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Pravda

Approfondimento storico in una prospettiva critica

«Verità»: la Pravda, fondata da Lenin il 5 maggio 1912, fu per settantanove anni la voce del partito, il giornale che ogni organizzazione doveva comprare e ogni dirigente doveva leggere per sapere che cosa pensare, con undici milioni di copie negli anni Settanta e nessuna notizia che il Comitato centrale non avesse approvato. Bucharin la diresse e fu fucilato, Stalin vi scrisse «Vertigine da successo», El’cin la sospese dopo il golpe del 1991: oggi è l’organo del partito comunista russo, con poche migliaia di copie.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Pravda
Rotative di una tipografia di giornali, operai che controllano i fogli appena stampati.

Le origini

La Pravda nacque a Pietroburgo il 5 maggio 1912, giorno che divenne la festa della stampa sovietica, come quotidiano legale dei bolscevichi finanziato dalle sottoscrizioni operaie, con Stalin tra i primi redattori e Lenin che vi scriveva dall’esilio; chiusa dalla polizia nel 1914, riprese nel marzo 1917 e dall’ottobre fu l’organo del partito al potere, trasferito a Mosca nel 1918. Bucharin la diresse dal 1918 al 1929 e ne fece il giornale della dottrina; fu rimosso, e fucilato nel 1938.

Il giornale del partito

Organo del Comitato centrale, la Pravda non riportava le notizie ma la linea: l’editoriale non firmato di prima pagina fissava la posizione ufficiale, i discorsi dei dirigenti erano pubblicati integralmente, le decisioni del partito vi diventavano legge, e ogni giornale del paese la ripeteva. Stalin vi pubblicò nel 1930 «Vertigine da successo», che fermò per qualche mese la collettivizzazione, e le sue frasi erano ripetute per anni; la Pravda del 1937 chiedeva la fucilazione dei «cani rabbiosi» dei processi, quella del 1953 annunciava il complotto dei medici e poi lo smentiva. Non aveva concorrenti: sbagliare la linea era impossibile, perché la Pravda era la linea.

La tiratura

Con gli abbonamenti obbligatori delle organizzazioni di partito, delle biblioteche, delle unità militari e delle scuole, la Pravda raggiunse 11 milioni di copie nel 1975, stampate in decine di città con le matrici trasmesse per telefoto, e distribuite dalle poste in tutta l’Unione; gli abbonati privati erano una minoranza, e le copie invendute nei chioschi finivano nella carta da riciclo. Il complesso tipografico della Pravda a Mosca, con la via intitolata al giornale, era una città di stampa con i suoi giornalisti e i suoi privilegi.

La perestrojka

Con Gorbačëv la Pravda restò il giornale dell’apparato: il direttore Afanas’ev, in carica dal 1976, la tenne sulla linea conservatrice, mentre le riviste della glasnost la superavano nelle tirature e nella credibilità; nel 1989 fu sostituito, ma il giornale perse metà dei lettori in due anni. Dopo il golpe dell’agosto 1991, in cui aveva sostenuto i congiurati, El’cin la sospese con i beni del partito; riprese in autunno come giornale indipendente, e nel 1992 fu venduta a una famiglia di imprenditori greci.

Oggi

Dopo anni di cause sul nome, la Pravda è dal 1997 l’organo del Partito comunista della Federazione Russa, con una tiratura di poche decine di migliaia di copie e tre uscite alla settimana, fedele a Zjuganov e al Cremlino; un sito Pravda.ru, estraneo al partito, ne ha usato il nome per il giornalismo sensazionalistico. La via Pravda a Mosca esiste ancora, con il palazzo della tipografia che ha ospitato il complesso del giornale fino agli anni Duemila.

Curiosità

  • Il 5 maggio, data del primo numero del 1912, fu dal 1922 il Giorno della stampa sovietica; la Russia lo ha spostato al 13 gennaio, data del primo giornale di Pietro il Grande.
  • Nel 1912 tra i redattori della prima Pravda c’era Stalin, appena fuggito dal confino: lo pseudonimo con cui firmò per la prima volta nel gennaio 1913 divenne il suo nome.
  • La Pravda del 1937-38 fu il giornale che chiedeva le fucilazioni dei processi di Mosca, con gli editoriali intitolati «schiacciare i rettili»: gli storici li citano come esempio di linciaggio a mezzo stampa.
  • Nel 1992 la Pravda fu acquistata dalla famiglia greca Giannikos, che la gestì fino alla causa con i giornalisti; il nome tornò al partito comunista nel 1997.

Valutazione critica

La Pravda non fu un giornale ma un organo, nel senso letterale: la voce con cui il partito parlava a se stesso e al paese, senza notizie perché la notizia era la linea. Fu lo strumento della dottrina sotto Bucharin, del terrore sotto Stalin, della noia sotto Brežnev, e la glasnost la lasciò indietro perché i lettori avevano trovato altrove ciò che essa non poteva dare.

La sua sopravvivenza come foglio di partito con poche copie è la fine giusta: la «verità» di un partito che non governa più, in un paese che ha altri organi.

FAQ – Domande frequenti

Quando fu fondata la Pravda? Il 5 maggio 1912 a Pietroburgo come giornale legale dei bolscevichi; dal 1917 organo del partito al potere e dal 1918 stampata a Mosca.

Quante copie stampava? Fino a 11 milioni negli anni Settanta, con gli abbonamenti obbligatori delle organizzazioni di partito e delle istituzioni; oggi poche decine di migliaia.

La Pravda esiste ancora? Sì, come organo del Partito comunista della Federazione Russa dal 1997, con tre uscite settimanali; il sito Pravda.ru non ha legami con il giornale storico.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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