Russia
Approfondimento storico in una prospettiva critica
La Repubblica socialista federativa sovietica russa, RSFSR, era la prima e la più grande delle quindici repubbliche: tre quarti del territorio, metà della popolazione, la capitale e il centro del potere. Era anche l’unica senza istituzioni nazionali proprie, perché la Russia era l’Unione. Il 12 giugno 1990 dichiarò la propria sovranità; un anno e mezzo dopo ne ereditò l’intero lascito.
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La repubblica
Con 17 milioni di chilometri quadrati e 147 milioni di abitanti nel 1989, la RSFSR andava dal Baltico al Pacifico e comprendeva sedici repubbliche autonome, dal Tatarstan alla Cecenia, e decine di nazionalità; i russi erano l’82 per cento della sua popolazione e il 51 per cento di quella sovietica. Nata nel 1917 come primo Stato bolscevico, fondò l’Unione nel 1922 con Ucraina, Bielorussia e Transcaucasia e le diede la capitale, la lingua, l’esercito e l’apparato.
La Russia dentro l’Unione
Paradossalmente la Russia era la repubblica con meno istituzioni: fino al 1990 non ebbe un proprio partito comunista, né una propria accademia delle scienze, né un KGB repubblicano, perché quelli dell’Unione ne facevano le veci. Il russo era la lingua dello Stato, dell’esercito e della carriera; i russi erano il «fratello maggiore» della famiglia dei popoli, il popolo che Stalin brindò nel 1945 come «la nazione più eminente». La russificazione avanzò nelle altre repubbliche, ma i russi delle province pagarono come tutti: le regioni russe della «terra nera» furono tra le più povere dell’Unione, e le città russe di provincia le peggio rifornite.
Il nazionalismo russo
Dagli anni Sessanta una corrente nazionalista e ortodossa, tollerata dal regime nella «prosa di villaggio» di scrittori come Rasputin e Belov, cominciò a lamentare lo sfruttamento della Russia da parte dell’Unione e delle sue periferie; Solženicyn, nella «Lettera ai dirigenti» del 1973, propose di lasciare le repubbliche per salvare la Russia. Negli anni Ottanta l’idea che la Russia sovvenzionasse gli altri, e che dovesse smettere, divenne una forza politica.
La sovranità
Nel maggio 1990 El’cin fu eletto presidente del Soviet supremo russo e il 12 giugno il parlamento proclamò la sovranità della RSFSR e la supremazia delle sue leggi su quelle dell’Unione: la «guerra delle leggi» tra Mosca e Mosca era cominciata. Nel giugno 1990 nacque un partito comunista russo, di orientamento conservatore. Il 12 giugno 1991 El’cin fu eletto presidente della Russia a suffragio universale, il primo capo di Stato russo scelto dal voto. Fu la Russia, non le periferie, a dissolvere l’Unione: senza El’cin a Belaveža l’URSS non sarebbe finita così.
Dopo il 1991
La Federazione Russa ereditò il seggio all’ONU, l’arsenale nucleare, i debiti e l’impossibile compito di diventare uno Stato nazionale dopo essere stata un impero. Gli anni Novanta portarono la crisi costituzionale del 1993, risolta a cannonate, la guerra in Cecenia, il crollo economico e la nascita degli oligarchi; dal 2000 il potere si è ricentralizzato intorno a Putin, e la nostalgia dell’Unione è diventata politica estera.
Curiosità
- Il 12 giugno, giorno della dichiarazione di sovranità del 1990, è la festa nazionale della Russia, il «Giorno della Russia».
- La bandiera della RSFSR era rossa con una striscia azzurra verticale lungo l’asta; il tricolore bianco-blu-rosso tornò ufficiale nell’agosto 1991.
- Dal 1990 al 2000 l’inno russo fu la «Canzone patriottica» di Glinka, senza parole: nessun testo fu mai approvato.
- Nel 1922 la RSFSR aveva già dentro di sé la Kirghisia, il Turkestan e altre entità che sarebbero diventate repubbliche federate solo negli anni Venti e Trenta.
Valutazione critica
La Russia fu il centro e la vittima dell’Unione insieme: dominò le altre repubbliche, impose la sua lingua e i suoi quadri, e nello stesso tempo vide le proprie campagne spopolate, le proprie città di provincia più povere di Tbilisi o Tallinn, la propria identità dissolta nell’identità sovietica. Il nazionalismo russo degli anni Ottanta nacque da questo risentimento, e fu decisivo nel far cadere l’Unione.
La Russia post-sovietica non ha sciolto il nodo: non è riuscita a essere né un impero né uno Stato nazionale, e la guerra in Ucraina è l’esito di questa irresolutezza.
FAQ – Domande frequenti
Che cos’era la RSFSR? La Repubblica socialista federativa sovietica russa: la repubblica russa dell’URSS, nata nel 1917, la più grande per territorio e popolazione.
La Russia aveva istituzioni proprie? Meno delle altre repubbliche: niente partito comunista russo fino al 1990, niente accademia delle scienze né KGB repubblicano. Le istituzioni dell’Unione facevano le sue veci.
Quando divenne indipendente? Dichiarò la sovranità il 12 giugno 1990 e divenne di fatto uno Stato con la dissoluzione dell’URSS nel dicembre 1991, di cui è lo «Stato continuatore».
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