Donbass
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il Donbass, il bacino del Donec, fu la fornace dell’impero e poi dell’Unione: carbone, acciaio, Stachanov, Stalino e Vorošilovgrad, le città dei minatori celebrati e sepolti. Dal 1991 le miniere hanno chiuso una dopo l’altra e gli scavi illegali hanno preso il loro posto; dal 2014 la regione è in guerra, le miniere sono allagate e Mariupol’ distrutta. La memoria industriale sovietica è diventata il fronte.
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La fornace dell’impero
Il carbone del Donec era sfruttato dal Settecento, ma la regione nacque nell’Ottocento con il gallese John Hughes, che nel 1869 fondò l’acciaieria e la città di Juzovka, oggi Doneck, e con i capitali belgi e francesi che aprirono le miniere: nel 1913 il Donbass forniva l’87 per cento del carbone dell’impero russo e gran parte dell’acciaio, con una popolazione di operai arrivati dalla Russia e dall’Ucraina in una regione multietnica e russofona.
Il Donbass sovietico
I piani quinquennali fecero del Donbass la vetrina dell’industria: le miniere meccanizzate, le acciaierie di Makeevka, Stalino e Mariupol’, la centrale di Zuevka, le città di minatori con i palazzi della cultura, e nel 1935 il record di Stachanov nella miniera Central’naja-Irmino, che divenne il mito del lavoro sovietico. La carestia del 1932-33 e il terrore colpirono anche qui; l’occupazione tedesca del 1941-43 distrusse le miniere, allagate dai sovietici in ritirata e fatte saltare dai tedeschi, e la ricostruzione del dopoguerra, con i prigionieri di guerra e i volontari, fu presentata come un’impresa eroica. Doneck, Stalino dal 1924 al 1961, arrivò a 1,1 milioni di abitanti nel 1989.
I minatori
Il minatore del Donbass era l’aristocrazia operaia: salari tripli della media, pensione a cinquant’anni, la giornata del minatore, i sanatori sul Mar Nero, e le miniere più profonde e pericolose dell’Unione, con centinaia di morti l’anno per il grisou. Nel luglio 1989 il Donbass si unì allo sciopero del Kuzbass con centinaia di migliaia di minatori, e nel 1991 votò per l’indipendenza dell’Ucraina con oltre l’80 per cento, sperando in una vita migliore.
Il declino
L’Ucraina indipendente non poteva sostenere le miniere: decine furono chiuse, i salari non pagati, e i minatori scesero negli scavi illegali, i «kopanki», dove si moriva senza statistiche; l’industria passò agli oligarchi, con Rinat Achmetov a controllare l’acciaio e il carbone, e la regione, russofona e impoverita, fu la base elettorale del Partito delle regioni di Janukovyč. Il Donbass rimase la regione più sovietica dell’Ucraina, con le statue di Lenin e la nostalgia.
La guerra
Nella primavera del 2014, dopo il Majdan e l’annessione della Crimea, gruppi armati sostenuti dalla Russia proclamarono le «repubbliche popolari» di Doneck e Lugansk; la guerra che ne seguì fece oltre quattordicimila morti in otto anni e allagò le miniere abbandonate, con il rischio di contaminazione delle falde. L’invasione del 2022 ha distrutto Mariupol’ e la sua Azovstal’, raso al suolo le città del fronte e trasformato il bacino in un campo di battaglia: il Donbass che fu la fornace dell’Unione è oggi la sua ferita aperta.
Curiosità
- John Hughes, il gallese che fondò Juzovka nel 1869, portò dal Galles operai e macchine: la città si chiamò come lui fino al 1924, quando divenne Stalino, e Doneck dal 1961.
- La miniera Central’naja-Irmino dove Stachanov fece il record nel 1935 è stata chiusa negli anni Duemila; il villaggio di Irmino si chiama ufficialmente Stachanov dal 1978.
- Nel referendum del 1° dicembre 1991 la regione di Doneck votò per l’indipendenza dell’Ucraina con l’83,9 per cento, quella di Lugansk con l’83,8: dati che la propaganda russa ignora.
- Le miniere allagate del Donbass, tra cui la «Junkom» dove nel 1979 fu fatta esplodere una carica nucleare sotterranea, minacciano le falde acquifere della regione.
Valutazione critica
Il Donbass è il caso limite dell’industrializzazione sovietica: una regione costruita intorno al carbone e all’acciaio, popolata da operai arrivati da tutta l’Unione e abbandonata quando il carbone non serviva più, dove la nostalgia sovietica era anche nostalgia di un lavoro. La Russia ha usato quella nostalgia e quella povertà per farne un fronte.
Il voto del 1991 per l’Ucraina, le miniere allagate e Mariupol’ distrutta sono i tre fatti che smentiscono la narrazione di una regione che aspettava di tornare russa: aspettava di vivere.
FAQ – Domande frequenti
Dove si trova il Donbass? Nell’Ucraina orientale, nelle regioni di Doneck e Lugansk, nel bacino del fiume Donec, con propaggini nella regione russa di Rostov: una delle più grandi regioni carbonifere e siderurgiche d’Europa.
Perché era importante per l’URSS? Per il carbone e l’acciaio: nel 1913 forniva l’87 per cento del carbone russo e nell’epoca sovietica fu la principale base industriale dell’Ucraina, con Stachanov come simbolo del lavoro.
Che cosa è accaduto dal 2014? Gruppi armati sostenuti dalla Russia hanno proclamato le repubbliche di Doneck e Lugansk, con una guerra che ha fatto oltre quattordicimila morti; dal 2022 la regione è al centro dell’invasione russa.
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