio e lo scudo. Le monete raccontavano la propaganda con le figure; dal 1935 restò lo stemma.

Le monete del 1961

La riforma del 1961 introdusse la serie che durò fino al 1991, con lo stemma sul dritto e il valore tra le spighe sul retro: le monete gialle da uno, due, tre e cinque copechi in bronzo-alluminio, con il peso in grammi pari al valore, usate anche come pesi, e quelle bianche da dieci, quindici, venti e cinquanta copechi e il rublo in cupronichel; il cinque copechi era il metrò, il tre il tram, il due la cabina telefonica, il venti la corsa di autobus e il gelato. I disegni non cambiarono per trent’anni, e i prezzi impressi sugli oggetti nemmeno: la moneta ferma era la misura della stabilità.

I rubli commemorativi

Dal 1965, con il rublo per i vent’anni della vittoria, l’URSS coniò le monete commemorative in cupronichel che entravano in circolazione e finivano nei cassetti: Lenin per il centenario del 1970, in cento milioni di esemplari, Gagarin, Puškin, Tolstoj, i quarant’anni della vittoria, i giochi olimpici di Mosca del 1977-80 con i rubli in cupronichel, le monete d’argento, d’oro e di platino vendute all’estero per la valuta, e nel 1991 le ultime serie con i monumenti. Erano il collezionismo permesso, con i circoli numismatici e i cataloghi.

Il 1991

Con la crisi la moneta perse il valore: nel 1991 la Banca di Stato coniò le ultime monete sovietiche senza lo stemma dell’Unione, con la cupola del Cremlino e la torre Spasskaja, da dieci copechi a dieci rubli, le monete «del golpe» perché uscite negli stessi mesi, e nel 1992 la Russia coniò i primi rubli con l’aquila bicipite; l’inflazione del 1992-93 rese i copechi inutili in pochi mesi, con le monete sovietiche gettate a chili o fuse. I copechi tornarono nel 1998 con la ridenominazione, e sono di nuovo quasi spariti.

Il collezionismo

Le monete comuni del 1961-91 valgono pochi centesimi, e i sacchetti da un chilo si vendono ai turisti; le rarità sono altre: i copechi da 1958 di una serie mai emessa, le prove, i rubli del 1924 e del 1925, i 50 copechi del 1929 con pochi esemplari noti, le monete d’oro del 1923 e i pezzi con gli errori di conio, che superano le decine di migliaia di euro alle aste; i rubli commemorativi si vendono a pochi euro, le serie olimpiche d’oro e di platino al prezzo del metallo. Le monete sovietiche sono il collezionismo più diffuso dell’ex Unione, con i cataloghi e i mercatini in ogni città.

Curiosità

  • Le monete gialle da uno, due, tre e cinque copechi del 1961 pesavano esattamente uno, due, tre e cinque grammi: erano usate come pesi campione dai fotografi, dai farmacisti e nelle scuole.
  • Il rublo di Lenin del 1970, per il centenario, fu coniato in cento milioni di esemplari, la moneta commemorativa più diffusa della storia: si trova ancora oggi nei cassetti di ogni famiglia dell’ex URSS.
  • Le monete del 1958, una serie completa da un copeco a cinque rubli preparata per una riforma annullata, non furono mai emesse e i pochi esemplari sfuggiti alla fusione sono tra le rarità più care della numismatica sovietica.
  • Le monete della Banca di Stato del 1991, con il Cremlino al posto dello stemma dell’Unione, sono chiamate dai collezionisti «monete del golpe» perché uscirono nei mesi dell’agosto 1991: furono le ultime coniate con la sigla URSS.

Valutazione critica

Le monete sovietiche dicono l’economia in metallo: trent’anni senza cambiare disegno né valore, il cinque copechi del metrò come simbolo della stabilità, e poi l’inflazione che le rese carta straccia in un anno; le commemorative erano la propaganda in tasca e il collezionismo come unico investimento permesso. La moneta ferma era la promessa del sistema, e la promessa finì con il sistema.

I chili di copechi venduti ai turisti e le rarità del 1958 alle aste sono i due destini: l’abbondanza senza valore e il valore di ciò che il regime non fece circolare.

FAQ – Domande frequenti

Quali monete circolavano in URSS? Dal 1961 al 1991 i copechi da uno, due, tre e cinque in lega gialla, quelli da dieci, quindici, venti e cinquanta in cupronichel e il rublo, con lo stemma dell’Unione; i rubli commemorativi da un rublo entravano in circolazione dal 1965.

Quanto valgono oggi le monete sovietiche? Le monete comuni del 1961-91 pochi centesimi; i rubli commemorativi pochi euro; le rarità come le serie del 1958 mai emesse, i rubli del 1924-25 o le prove decine di migliaia di euro alle aste.

Che cos’era il červonec? La moneta d’oro da dieci rubli coniata nel 1923 con il seminatore, per la stabilizzazione dopo la guerra civile, e coniata di nuovo tra il 1975 e il 1982 solo per la vendita all’estero: i cittadini sovietici non potevano possederla.

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