Bandiera sovietica
UNIONESOVIETICA.COM
Storia critica dell’URSS: potere, società e conseguenze
Tutte le macro-categorie
Storia dell’Unione Sovietica Repubbliche sovietiche Demografia dell’URSS Politica e istituzioni Gulag, repressioni e dissenso Società e vita quotidiana Case, quartieri e architettura Religioni e rapporto con le Chiese Economia, risorse minerarie, lavoro e rublo Industria, fabbriche e marchi Treni, ferrovie e trasporti Forze armate, armamenti e deterrenza nucleare Guerre, conflitti e Guerra fredda Spazio, scienza e tecnologia Stampa, giornali, televisione e radio Cultura, spettacolo e sport Leader e personaggi Patto di Varsavia e paesi del blocco orientale Comunismo in Europa e rapporti con il PCI URSS nel mondo: Cuba, Africa e Asia Energia, ambiente e disastri Simboli, oggetti, primati e curiosità Indice completo

Mosca

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Capitale dell’URSS dal marzo 1918, Mosca fu il centro di un impero e la vetrina del sistema: il Cremlino e il mausoleo, la metropolitana più bella del mondo, i grattacieli staliniani, i quartieri di prefabbricati all’infinito. Fu anche la città dei privilegi, dei permessi di residenza e delle code, dove tutto il paese veniva a comprare quello che altrove non c’era.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Mosca
Mosca, lungofiume con un grattacielo staliniano in una sera d’inverno.

La nuova capitale

Il 12 marzo 1918 Lenin trasferì il governo da Pietrogrado, troppo vicina al fronte, a Mosca, che tornò capitale dopo due secoli. Il Cremlino divenne la sede del potere e la Piazza Rossa il palcoscenico delle parate; dal 1924 il mausoleo di Lenin ne fu il centro sacro. Negli anni Venti la città di un milione e mezzo di abitanti crebbe con gli operai delle nuove fabbriche e con la burocrazia, e i palazzi dei ricchi furono divisi in kommunalki.

Il piano del 1935

Il piano generale di ricostruzione voluto da Stalin trasformò Mosca a colpi di dinamite: la cattedrale di Cristo Salvatore fu fatta saltare nel dicembre 1931 per far posto al Palazzo dei soviet, un grattacielo di 415 metri con la statua di Lenin in cima che non fu mai costruito e il cui scavo ospitò dal 1960 una piscina all’aperto; centinaia di chiese furono demolite, le vie allargate, la Tverskaja ricostruita con palazzi monumentali. Nel 1935 aprì la metropolitana, con stazioni-palazzo di marmo e mosaici; tra il 1947 e il 1953 sorsero le sette torri staliniane, dall’Università sulle colline dei Passeri al ministero degli esteri.

La città chiusa e privilegiata

Vivere a Mosca richiedeva la propiska, il permesso di residenza, concesso con il contagocce; i «limitčiki», operai assunti con permessi temporanei, costruivano la città senza poterne diventare cittadini. In cambio Mosca aveva la prima categoria di rifornimento: nei suoi negozi arrivavano carne, salsicce e arance che nelle province non si vedevano, e ogni giorno treni e autobus vi portavano decine di migliaia di persone a fare la spesa. La nomenklatura viveva in un’altra città ancora: negozi riservati, dacie, cliniche del Cremlino.

La capitale del mondo socialista

Mosca ospitò nel 1957 il festival mondiale della gioventù, che portò in città decine di migliaia di stranieri e cambiò una generazione, nel 1980 le Olimpiadi boicottate dall’Occidente, per le quali furono costruiti stadi, alberghi e l’aeroporto Šeremet’evo-2, e ogni anno le parate del 1° maggio e del 7 novembre. La torre televisiva di Ostankino, 540 metri, e la mostra delle conquiste dell’economia, VDNCh, con i padiglioni delle repubbliche e la statua dell’operaio e della kolchoziana, erano le icone di un potere che si rappresentava come futuro.

Il 1991 e dopo

Nell’agosto 1991 Mosca fu il teatro del golpe e della sua sconfitta, davanti alla Casa Bianca russa; nell’ottobre 1993 la stessa Casa Bianca fu presa a cannonate dai carri di El’cin. La città è passata da 8,9 milioni di abitanti nel 1989 a oltre 13, ha ricostruito la cattedrale di Cristo Salvatore, riempito il centro di grattacieli e conservato il mausoleo, le stelle rosse sulle torri del Cremlino e la maggior parte dei nomi sovietici della metropolitana.

Curiosità

  • La cattedrale di Cristo Salvatore, demolita nel 1931, fu sostituita per trent’anni dalla piscina Moskva, la più grande del mondo all’aperto, e ricostruita identica negli anni Novanta.
  • Il 7 novembre 1941, con i tedeschi a trenta chilometri, la parata sulla Piazza Rossa si svolse ugualmente: i reparti sfilarono e proseguirono direttamente verso il fronte.
  • L’orsetto Miša, mascotte delle Olimpiadi del 1980, fu il primo personaggio commerciale dell’URSS, stampato su milioni di oggetti.
  • L’anello autostradale MKAD, aperto nel 1962, segnò per decenni il confine della città: fuori dall’anello finiva Mosca e finivano i rifornimenti.

Valutazione critica

Mosca fu la rappresentazione in pietra del sistema: monumentale nel centro, uniforme nelle periferie, chiusa a chi non aveva il permesso, privilegiata rispetto a un paese che la manteneva. La sua bellezza sovietica, dalla metropolitana alle torri, fu pagata dalle chiese distrutte, dai contadini delle province che vi venivano a comprare il cibo e dagli operai senza residenza che la costruirono.

La Mosca di oggi ha conservato i simboli dell’URSS accanto ai grattacieli del capitalismo di Stato: una continuità che dice molto della Russia post-sovietica.

FAQ – Domande frequenti

Da quando Mosca è capitale? Dal 12 marzo 1918, quando il governo bolscevico la scelse al posto di Pietrogrado; lo era già stata fino al 1712.

Quanti abitanti aveva? Circa 8,9 milioni nel 1989, secondo il censimento; oggi supera i tredici milioni nei confini amministrativi.

Che cos’era la propiska? Il permesso di residenza obbligatorio, introdotto nel 1932: senza propiska non si poteva abitare né lavorare legalmente a Mosca, e ottenerla era difficilissimo.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

Altri articoli della stessa sottosezione