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Storia critica dell’URSS: potere, società e conseguenze
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Debolezze

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Un’economia che produceva acciaio e non scarpe, un partito che decideva tutto senza rendere conto a nessuno, la repressione come metodo e la menzogna come linguaggio, le nazionalità tenute insieme dalla forza, l’agricoltura che importava grano, l’ambiente devastato, la spesa militare che mangiava un quinto del prodotto, l’alcol che accorciava la vita agli uomini, la tecnologia civile in ritardo di decenni e nessuna regola per cambiare i capi: le debolezze dell’URSS erano strutturali, si conoscevano dagli anni Sessanta e non furono corrette perché correggerle avrebbe messo in discussione il sistema. Nel 1991 lo fecero tutte insieme.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Debolezze
Panorama di una città sovietica al tramonto: prefabbricati, ciminiere, la sagoma di un monumento, fili del filobus.

L’economia

La pianificazione senza prezzi produceva la penuria: le imprese senza rischio di fallimento sprecavano, la quantità contava e la qualità no, i beni di consumo erano l’ultima priorità, l’innovazione era punita perché rischiava di far mancare il piano, e i cittadini accumulavano rubli che non trovavano merci; l’agricoltura collettivizzata importava grano dal 1963, la tecnologia civile copiava con dieci anni di ritardo e i computer erano cloni degli IBM. La crescita finì negli anni Settanta e il petrolio nascose la fine finché il prezzo non crollò nel 1986.

Il potere

Il monopolio del partito, senza elezioni, senza stampa libera, senza tribunali indipendenti e senza una regola di successione, produsse i capi scelti da pochi, i morti in carica e la gerontocrazia, la corruzione senza controllo dell’era Brežnev, l’informazione distribuita per gradi con i bollettini della TASS e le decisioni prese da quattro uomini in una stanza, come per l’Afghanistan; la repressione, dal terrore al manicomio, teneva il sistema e insieme gli impediva di conoscere se stesso, e la menzogna sistematica, da Katyn’ a Chernobyl, distrusse la fiducia dei cittadini prima che la glasnost la rivelasse.

L’impero

L’ Unione era un impero di nazioni tenute insieme dal partito e dall’esercito: le deportazioni, la russificazione, le repubbliche senza sovranità e i satelliti con i carri costavano risorse e consenso, e quando la forza venne meno i baltici, i caucasici e infine gli ucraini se ne andarono in due anni; la spesa militare, tra il 15 e il 25 per cento del prodotto, per la corsa con un avversario tre volte più ricco, e i miliardi ai clienti del Terzo mondo che non pagarono mai, furono il costo dello status di superpotenza che l’economia non reggeva.

La società

L’alcolismo, con la speranza di vita maschile scesa a 62 anni negli anni Ottanta, unico caso in un paese industriale, la natalità in calo nelle repubbliche slave e in crescita in Asia centrale, l’apatia e il cinismo degli anni della stagnazione, la doppia morale tra il discorso pubblico e la cucina, la dedovščina, l’ambiente devastato dall’Aral a Chernobyl con i danni alla salute di milioni di persone, la penuria di tutto ciò che era desiderabile e la certezza che nulla sarebbe cambiato: la società sovietica degli anni Ottanta non credeva più in nulla, e fu la prima a non difendere lo Stato.

Il crollo

Le debolezze si sommarono quando Gorbačëv tentò di curarle: la glasnost rivelò la storia, la perestrojka disfece il piano senza creare il mercato, la fine della paura liberò le nazioni, il petrolio a dieci dollari tolse i soldi, l’Afghanistan tolse la fiducia nell’esercito, e nel 1991 nessuna istituzione difese l’Unione, perché nessuna era stata costruita per reggersi senza la forza. L’URSS non fu sconfitta; si scoprì vuota. La Russia di oggi ha corretto la penuria con il mercato e conservato quasi tutto il resto, dal potere senza regole alla menzogna come metodo.

Curiosità

  • La speranza di vita degli uomini sovietici scese da 64 anni nel 1965 a 62 nel 1980, unico caso di calo in un paese industriale in tempo di pace: l’alcol, gli incidenti e la sanità in declino furono le cause, e la campagna di Gorbačëv del 1985 la fece risalire di tre anni.
  • Nel 1991 l’URSS importava quaranta milioni di tonnellate di cereali l’anno e chiedeva i crediti all’Occidente per pagarli: il paese con più terra coltivabile del mondo non riusciva a nutrirsi.
  • Nel 1985 la spesa militare sovietica assorbiva secondo le stime occidentali tra il 15 e il 25 per cento del prodotto, per un’economia grande un terzo di quella americana: la corsa era persa in partenza.
  • Nessuna costituzione sovietica prevedeva come sostituire il segretario generale: quattro morirono in carica, uno fu deposto da un complotto, uno si dimise con lo Stato; la regola non è stata scritta nemmeno dopo.

Valutazione critica

Le debolezze dell’URSS erano quelle di un sistema che aveva sostituito il mercato con il piano, la politica con il partito e la verità con la propaganda, e che per questo non poteva correggersi senza negarsi: i suoi dirigenti le conoscevano dagli anni Sessanta e scelsero di non vederle, e Gorbačëv, che le vide, non poté curarle senza far cadere il paziente. Fu un fallimento coerente.

La Russia post-sovietica ha corretto la penuria e conservato il potere senza regole, la menzogna e l’impero come progetto: le debolezze che non ha risolto sono quelle che oggi la guidano in Ucraina.

FAQ – Domande frequenti

Quali furono le principali debolezze dell’URSS? L’economia pianificata con la penuria e il ritardo tecnologico, il monopolio del partito senza controlli né regole di successione, la repressione e la menzogna, l’impero delle nazionalità e dei satelliti, la spesa militare insostenibile, l’alcolismo e l’ambiente devastato.

Perché l’URSS non si riformò? Perché ogni riforma vera, dal mercato alla libertà di stampa alla sovranità delle repubbliche, metteva in discussione il monopolio del partito: i dirigenti scelsero la stabilità e quando Gorbačëv tentò le riforme il sistema crollò.

L’URSS fu sconfitta dall’Occidente? No: crollò per le proprie debolezze, con la corsa agli armamenti e il crollo del petrolio come acceleratori; nel 1991 nessuna istituzione sovietica difese l’Unione, e le repubbliche scelsero di uscirne.

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