Sanità
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il primo sistema sanitario nazionale del mondo, gratuito e universale, fu quello sovietico: il modello Semaško del 1918 sconfisse le epidemie, portò i medici nei villaggi e la speranza di vita ai livelli occidentali in una generazione. Poi si fermò: attrezzature vecchie, farmaci introvabili, medici pagati meno degli autisti, cliniche riservate alla nomenklatura, statistiche nascoste. Il suo crollo negli anni Novanta costò milioni di vite.
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Il modello Semaško
Nikolaj Semaško, primo commissario alla sanità dal 1918, costruì un sistema unico al mondo: cure gratuite per tutti, finanziate dal bilancio dello Stato, con una rete gerarchica dai punti di pronto soccorso dei villaggi, affidati ai feldscer, i paramedici, ai policlinici di quartiere e agli ospedali di città, e con la prevenzione al centro: vaccinazioni obbligatorie, controlli sanitari nelle fabbriche e nelle scuole, dispensari. Fu il modello a cui guardarono il servizio sanitario britannico del 1948 e i paesi del Terzo mondo.
I risultati
Le epidemie di tifo, colera e malaria che avevano devastato la Russia furono debellate negli anni Trenta; il vaiolo scomparve nel 1936, la poliomielite fu fermata nel 1959-60 con la campagna di vaccinazione di massa con il vaccino Sabin prodotto a Mosca da Čumakov, che poi fornì il vaccino al mondo. La mortalità infantile scese, la speranza di vita passò dai 44 anni del 1926 a quasi 70 nel 1965. Il numero di medici per abitante e di posti letto fu tra i più alti del mondo.
I limiti
La sanità assorbiva circa il 3 per cento del prodotto, meno della metà dell’Occidente: ospedali con reparti da venti letti, attrezzature degli anni Cinquanta, siringhe riutilizzate, farmaci moderni introvabili, anestesie insufficienti. I medici, per tre quarti donne, guadagnavano meno degli operai, e le cure decenti si ottenevano con un regalo, il «blat» o l’accesso alle cliniche riservate: il Quarto dipartimento del ministero curava la nomenklatura con medicine e apparecchi occidentali. L’aborto era il metodo contraccettivo, l’odontoiatria un incubo, la psichiatria uno strumento politico.
Il declino
Dalla metà degli anni Sessanta gli indicatori peggiorarono: la speranza di vita maschile scese, la mortalità infantile risalì, e nel 1975 il governo smise di pubblicare i dati. L’alcol, il fumo, le malattie cardiovascolari e gli incidenti non trovavano risposta in un sistema fatto per le infezioni; Chernobyl nel 1986 mostrò l’impreparazione, e l’AIDS, negato come malattia occidentale, entrò negli ospedali sovietici nel 1988 con il contagio di decine di bambini a Elista per siringhe riutilizzate.
Dopo il 1991
Il crollo dei finanziamenti negli anni Novanta produsse in Russia una catastrofe sanitaria, con la speranza di vita maschile a 57 anni nel 1994 e il ritorno di tubercolosi e difterite; l’assistenza gratuita è sopravvissuta sulla carta e i pagamenti informali sono diventati la norma. I paesi baltici hanno ricostruito sistemi europei; l’Asia centrale ha perso gran parte della rete. Il modello Semaško resta il riferimento dei sistemi sanitari pubblici, ma nella versione sovietica aveva dimostrato che l’universalità senza risorse è una promessa.
Curiosità
- Il vaccino antipolio orale che ha eliminato la malattia in gran parte del mondo fu prodotto in massa per la prima volta a Mosca nel 1959: milioni di bambini sovietici lo ricevettero prima degli americani.
- Nel 1988 a Elista, in Calmucchia, oltre settanta bambini furono contagiati dall’HIV nell’ospedale locale per l’uso di siringhe non sterilizzate: fu il primo scandalo sanitario della glasnost.
- L’URSS aveva quattro medici ogni mille abitanti, più degli Stati Uniti, ma uno stipendio medico era inferiore a quello di un autista di autobus.
- Le «gite di salute» nei sanatori, con le cure termali e le passeggiate misurate, erano prescritte dal medico e pagate dal sindacato: la vacanza era una terapia.
Valutazione critica
La sanità sovietica fu una promessa mantenuta a metà: l’universalità e la prevenzione furono reali e vinsero le malattie della povertà, ma il sistema restò fermo agli anni Cinquanta, incapace di curare le malattie della modernità e piegato dalla stessa gerarchia di privilegi di tutto il resto. Quando i dati peggiorarono, il regime scelse di nasconderli.
Il crollo degli anni Novanta non fu solo colpa della transizione: un sistema che dipendeva interamente dallo Stato morì con lo Stato, e milioni di persone pagarono il conto di trent’anni di rinvii.
FAQ – Domande frequenti
La sanità sovietica era gratuita? Sì, per tutti e a ogni livello, dal 1918; nella pratica le cure migliori si ottenevano con regali, favori o con l’accesso alle cliniche riservate ai dirigenti.
Quali furono i successi? La sconfitta delle epidemie, l’eradicazione del vaiolo nel 1936, la campagna antipolio del 1959-60, l’aumento della speranza di vita fino a quasi 70 anni nel 1965.
Perché il sistema declinò? Per il sottofinanziamento, l’arretratezza tecnologica, l’incapacità di affrontare alcol e malattie cardiovascolari e la scelta del regime di nascondere i dati invece di intervenire.
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