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Persecuzioni religiose

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Centomila religiosi uccisi, decine di migliaia di chiese, moschee, sinagoghe e templi chiusi o distrutti, intere confessioni sciolte per decreto, popoli deportati con i loro sacerdoti: la persecuzione religiosa sovietica fu la più vasta del Novecento e colpì tutte le fedi, con tre fasi, la distruzione degli anni Venti e Trenta, il compromesso controllato del dopoguerra, la nuova ondata di Chruščëv, e una costante, il potere che decideva chi potesse credere e come.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Persecuzioni Religiose
Demolizione del campanile di una chiesa negli anni Trenta: gru, operai e folla.

Le basi giuridiche

Il decreto del 1918 privò le comunità religiose della personalità giuridica e dei beni; la legge del 1929 sulle associazioni religiose, in vigore fino al 1990, permise solo il culto dentro edifici registrati, vietò l’insegnamento ai minori, la beneficenza, le biblioteche e ogni attività fuori dalle mura, e sottopose ogni comunità a una registrazione che lo Stato poteva negare. Gli articoli del codice penale sulla «violazione delle leggi sui culti» e sulla propaganda antisovietica fornirono le condanne; i decreti di deportazione e le troike il resto.

La distruzione

Tra il 1918 e il 1941 la persecuzione fu fisica: la commissione governativa russa ha stimato in circa duecentomila i religiosi di tutte le fedi uccisi nel periodo sovietico, in gran parte tra il 1918 e il 1941, e nel solo 1937 furono fucilati 85.000 ecclesiastici ortodossi. Delle 54.000 chiese ortodosse del 1917 ne restavano aperte poche centinaia nel 1939; delle 25.000 moschee, poche centinaia; i monasteri buddhisti sparirono tutti, le sinagoghe quasi tutte, le chiese luterane e cattoliche della Russia nella totalità. Le Solovki, il primo campo, furono in gran parte una prigione per il clero.

Il compromesso e il controllo

Dal 1943 lo Stato passò dalla distruzione al controllo: patriarcato, direzioni spirituali musulmane, Unione battista, Direzione buddhista, tutti con dirigenti nominati d’intesa con il Consiglio per gli affari religiosi e sorvegliati dalla polizia politica; nello stesso tempo la Chiesa greco-cattolica ucraina fu sciolta nel 1946, i testimoni di Geova deportati nel 1951, le confessioni non registrate perseguite. Il credente registrato poteva pregare; il credente attivo, che catechizzava i figli o distribuiva Bibbie, era un criminale.

La campagna di Chruščëv

Tra il 1959 e il 1964 la persecuzione riprese in nome della scienza: metà delle chiese ortodosse chiuse, i seminari ridotti da otto a tre, i monasteri da decine a poche unità, la tassazione punitiva dei preti, i processi ai «parassiti» religiosi, i bambini tolti ai genitori battisti in alcuni casi, la chiusura della lavra di Kiev; i battisti non registrati e i pentecostali riempirono i campi della Mordovia. Fu l’ultima grande ondata; sotto Brežnev la persecuzione divenne amministrativa e selettiva, con la psichiatria e il confino per i dissidenti religiosi.

Il bilancio e il dopo

Nel 1990 la legge sulla libertà di coscienza abolì il sistema del 1929; nel 2000 la Chiesa ortodossa canonizzò oltre mille «nuovi martiri», e le altre confessioni hanno ricostruito la propria memoria. La Russia attuale ha però ripreso strumenti sovietici: la legge del 2016 contro la predicazione non autorizzata, il divieto dei testimoni di Geova del 2017 con centinaia di condannati, la persecuzione dei musulmani accusati di estremismo e, nei territori ucraini occupati, la repressione delle Chiese ucraine e protestanti.

Curiosità

  • Il Consiglio per gli affari religiosi, creato nel 1965 dalla fusione dei consigli per la Chiesa ortodossa e per i culti, decideva la registrazione di ogni comunità e la nomina di ogni dirigente: era il ministero del controllo delle fedi.
  • La legge del 1929 restò in vigore per sessantun anni: fino al 1990 insegnare il catechismo ai propri figli in gruppo era un reato.
  • Nel 1961 le autorità chiusero la lavra delle Grotte di Kiev, il monastero più antico della Russia, riaperta nel 1988; la lavra della Trinità di Sergiev Posad restò l’unica grande sede monastica aperta.
  • La commissione governativa russa per la riabilitazione delle vittime ha stimato nel 1995 in circa duecentomila i religiosi uccisi e in mezzo milione gli arrestati nel periodo sovietico.

Valutazione critica

La persecuzione religiosa sovietica non fu un eccesso del terrore ma una politica costante, cambiata di intensità e mai di direzione: distruggere ciò che non si poteva controllare, controllare ciò che sopravviveva. Colpì allo stesso modo i patriarchi e i lama, i mullah e i pastori battisti, e produsse il più grande numero di martiri religiosi della storia moderna.

Il fatto che la Russia di oggi persegua le minoranze religiose con leggi che ricordano quella del 1929, con il consenso della Chiesa un tempo perseguitata, mostra quanto poco quella storia sia stata elaborata.

FAQ – Domande frequenti

Quanti religiosi furono uccisi in URSS? Circa duecentomila di tutte le fedi secondo la commissione governativa russa del 1995, in gran parte tra il 1918 e il 1941; nel solo 1937 furono fucilati 85.000 ecclesiastici ortodossi.

Quali religioni furono perseguitate? Tutte: ortodossi, cattolici, protestanti, musulmani, ebrei, buddhisti e le confessioni minori. La Chiesa greco-cattolica ucraina fu sciolta per decreto nel 1946, i testimoni di Geova deportati nel 1951.

Quando finì la persecuzione? Con la legge sulla libertà di coscienza del 1990, che abolì il sistema di controllo del 1929; in Russia alcune restrizioni sono tornate con le leggi del 1997, 2016 e 2017.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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