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Giovani

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Ottobrini a sette anni, pionieri a dieci, Komsomol a quattordici: il giovane sovietico era inquadrato dallo Stato dalla scuola al servizio militare. Ma le generazioni cambiarono: gli «stiljagi» del dopoguerra con i jeans e il jazz, i sessantottini del disgelo, i ragazzi del rock degli anni Ottanta con Viktor Coj, i reduci dell’Afghanistan. Alla fine il Komsomol contava quaranta milioni di iscritti e nessuno ci credeva.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Giovani
Tre generazioni a tavola in un piccolo appartamento: samovar, tende di pizzo, televisore.

L’inquadramento

Il percorso era obbligatorio nei fatti: gli ottobrini dai sette ai nove anni, i pionieri dai dieci ai quattordici con il fazzoletto rosso, i campi estivi e i doveri civici, il Komsomol dai quattordici ai ventotto anni, anticamera del partito e condizione per l’università e la carriera. La scuola aggiungeva l’addestramento militare, i «lavori socialmente utili», il raccolto delle patate in autunno; a diciotto anni i ragazzi partivano per due o tre anni di servizio militare, con la «dedovščina», la violenza dei veterani sulle reclute, come rito d’iniziazione.

Le generazioni

Ogni decennio ebbe la sua gioventù: quella del primo piano quinquennale, mobilitata e creduta; quella della guerra, decimata; gli «stiljagi» degli anni Cinquanta, con le giacche larghe, i capelli impomatati e il jazz sulle lastre radiografiche; i giovani del disgelo che leggevano Evtušenko negli stadi e affollarono il festival mondiale del 1957; i ragazzi degli anni Settanta, cinici e appassionati di jeans e di dischi occidentali comprati al mercato nero; quelli degli anni Ottanta, tra l’Afghanistan e il rock.

La musica e gli informali

Il rock sovietico nacque nei sotterranei e fu tollerato dal 1981 nel rock club di Leningrado sotto lo sguardo del KGB: i Kino di Viktor Coj, gli Akvarium di Grebenščikov, i DDT, con canzoni che parlavano di cambiamento prima della perestrojka. Negli anni Ottanta il paese scoprì di avere hippy, punk, metallari, rocker, i «ljubery» di periferia che li picchiavano, i tifosi violenti: gli «informali», che i sociologi sovietici contarono a milioni e che il documentario lettone «È facile essere giovani?» del 1986 mostrò per la prima volta.

L’Afghanistan

Tra il 1979 e il 1989 circa 620.000 giovani sovietici passarono per l’Afghanistan; quindicimila non tornarono, decine di migliaia furono feriti o mutilati, e gli «afgancy» tornarono in un paese che per anni non aveva ammesso la guerra, con le bare di zinco sepolte senza cerimonie. Svetlana Aleksievič ne raccolse le voci in «Ragazzi di zinco»; la generazione dell’Afghanistan fu la prima a non credere più a nulla di ciò che lo Stato diceva.

La fine del Komsomol

Alla fine degli anni Ottanta il Komsomol aveva quasi quaranta milioni di iscritti e nessuna autorità: i suoi funzionari furono i primi a fondare cooperative, banche e imprese con i beni dell’organizzazione, e da lì vennero molti oligarchi degli anni Novanta. Il Komsomol si sciolse nel settembre 1991. I giovani dell’ex URSS sono cresciuti da allora senza inquadramento e con l’emigrazione come prospettiva; la Russia attuale ha ricreato organizzazioni giovanili di Stato, dai «Nostri» al Movimento dei primi, sul vecchio modello.

Curiosità

  • Negli anni Cinquanta i dischi di jazz e rock’n’roll occidentali si copiavano su vecchie lastre radiografiche: erano chiamati «musica sulle ossa».
  • Viktor Coj, il cantante dei Kino, lavorava come fuochista in una caldaia di Leningrado mentre le sue canzoni facevano il giro dell’URSS; morì in un incidente stradale nel 1990 a ventotto anni.
  • Il servizio militare durava due anni nell’esercito e tre in marina; la «dedovščina» causava ogni anno centinaia di morti tra le reclute per suicidi e violenze.
  • Il Komsomol possedeva alla fine degli anni Ottanta giornali, case editrici, alberghi e agenzie di viaggio: il suo patrimonio finanziò le prime imprese private dell’URSS.

Valutazione critica

Lo Stato sovietico investì sui giovani più di ogni altro regime, con scuole, campi, organizzazioni e retorica, e li perse una generazione dopo l’altra: gli stiljagi, i sessantottini, i rocker e gli afgancy sono le tappe di un distacco che l’inquadramento non fermò e forse accelerò. Alla fine i quaranta milioni del Komsomol erano una statistica, e i suoi dirigenti i primi capitalisti.

La ricostruzione di organizzazioni giovanili di Stato nella Russia di oggi mostra che il modello non è stato abbandonato, solo aggiornato: inquadrare i giovani prima che imparino a pensare da soli.

FAQ – Domande frequenti

Che cos’era il Komsomol? L’ Unione della gioventù comunista, l’organizzazione del partito per i giovani dai 14 ai 28 anni, fondata nel 1918: l’iscrizione era di fatto necessaria per l’università e la carriera. Fu sciolto nel 1991.

Chi erano gli stiljagi? I giovani degli anni Cinquanta che imitavano la moda e la musica occidentali, con giacche vistose, jazz e rock’n’roll copiati su lastre radiografiche: la prima sottocultura sovietica, perseguitata dal Komsomol.

Quanti giovani sovietici combatterono in Afghanistan? Circa 620.000 tra il 1979 e il 1989, quasi tutti coscritti di diciotto o vent’anni; quindicimila morirono e decine di migliaia tornarono feriti.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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