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Karaganda

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Karaganda fu la «terza base carbonifera» dell’URSS e la capitale del Karlag: una città costruita negli anni Trenta nelle steppe del Kazakistan dai kulaki deportati e dai detenuti, popolata dai tedeschi del Volga e dai prigionieri di guerra giapponesi, con le miniere sotto i quartieri e l’acciaieria di Temirtau dove lavorò il giovane Nazarbaev. Seconda città del Kazakistan nel 1989, ha perso un quinto degli abitanti; il memoriale di Spassk ricorda chi la costruì.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Karaganda
Città mineraria del Donbass: torri dei pozzi, cumuli di scorie, minatori che tornano a casa al tramonto.

La terza base

Il carbone di Karaganda era noto dall’Ottocento, ma la decisione del 1930 di farne la «terza base carbonifera» dell’Unione, dopo il Donbass e il Kuzbass, per alimentare gli Urali e il Kazakistan, produsse una città dal nulla: le miniere furono aperte dai contadini deportati nel 1931, alloggiati in tende e fosse nella steppa, e la città ricevette lo status nel 1934. Il Karlag, il complesso dei campi di Karaganda, fornì la manodopera per le miniere, l’edilizia e l’agricoltura fino al 1959, con centinaia di migliaia di detenuti passati per i suoi villaggi.

La città dei deportati

A Karaganda finirono tutti i popoli puniti: i tedeschi del Volga nel 1941, i ceceni e gli ingusci nel 1944, i coreani, i polacchi, i baltici e gli ucraini del dopoguerra, oltre ai prigionieri di guerra giapponesi e tedeschi che costruirono i palazzi del centro. La città parlava tedesco e russo più che kazako, aveva chiese cattoliche e luterane clandestine, e i suoi minatori venivano dalle deportazioni; la Chiesa cattolica del Kazakistan è nata qui, tra i deportati, con il vescovo clandestino Aleksandr Chira.

Il carbone e l’acciaio

Le miniere di Karaganda, profonde e grisutose, arrivarono a produrre cinquanta milioni di tonnellate l’anno; nel 1960 fu inaugurato a Temirtau, a trenta chilometri, il Combinato metallurgico di Karaganda, la «Magnitogorsk kazaka», dove i lavoratori si rivoltarono nel 1959 contro le condizioni di vita in un moto represso con decine di morti, e dove lavorò da operaio il futuro presidente Nazarbaev. Nel 1989 Karaganda aveva 614.000 abitanti, seconda città del Kazakistan, e le miniere correvano sotto i quartieri, con i cedimenti che ancora oggi inghiottono le case.

Dopo il 1991

L’emigrazione dei tedeschi verso la Germania e dei russi verso la Russia ha ridotto la popolazione a circa 500.000 abitanti, con interi quartieri minerari abbandonati; le miniere passarono nel 1995 alla Ispat, poi ArcelorMittal, con l’acciaieria di Temirtau, e una serie di disastri, fino ai 46 morti della miniera Kostenko dell’ottobre 2023, ha portato lo Stato a riprendere il controllo con la società Qarmet. Karaganda resta la capitale industriale del Kazakistan, con la polvere e la memoria.

La memoria

Il museo del Karlag nel villaggio di Dolinka, nell’ex sede del comando dei campi, e il memoriale di Spassk, dove riposano i detenuti e i prigionieri di guerra di decine di nazioni, con le lapidi di ogni paese, sono i luoghi in cui il Kazakistan ricorda chi costruì la città. A Karaganda la memoria del Gulag è più viva che in Russia, perché una parte degli abitanti ne discende.

Curiosità

  • Le miniere di Karaganda corrono sotto la città: interi quartieri sono stati sgomberati per i cedimenti del terreno, e il vecchio centro è in parte abbandonato.
  • Nel 1959 gli operai del cantiere di Temirtau si rivoltarono per l’acqua, il cibo e gli alloggi: le truppe spararono e i morti furono decine, in uno dei primi moti operai del dopoguerra, taciuto fino alla glasnost.
  • Il memoriale di Spassk, presso Karaganda, ha lapidi di Giappone, Germania, Polonia, Ungheria, Romania, Francia, Italia e altri paesi: i prigionieri di guerra e i deportati di tutta l’Europa e dell’Asia vi sono sepolti.
  • La città ha dato all’URSS la sua leggenda: la battuta «dove? A Karaganda!», rima per non rispondere, è ancora usata in tutto lo spazio russofono.

Valutazione critica

Karaganda è la città più sovietica del Kazakistan nel senso più letterale: costruita dal Gulag e dalle deportazioni, popolata da chi non aveva scelto di viverci, tenuta in vita dal carbone e dall’acciaio che alimentavano l’Unione. La sua storia è quella dei popoli puniti e dei prigionieri di guerra, e i suoi memoriali sono tra i pochi che lo dicono.

Il ritorno dello Stato nell’acciaio dopo i disastri del 2023 e l’emigrazione dei deportati e dei loro figli mostrano che l’eredità industriale sovietica è insieme una risorsa e un peso che il Kazakistan porta ancora.

FAQ – Domande frequenti

Dove si trova Karaganda? Nel Kazakistan centrale, nella steppa a duecento chilometri da Astana: seconda città del paese in epoca sovietica e capitale della sua industria carbonifera e siderurgica.

Chi costruì Karaganda? I contadini deportati nel 1931, i detenuti del Karlag, i tedeschi del Volga e gli altri popoli deportati negli anni Quaranta, i prigionieri di guerra tedeschi e giapponesi.

Che cos’era il Karlag? Il complesso di campi di lavoro di Karaganda, attivo dal 1931 al 1959, tra i più grandi del Gulag, con centinaia di migliaia di detenuti nelle miniere, nei cantieri e nell’agricoltura della steppa.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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