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Katyn’

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Nella primavera del 1940 l’NKVD fucilò con un colpo alla nuca 21.857 ufficiali, poliziotti e funzionari polacchi prigionieri dell’URSS, nella foresta di Katyn’, a Kalinin e a Char’kov, per decisione del Politburo firmata da Stalin il 5 marzo. I tedeschi scoprirono le fosse nel 1943 e l’Unione Sovietica accusò loro per cinquant’anni, fino all’ammissione di Gorbačëv nel 1990. Il nome Katyn’ è diventato quello di tutto il massacro, e di una menzogna di Stato.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Katyn
Stalingrado, 1942: una strada in rovina, edifici sventrati, soldati sovietici tra le macerie.

I prigionieri

Con l’invasione della Polonia orientale del settembre 1939 l’Armata Rossa catturò circa 250.000 soldati polacchi; i soldati semplici furono in gran parte rilasciati o consegnati ai tedeschi, gli ufficiali, i poliziotti, le guardie di frontiera e i funzionari, l’élite dello Stato polacco, furono concentrati nei campi speciali di Kozel’sk, Starobel’sk e Ostaškov, quasi 15.000 uomini, mentre altri 7.000 erano nelle carceri dell’Ucraina e della Bielorussia occidentali. Molti erano riservisti: medici, avvocati, insegnanti, ingegneri, sacerdoti.

La decisione

Il 5 marzo 1940 Berija propose al Politburo di «esaminare in procedura speciale» e fucilare i prigionieri, «nemici inveterati del potere sovietico»; Stalin, Vorošilov, Molotov e Mikojan firmarono, Kalinin e Kaganovič approvarono per telefono. Tra aprile e maggio le vittime furono trasferite a gruppi con i treni: quelli di Kozel’sk furono uccisi nella foresta di Katyn’ presso Smolensk, 4.421; quelli di Ostaškov nel palazzo dell’NKVD di Kalinin e sepolti a Mednoe, 6.311; quelli di Starobel’sk a Char’kov, 3.820; gli altri 7.305 nelle carceri ucraine e bielorusse, in luoghi in parte ancora ignoti. Il boia Blochin, a Kalinin, sparava a duecento persone per notte.

La scoperta e la menzogna

Nell’aprile 1943 i tedeschi, occupata la regione di Smolensk, annunciarono la scoperta delle fosse di Katyn’ e invitarono una commissione internazionale della Croce rossa: il governo polacco in esilio chiese un’inchiesta e Stalin ruppe con esso le relazioni. Nel gennaio 1944 la commissione sovietica Burdenko attribuì il massacro ai tedeschi, datandolo al 1941; a Norimberga l’accusa sovietica tentò di includerlo tra i crimini nazisti e il tribunale lasciò cadere il punto. Per quarantasei anni la versione ufficiale fu quella, insegnata nelle scuole polacche del regime comunista, e chi la contestava era perseguitato.

La verità

Il 13 aprile 1990 l’agenzia TASS ammise che il massacro era stato opera dell’NKVD e Gorbačëv consegnò a Jaruzelski le liste; nell’ottobre 1992 El’cin fece consegnare a Varsavia la copia della decisione del 5 marzo 1940 con le firme. L’inchiesta militare russa fu chiusa nel 2004 senza riconoscere il genocidio e con gli atti secretati; la Duma ha approvato nel 2010 una dichiarazione che attribuisce la responsabilità a Stalin, e la Corte europea dei diritti umani nel 2012 ha condannato la Russia per il trattamento dei familiari. Il 10 aprile 2010 l’aereo con il presidente polacco Kaczyński e novantacinque persone, diretto alla commemorazione di Katyn’, si schiantò a Smolensk.

La memoria

I cimiteri di Katyn’, Mednoe e Char’kov, inaugurati nel 2000, portano i nomi delle vittime; il memoriale di Katyn’ è gestito dalla Russia, che dal 2020 ha rimosso le targhe polacche a Tver’ e ridotto la presenza polacca. In Polonia Katyn’ è la ferita nazionale e il simbolo della menzogna sovietica; in Russia, dopo l’ammissione degli anni Novanta, una parte dell’opinione pubblica e alcuni dirigenti sono tornati alla versione tedesca. Le fosse dell’Ucraina e della Bielorussia occidentali, con 7.305 vittime, non sono state tutte identificate.

Curiosità

  • Tra le vittime di Katyn’ c’era una donna, la pilota Janina Lewandowska, e centinaia di medici, avvocati e professori: la Polonia perse in una primavera gran parte della sua élite riservista.
  • Il documento con le firme di Stalin, Vorošilov, Molotov e Mikojan restò nella «cartella speciale» del Politburo e fu consegnato alla Polonia da El’cin nel 1992; Gorbačëv ha sempre detto di non averlo visto prima del 1991.
  • Gli ordigni con cui l’NKVD sparò a Kalinin erano pistole tedesche Walther, portate da Blochin in una valigia: un dettaglio che negli anni Quaranta servì alla propaganda sovietica per accusare i tedeschi.
  • Nel 2010 l’aereo presidenziale polacco diretto alla commemorazione dei settant’anni di Katyn’ si schiantò a Smolensk con 96 persone a bordo, tra cui il presidente Kaczyński e i vertici dello Stato.

Valutazione critica

Katyn’ fu un crimine di Stato deciso dal vertice, eseguito con precisione burocratica e nascosto con una menzogna che durò mezzo secolo e coinvolse commissioni, tribunali e manuali: l’insieme è la prova più chiara di come funzionava il sistema sovietico, che uccideva un’élite straniera per calcolo e ne accusava il nemico per abitudine. La verità è emersa solo perché l’Unione stava finendo.

Il ritorno del negazionismo in Russia e la rimozione delle targhe a Tver’ mostrano che la menzogna del 1944 non è stata sconfitta ma sospesa: Katyn’ resta il test della sincerità russa sul passato, e oggi è fallito.

FAQ – Domande frequenti

Quante furono le vittime di Katyn’? 21.857 cittadini polacchi, ufficiali, poliziotti e funzionari, fucilati tra aprile e maggio 1940 a Katyn’, a Kalinin, a Char’kov e nelle carceri dell’Ucraina e della Bielorussia occidentali.

Chi decise il massacro? Il Politburo del partito, su proposta di Berija del 5 marzo 1940, con le firme di Stalin, Vorošilov, Molotov e Mikojan; l’esecuzione fu affidata all’NKVD.

Quando l’URSS ammise la responsabilità? Il 13 aprile 1990, con una dichiarazione dell’agenzia TASS e la consegna delle liste da parte di Gorbačëv; i documenti della decisione furono consegnati alla Polonia da El’cin nel 1992.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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