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Cuba

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Cuba fu la rivoluzione che l’URSS non aveva fatto e che adottò: Castro, che nel 1959 non era comunista, lo divenne nel 1961 dopo la Baia dei Porci, e per trent’anni l’isola visse dello zucchero comprato da Mosca a prezzo politico e del petrolio sovietico, con i missili del 1962, la stazione di ascolto di Lourdes, i soldati in Africa e il rublo che pagava il quarto dell’economia. Nel 1991 i sussidi finirono e il «periodo speciale» fece perdere a Cuba un terzo del prodotto; il regime è sopravvissuto, e la Russia è tornata con le petroliere.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Cuba
Il Malecón dell’Avana con le auto americane anni Cinquanta e una nave sovietica al largo.

La rivoluzione adottata

Il 1° gennaio 1959 i barbudos di Fidel Castro entrarono all’Avana senza che Mosca c’entrasse nulla: il partito comunista cubano aveva diffidato di lui, e Castro parlava di riforma agraria e di nazionalismo; furono le sanzioni americane e la riforma del 1959-60 a spingerlo verso l’URSS, con Mikojan all’Avana nel febbraio 1960 che firmò il primo accordo zucchero-petrolio e riconobbe la rivoluzione. L’invasione della Baia dei Porci dell’aprile 1961, preparata dalla CIA e fallita in tre giorni, fece il resto: il 16 aprile Castro proclamò il carattere socialista della rivoluzione, e Mosca ebbe un alleato a novanta miglia dalla Florida.

L’alleanza

Dopo la crisi dei missili, che Castro visse come un tradimento perché Chruščëv trattò senza di lui, l’alleanza si consolidò nella dipendenza: l’URSS comprava lo zucchero cubano a prezzi fino a cinque volte quelli mondiali e vendeva il petrolio sotto costo, con un sussidio stimato in quattro o cinque miliardi di dollari l’anno negli anni Ottanta, un quarto dell’economia dell’isola; forniva le armi, i consiglieri, gli studenti in URSS, la stazione di ascolto di Lourdes dal 1964 che intercettava gli Stati Uniti, e una brigata di soldati. Castro ricambiò con la fedeltà, approvò l’invasione di Praga nel 1968 e mandò le sue truppe in Africa.

Il modello

Cuba costruì il socialismo sovietico ai tropici, con il partito unico dal 1965, i comitati di difesa della rivoluzione in ogni isolato, i piani, le tessere di razionamento, la sanità e l’istruzione gratuite che restano il vanto del regime, le prigioni per i dissidenti, i campi di rieducazione per gli omosessuali degli anni Sessanta, e le ondate di esuli, da Camarioca del 1965 a Mariel del 1980 con 125.000 partenze in sei mesi. Il «Che», che aveva criticato il modello sovietico, morì in Bolivia nel 1967; Castro restò l’alleato più fedele e più costoso.

Il periodo speciale

Gorbačëv visitò l’Avana nell’aprile 1989 e Castro non applaudì la perestrojka; nel 1991 i sussidi finirono in pochi mesi, le petroliere non arrivarono più e la brigata sovietica partì nel 1993: fu il «periodo speciale in tempo di pace», con il prodotto caduto di un terzo, i blackout, le biciclette cinesi, la fame, i balseros del 1994 verso la Florida e il dollaro legalizzato. Il regime sopravvisse con il turismo, il Venezuela di Chávez dal 2000 e la repressione; Lourdes fu chiusa nel 2001 da Putin per risparmiare.

Oggi

La Russia è tornata a Cuba dopo il 2014 con la cancellazione di 32 miliardi di dollari di debito sovietico, le petroliere, i turisti e le navi da guerra all’Avana, e Cuba ha sostenuto l’invasione dell’Ucraina e mandato, secondo le inchieste, reclutati per l’esercito russo; l’isola vive la peggiore crisi dal periodo speciale, con i blackout del 2024 e l’emigrazione di un decimo della popolazione in tre anni. Il modello sovietico ai tropici è sopravvissuto al suo modello di trentacinque anni, ed è la sua eredità più longeva.

Curiosità

  • Fino al 1991 l’URSS pagava lo zucchero cubano fino a cinque volte il prezzo mondiale e vendeva il petrolio a metà: il sussidio era di quattro o cinque miliardi di dollari l’anno, e Cuba rivendeva una parte del petrolio per la valuta.
  • La stazione di ascolto di Lourdes, aperta nel 1964 vicino all’Avana, era il più grande centro di intercettazione sovietico all’estero, con tremila tecnici; Putin la chiuse nel 2001 per non pagare i 200 milioni di dollari di affitto.
  • Nel periodo speciale il peso medio dei cubani calò di diversi chili e nel 1993 un’epidemia di neuropatia da carenza vitaminica colpì 50.000 persone: la fine dei sussidi sovietici si misurò in calorie.
  • Nel 2014 la Russia ha cancellato il 90 per cento del debito sovietico di Cuba, 32 miliardi di dollari: il prezzo di tornare nell’isola dopo vent’anni.

Valutazione critica

Cuba fu per l’URSS un investimento politico senza ritorno economico: un alleato a novanta miglia dagli Stati Uniti pagato quattro miliardi l’anno per trent’anni, che portò il mondo sull’orlo della guerra nel 1962 e diede a Mosca i soldati per l’Africa. Per Cuba l’Unione fu il padrone che permise la sopravvivenza del regime e la sua rovina quando sparì, e il modello sovietico ai tropici ha prodotto la stessa penuria con il sole.

Il ritorno russo con le petroliere e la cancellazione del debito, e Cuba che manda uomini in Ucraina, dicono che il rapporto è tornato quello del 1962: un’isola come strumento, senza più il rublo a pagarla.

FAQ – Domande frequenti

Cuba fu sempre comunista? No: la rivoluzione del 1959 non era comunista e Castro proclamò il carattere socialista solo il 16 aprile 1961, dopo le sanzioni americane e la Baia dei Porci; l’alleanza con l’URSS nacque nel 1960 con l’accordo zucchero-petrolio.

Quanto costava Cuba all’URSS? Tra quattro e cinque miliardi di dollari l’anno negli anni Ottanta, con lo zucchero pagato sopra il prezzo mondiale e il petrolio venduto sotto costo, oltre alle armi e agli aiuti: un quarto dell’economia cubana.

Che cosa fu il periodo speciale? La crisi seguita alla fine dei sussidi sovietici nel 1991: il prodotto cadde di un terzo, con i blackout, la fame e l’esodo dei balseros del 1994; il regime sopravvisse con il turismo e il Venezuela.

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