URSS e Stati Uniti
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Riconosciuta da Roosevelt nel 1933, alleata nel 1941 con i camion e le scatolette americane, nemica dal 1947 per quarant’anni con il rischio della guerra nucleare a Berlino, in Corea e a Cuba, l’Unione Sovietica visse la sua storia in rapporto agli Stati Uniti: la gara delle bombe, dei missili e dei satelliti, la cucina di Chruščëv e Nixon, i grani e la Pepsi, i vertici di Nixon e Brežnev, l’«impero del male» di Reagan e la stretta di mano con Gorbačëv. Nel 1991 gli americani vinsero senza sparare; la Russia di oggi non lo ha accettato.
In questa pagina
Dal 1917 al 1945
Gli Stati Uniti non riconobbero il governo bolscevico fino al novembre 1933, quando Roosevelt scambiò le note con Litvinov per il commercio e il Giappone; gli ingegneri americani costruirono intanto Magnitogorsk, la GAZ e la diga del Dnepr, e la carestia e il terrore furono ignorati dai corrispondenti come Duranty. Il 22 giugno 1941 li rese alleati: la legge affitti e prestiti mandò all’URSS undici miliardi di dollari di camion, aerei, cibo e acciaio, Roosevelt e Stalin si incontrarono a Teheran e a Jalta, e nel 1945 le truppe si strinsero la mano sull’Elba; la bomba di Hiroshima, che Stalin conosceva dalle spie, aprì l’epoca successiva.
La Guerra fredda
Il telegramma di Kennan del 1946, la dottrina Truman del 1947 e il piano Marshall, il blocco di Berlino del 1948-49 e il ponte aereo, la NATO, la bomba sovietica del 1949 e la Corea del 1950-53 fissarono il confronto, con il maccartismo in America e la caccia alle spie; la morte di Stalin, la visita di Chruščëv negli Stati Uniti nel 1959 con il «dibattito in cucina» con Nixon a Mosca, l’U-2 abbattuto nel 1960, il Muro nel 1961 e nell’ottobre 1962 i missili a Cuba, tredici giorni in cui il mondo aspettò: Kennedy e Chruščëv trattarono in segreto, il telefono rosso e il trattato sui test del 1963 furono le conseguenze.
La distensione
Nixon a Mosca nel maggio 1972, con il SALT I e il trattato ABM, il grano venduto all’URSS che fece salire i prezzi in America, la Pepsi in cambio della vodka, Brežnev negli Stati Uniti nel 1973, l’Apollo-Sojuz del 1975, Helsinki, il SALT II firmato a Vienna nel 1979 da Carter e Brežnev che si abbracciarono: la distensione fu la coesistenza tra due potenze che si riconoscevano pari, con i dissidenti e i diritti umani come argomento americano e l’Angola e l’Etiopia come terreno di scontro. L’Afghanistan del dicembre 1979 la chiuse, con il boicottaggio delle Olimpiadi e l’embargo sul grano.
Reagan e Gorbačëv
Reagan chiamò l’URSS «impero del male» nel marzo 1983, lanciò le guerre stellari e gli euromissili, e il 1983 fu l’anno del Boeing coreano e degli allarmi nucleari; poi con Gorbačëv i vertici di Ginevra del 1985, di Reykjavik del 1986, di Washington del 1987 con il trattato INF e di Mosca del 1988, in cui Reagan disse che l’impero del male apparteneva «a un’altra epoca», e Malta nel dicembre 1989 con Bush, che dichiarò finita la Guerra fredda. Gli americani sostennero Gorbačëv fino alla fine e trattarono con El’cin dopo: nel 1991 il nemico si sciolse, e Washington fu presa alla sprovvista.
Dopo il 1991
Gli anni Novanta furono la partnership: gli aiuti, il programma Nunn-Lugar per le armi, gli economisti americani a Mosca, El’cin e Clinton, la NATO che si allargava mentre la Russia protestava; Putin fu il primo a chiamare Bush l’11 settembre, e poi l’Iraq, la Georgia, il «reset» di Obama, la Crimea, le sanzioni, le interferenze del 2016, l’Ucraina dal 2022 con gli Stati Uniti a fornire le armi contro l’esercito erede di quello sovietico. La Russia legge il 1991 come una sconfitta inflitta dall’America e l’America come una vittoria senza guerra: le due letture sono ancora in campo.
Curiosità
- Nel «dibattito in cucina» del luglio 1959, nella cucina modello della mostra americana a Mosca, Nixon e Chruščëv discussero di lavatrici e di missili davanti alle telecamere: Chruščëv promise che i nipoti degli americani avrebbero vissuto nel comunismo.
- Il «grande furto del grano» del 1972: l’URSS comprò in segreto un quarto del raccolto americano a prezzi sovvenzionati, prima che il mercato sapesse dei suoi cattivi raccolti, e il prezzo del pane negli Stati Uniti salì.
- Nel marzo 1983, davanti agli evangelici di Orlando, Reagan definì l’URSS «impero del male»; nel maggio 1988, sulla Piazza Rossa, alla domanda se lo pensasse ancora rispose che parlava «di un’altra epoca».
- Il telefono rosso tra Cremlino e Casa Bianca, istituito dopo Cuba nel 1963, non era né rosso né un telefono: era una telescrivente, e il primo messaggio americano fu una frase di prova con tutte le lettere dell’alfabeto.
Valutazione critica
Il rapporto con gli Stati Uniti fu la misura dell’Unione: la superpotenza che si definiva contro l’America, la raggiunse nelle bombe e nei missili e non nel benessere, e perse la gara quando i cittadini videro i supermercati. La Guerra fredda fu vinta dall’economia e non dalle armi, e i dirigenti sovietici lo capirono con Gorbačëv, troppo tardi per l’Unione.
La lettura russa del 1991 come sconfitta inflitta da Washington, e non come scelta dei propri popoli, è la radice del revanscismo di Putin: l’America ha vinto una guerra che non ha combattuto, e la Russia la combatte adesso.
FAQ – Domande frequenti
Quando gli Stati Uniti riconobbero l’URSS? Il 16 novembre 1933, con Roosevelt, sedici anni dopo la rivoluzione; prima gli affari e gli ingegneri americani erano già in URSS a costruire le fabbriche dei piani quinquennali.
Quale fu il momento più pericoloso? La crisi dei missili di Cuba nell’ottobre 1962, tredici giorni in cui Kennedy e Chruščëv sfiorarono la guerra nucleare; il 1983, con gli euromissili e gli allarmi, fu il secondo momento critico.
Come finì la Guerra fredda? Con i vertici tra Reagan e Gorbačëv dal 1985 al 1988, il trattato INF del 1987 e la dichiarazione di Malta del dicembre 1989 tra Bush e Gorbačëv; l’URSS si sciolse nel 1991 senza una guerra.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.