Assedio di Leningrado
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Dall’8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944, 872 giorni, Leningrado fu accerchiata dai tedeschi e dai finlandesi e lasciata morire di fame: oltre 800.000 civili, forse un milione, morirono per le strade e nelle case, con la razione di 125 grammi di pane nell’inverno 1941-42 e la sola «strada della vita» sul ghiaccio del Ladoga. Fu il più grande massacro per fame di una città nella storia moderna, e il regime sovietico ne gestì l’evacuazione tardi e la memoria con sospetto.
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L’accerchiamento
La Wehrmacht arrivò alle porte della città in due mesi e mezzo, e l’8 settembre 1941, con la presa di Šlissel’burg, chiuse l’ultima via di terra mentre i finlandesi bloccavano il nord sull’istmo di Carelia; Hitler decise il 22 settembre di non prendere la città ma di cancellarla con la fame e i bombardamenti, rifiutando ogni resa. Dentro restavano circa 2,5 milioni di civili, con l’evacuazione ordinata troppo tardi dalla dirigenza di Ždanov, e le scorte alimentari distrutte dall’incendio dei magazzini Badaev.
La fame
Le razioni di pane, con farina tagliata con cellulosa e crusca, scesero il 20 novembre 1941 a 250 grammi per gli operai e 125 per impiegati, familiari e bambini; in dicembre e gennaio la mortalità superò i centomila al mese, con la gente che moriva in coda, in casa, sui marciapiedi, e i cadaveri trascinati sulle slitte al cimitero di Piskarëvskoe, dove furono sepolti in fosse comuni. Si mangiarono colla, cuoio, animali domestici; furono documentati oltre duemila casi di cannibalismo, puniti dalla polizia. Nel frattempo le mense speciali della nomenklatura continuarono a funzionare.
La strada della vita
L’unica via era il lago Ladoga: navi d’estate e, dal 22 novembre 1941, la «strada della vita» sul ghiaccio, con i camion sotto il fuoco tedesco che portavano cibo e portavano via gli evacuati, oltre un milione di persone nel 1942. In gennaio 1943 l’operazione «Iskra» aprì un corridoio di terra lungo il Ladoga e una ferrovia sotto il tiro nemico; la città continuò a produrre carri e munizioni con gli operai morenti, e il 9 agosto 1942 l’orchestra della radio eseguì la Settima sinfonia di Šostakovič, trasmessa dagli altoparlanti verso le linee tedesche.
La liberazione
Il 27 gennaio 1944 l’offensiva di Leningrado-Novgorod respinse i tedeschi e la città sparò il saluto della liberazione: erano sopravvissuti circa 600.000 abitanti dei 2,5 milioni dell’inizio. La Finlandia uscì dalla guerra nel settembre 1944. Le vittime civili dell’assedio sono stimate tra 800.000 e oltre un milione, in gran parte nel primo inverno; a Piskarëvskoe riposano 420.000 civili e 50.000 soldati.
La memoria
Il regime celebrò l’eroismo e nascose la fame: il Museo della difesa di Leningrado, aperto nel 1946, fu chiuso nel 1949 con l’«affare di Leningrado» e i suoi curatori arrestati, perché la memoria della città era sospetta a Stalin; il memoriale di Piskarëvskoe fu inaugurato solo nel 1960 e il «Libro dell’assedio» di Granin e Adamovič, del 1979, fu censurato. La Germania ha riconosciuto la responsabilità con aiuti ai sopravvissuti nel 2019; un tribunale russo ha dichiarato l’assedio genocidio nel 2022. Putin, nato a Leningrado da genitori sopravvissuti, ne ha fatto un fondamento del proprio racconto.
Curiosità
- Gli scienziati dell’istituto Vavilov morirono di fame nei loro uffici accanto alla più grande collezione di semi del mondo, che custodivano senza toccarla: le loro storie sono state raccolte dopo la guerra.
- Tanja Savičeva, undici anni, annotò su un quaderno le morti dei familiari uno dopo l’altro fino a «sono rimasta sola Tanja»; morì nel 1944 dopo l’evacuazione, e il quaderno è al museo.
- La Settima sinfonia di Šostakovič fu eseguita il 9 agosto 1942 da un’orchestra di musicisti affamati integrata da soldati, mentre l’artiglieria sovietica bombardava i tedeschi per impedire che disturbassero il concerto.
- Le mense riservate ai dirigenti del partito di Leningrado funzionarono per tutto l’assedio: i diari dei funzionari registrano pasti completi nei giorni in cui la città moriva.
Valutazione critica
L’assedio di Leningrado fu un crimine nazista, deciso a tavolino, e una responsabilità sovietica: l’evacuazione tardiva, i magazzini non dispersi, le mense della nomenklatura e il silenzio successivo sono parte della storia quanto l’eroismo dei sopravvissuti. Un milione di civili morì per una decisione di Hitler e per l’incapacità e l’indifferenza di chi doveva proteggerli.
Il regime che chiuse il museo dell’assedio nel 1949 e la Russia che lo dichiara genocidio nel 2022 usano la stessa memoria in modi opposti: come minaccia e come argomento. La verità sta nei quaderni come quello di Tanja Savičeva.
FAQ – Domande frequenti
Quanto durò l’assedio di Leningrado? 872 giorni, dall’8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944; il corridoio di terra fu aperto nel gennaio 1943, ma l’accerchiamento finì solo un anno dopo.
Quante persone morirono? Tra 800.000 e oltre un milione di civili, in maggioranza di fame nell’inverno 1941-42; a Piskarëvskoe sono sepolti 420.000 civili e 50.000 soldati.
Che cos’era la strada della vita? La via di rifornimento sul ghiaccio del lago Ladoga, aperta il 22 novembre 1941, con i camion che portavano cibo in città e ne evacuavano gli abitanti sotto il fuoco tedesco.
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