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Berija

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Lavrentij Berija fu il boia di Stalin e il suo uomo più capace: capo dell’NKVD dal 1938, responsabile di Katyn’, delle deportazioni dei popoli e del programma atomico, stupratore documentato di donne prelevate per strada a Mosca, e alla morte del dittatore, per cento giorni, il riformatore che liberò un milione di detenuti e propose la Germania unita. Fu arrestato da Žukov il 26 giugno 1953 con un complotto dei colleghi e fucilato in dicembre, e la sua voce nell’enciclopedia sostituita con il mare di Bering.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Berija
Ufficio del Cremlino negli anni Trenta: scrivania con il panno verde, telefoni, luce dura.

La Georgia

Nato nel 1899 in un villaggio dell’Abcasia, figlio di contadini mingreli, Berija fu dal 1921 nella Čeka georgiana e ne divenne il capo, con i metodi che gli valsero l’attenzione di Stalin, georgiano come lui; primo segretario del partito della Georgia dal 1931 e della Transcaucasia dal 1932, epurò il Caucaso con le proprie mani, scrisse la storia falsificata del bolscevismo caucasico che faceva di Stalin il fondatore e ne divenne il cortigiano più abile. Nell’agosto 1938 Stalin lo chiamò a Mosca come vice di Ežov, e in novembre gli diede l’NKVD.

L’NKVD

Berija fermò il Grande terrore, liberando decine di migliaia di arrestati per mostrare che gli eccessi erano di Ežov, fucilato nel 1940, e lo rese sistematico: propose e organizzò Katyn’ nel 1940, diresse le deportazioni dei polacchi, dei baltici, dei tedeschi del Volga, dei ceceni, degli ingusci, dei tatari di Crimea e dei calmucchi tra il 1940 e il 1944, gestì il Gulag come impresa economica con il Dal’stroj e le grandi opere, e nel 1945 fu maresciallo. Dal 1945 diresse il programma atomico con il Comitato speciale, e la bomba del 1949 fu anche sua: Stalin lo temeva e lo usava, e negli ultimi mesi, con l’«affare mingrelo», stava preparando la sua fine.

I crimini privati

Le testimonianze e i documenti dei processi del 1953 e delle inchieste russe degli anni Novanta descrivono un uomo che faceva prelevare dalle strade di Mosca donne e ragazze, portate nella villa di via Kačalova e stuprate, con i nomi registrati dalla guardia del corpo; i resti di diverse vittime furono trovati nel giardino durante i lavori degli anni Novanta. La Corte suprema russa, nel 2000, ha rifiutato la riabilitazione anche per questi crimini.

I cento giorni

Alla morte di Stalin, il 5 marzo 1953, Berija riunì il ministero dell’interno e la sicurezza sotto di sé e fu, con Malenkov, il capo del paese: in cento giorni proclamò l’amnistia che liberò un milione e duecentomila detenuti, denunciò il complotto dei medici come falso, vietò la tortura, propose di ridurre i russi nelle repubbliche e di trattare la riunificazione tedesca, fermò le grandi opere del Gulag; i colleghi, Chruščëv per primo, lessero le riforme come la scalata di un uomo che sapeva tutto di tutti. Il 26 giugno 1953, in una riunione del Presidium, fu arrestato dai generali guidati da Žukov, entrati con le armi nascoste.

La fine

Tenuto in un bunker militare, Berija scrisse lettere disperate ai colleghi e fu processato in segreto in dicembre per «tradimento» e spionaggio britannico, le accuse false di sempre, con quelle vere ignorate; il 23 dicembre 1953 fu fucilato dal generale Batickij con un colpo in fronte, e il corpo cremato. Gli abbonati della Grande enciclopedia sovietica ricevettero l’ordine di ritagliare la sua voce e incollare al suo posto un articolo sul mare di Bering; i suoi collaboratori furono fucilati, il figlio Sergo visse fino al 2000 difendendone la memoria, e la Georgia lo ricorda con imbarazzo. Nel 2000 la Russia ha negato la riabilitazione.

Curiosità

  • Dopo la fucilazione del dicembre 1953 gli abbonati della Grande enciclopedia sovietica ricevettero per posta le pagine sostitutive: la voce «Berija» andava ritagliata con la lametta e al suo posto incollato un articolo sul mare di Bering con le fotografie.
  • Nel giardino della villa di Berija in via Kačalova, oggi ambasciata della Tunisia, furono ritrovati negli anni Novanta i resti di diverse persone durante i lavori: le vittime che le testimonianze avevano descritto.
  • Fu Berija, secondo i testimoni, a dire al capezzale di Stalin morente «lo abbiamo fatto fuori», e a baciarne la mano quando il dittatore riprendeva conoscenza: la scena è nel racconto della figlia Svetlana.
  • L’arresto del 26 giugno 1953 fu preparato da Chruščëv con i generali e con le armi introdotte al Cremlino nelle borse: Berija fu portato via avvolto in un tappeto per non farlo vedere alle guardie del suo ministero.

Valutazione critica

Berija è il criminale più completo del sistema sovietico e la prova che il sistema poteva usarlo: organizzatore di Katyn’ e delle deportazioni, stupratore, gestore del Gulag come impresa e padre della bomba, fu anche l’uomo che per cento giorni tentò le riforme che Chruščëv realizzò in parte dopo averlo fucilato con accuse false. Il regime lo eliminò per paura, non per giustizia, e ne cancellò il nome come aveva cancellato le sue vittime.

Il mare di Bering incollato sull’enciclopedia è la parabola perfetta: uno Stato che non poteva processare i propri crimini perché erano i suoi, e li nascondeva con le forbici.

FAQ – Domande frequenti

Chi era Berija? Lavrentij Berija, nato nel 1899 in Georgia, capo della polizia segreta georgiana e del partito caucasico, capo dell’NKVD dal 1938, responsabile di Katyn’, delle deportazioni e del programma atomico, maresciallo; arrestato nel giugno 1953 dopo la morte di Stalin e fucilato in dicembre.

Perché fu arrestato? Perché i colleghi, guidati da Chruščëv e Malenkov, temevano che con il controllo della polizia e degli archivi prendesse tutto il potere; le sue riforme dei cento giorni aumentarono il timore. Fu processato in segreto con accuse false di spionaggio.

Berija fu davvero uno stupratore? Sì: le testimonianze dei processi del 1953 e delle inchieste degli anni Novanta, con i registri della sua guardia del corpo e i resti trovati nel giardino della sua villa, documentano decine di violenze; la Corte suprema russa ha negato la riabilitazione nel 2000.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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