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Vilnius

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Polacca fra le due guerre, ebraica per secoli, lituana e sovietica dal 1940, Vilnius cambiò popolazione due volte in dieci anni: gli ebrei sterminati a Ponary, i polacchi espulsi nel dopoguerra, i lituani e i russi arrivati dopo. Capitale della Lituania sovietica, fu il teatro della strage della torre televisiva del 13 gennaio 1991; oggi la sede del KGB è un museo con le celle intatte.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Vilnius
Vilnius, vicolo acciottolato del centro storico con una chiesa barocca e una Žiguli parcheggiata.

Tre città in una

Wilno per i polacchi, Vilne per gli ebrei che ne facevano la «Gerusalemme del Nord», Vilnius per i lituani che la rivendicavano come capitale storica: nel 1939 la città apparteneva alla Polonia e i lituani erano una piccola minoranza. Nell’ottobre 1939 l’URSS, che l’aveva occupata, la consegnò alla Lituania in cambio di basi militari; nel giugno 1940 se la riprese con tutto il paese.

La guerra

Sotto l’occupazione tedesca, dal giugno 1941 al luglio 1944, i circa 60.000 ebrei di Vilnius furono chiusi nel ghetto e in gran parte fucilati nella foresta di Ponary, alla periferia, insieme a decine di migliaia di altri ebrei, polacchi e prigionieri sovietici: circa centomila morti in tre anni. La resistenza del ghetto e i partigiani della foresta di Rudniki sono ricordati da pochi sopravvissuti. Alla liberazione sovietica, nel luglio 1944, la città era al 40 per cento in rovina.

La città sovietica

Tra il 1945 e il 1947 quasi tutti i polacchi rimasti, più di centomila, furono «rimpatriati» in Polonia; al loro posto arrivarono lituani dalle campagne e russi. Vilnius divenne una capitale sovietica: la fabbrica di macchine utensili, le industrie elettroniche, i quartieri modello come Lazdynai, premiato con il premio Lenin nel 1974, il Palazzo dello sport del 1971 costruito sul cimitero ebraico, la torre della televisione del 1980. Nel 1989 la città aveva 580.000 abitanti, per metà lituani, con forti minoranze russe e polacche. Il centro storico barocco, con decine di chiese chiuse o trasformate in magazzini, fu lasciato deperire.

Il 13 gennaio 1991

Dopo la dichiarazione di indipendenza del marzo 1990 Vilnius visse un anno sotto minaccia. Nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 1991 le truppe sovietiche occuparono la sede della televisione e assaltarono la torre, difesa da una folla disarmata: quattordici civili morirono, schiacciati dai carri o colpiti dai proiettili, e oltre seicento furono feriti. Il parlamento, circondato da barricate e da migliaia di persone, non fu attaccato; il mondo vide le immagini e il Cremlino si fermò. Nell’agosto 1991 l’indipendenza fu riconosciuta.

Vilnius oggi

Il centro storico è patrimonio UNESCO dal 1994 e le chiese sono tornate al culto; la sede del KGB sul viale Gediminas ospita il museo delle occupazioni e delle lotte per la libertà, con le celle e la stanza delle esecuzioni; nel 2015 le statue sovietiche del Ponte verde sono state rimosse. La città ospita dal 2020 gli esuli bielorussi e dal 2022 quelli russi; Ponary e il ghetto sono ricordati con memoriali che il paese ha impiegato decenni a costruire.

Curiosità

  • Il quartiere di Lazdynai, costruito negli anni Sessanta e Settanta con edifici bassi tra le pinete, fu il primo complesso residenziale sovietico a ricevere il premio Lenin.
  • Le quattro statue sovietiche del Ponte verde, operai, contadini, soldati e studenti, restarono al loro posto fino al 2015, quando furono rimosse «per restauro» e mai rimesse.
  • Nel museo del KGB si visita la cella acustica imbottita, la cella d’acqua e la stanza in cui furono fucilate oltre mille persone tra il 1944 e i primi anni Sessanta.
  • La torre della televisione, 326 metri, ha un ristorante girevole e un memoriale ai quattordici morti del 1991 alla base.

Valutazione critica

Vilnius è la città in cui il Novecento ha cambiato gli abitanti: gli ebrei uccisi, i polacchi mandati via, i lituani e i russi portati dentro, tutto in un decennio e per decisione di due totalitarismi. La città sovietica costruita sopra quelle assenze fu ordinata e moderna, e silenziosa sul proprio passato: il Palazzo dello sport sul cimitero ebraico ne è il simbolo.

Il 13 gennaio 1991 la stessa città ha fermato i carri armati con i corpi dei propri cittadini, e ha vinto: la memoria di quella notte è oggi il fondamento dello Stato lituano.

FAQ – Domande frequenti

Perché Vilnius era polacca tra le due guerre? Perché la Polonia la occupò nel 1920 e la annesse nel 1922; la Lituania, che la considerava la propria capitale storica, non la riconobbe mai e la ricevette dall’URSS solo nell’ottobre 1939.

Che cosa accadde a Ponary? Nella foresta di Ponary, alla periferia di Vilnius, tra il 1941 e il 1944 i tedeschi e i collaborazionisti lituani uccisero circa centomila persone, in maggioranza ebrei della città e della regione.

Quanti morirono il 13 gennaio 1991? Quattordici civili, tredici quella notte e uno nei giorni seguenti per le ferite, oltre a un ufficiale sovietico; i feriti furono più di seicento.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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