Glasnost
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Glasnost’, «trasparenza», fu la politica con cui Gorbačëv dal 1986 restituì all’Unione Sovietica la parola: giornali che raccontavano la verità, libri proibiti pubblicati, la storia staliniana riaperta, la censura abolita nel 1990. Fu la riforma più riuscita della perestrojka e quella che più contribuì alla fine dell’URSS, perché un sistema fondato sulla menzogna non sopravvisse alla verità.
In questa pagina
Che cosa significa
Il termine, antico nella lingua politica russa, indicava la pubblicità degli atti di governo. Gorbačëv lo usò dal XXVII Congresso del febbraio 1986 come parola d’ordine per rendere visibili i problemi e mobilitare la società contro l’apparato. Chernobyl, due mesi dopo, mostrò che la segretezza uccideva: da allora la glasnost divenne un programma, non uno slogan, e sfuggì presto al controllo di chi l’aveva lanciata.
Le tappe
Nel dicembre 1986 Sacharov fu liberato dal confino con una telefonata di Gorbačëv. Nel gennaio 1987 uscì nelle sale «Il pentimento» di Abuladze, allegoria dello stalinismo bloccata per tre anni. Le riviste Ogonëk e Moskovskie novosti, sotto nuovi direttori, divennero i simboli della stagione; la trasmissione «Vzgljad» portò in televisione temi fino ad allora proibiti. Nel 1988 furono pubblicati «Il dottor Živago», «Vita e destino» di Grossman, «I figli dell’Arbat» di Rybakov e Orwell; nel 1989 «Arcipelago Gulag». Nel giugno 1988 gli esami di storia nelle scuole furono annullati perché i manuali erano riconosciuti falsi. Nel dicembre 1989 il Congresso ammise l’esistenza del protocollo segreto del patto Molotov-Ribbentrop; nell’aprile 1990 l’URSS riconobbe la responsabilità di Katyn’. Il 12 giugno 1990 la legge sulla stampa abolì la censura preventiva.
Che cosa rivelò
Tutto ciò che era stato negato per decenni: le carestie, le fosse comuni come quella di Kuropaty presso Minsk scoperta nel 1988, le cifre del Gulag raccolte da Memorial, i costi della guerra in Afghanistan, i privilegi della nomenklatura, l’inquinamento, la criminalità, la droga, la prostituzione, gli incidenti nucleari precedenti a Chernobyl. La storia del partito fu riscritta in diretta; i «vuoti» nei manuali si riempirono di nomi di vittime.
Gli effetti
La glasnost tolse al partito la sua unica fonte di legittimità, la versione ufficiale del passato, e diede voce ai nazionalismi: le repubbliche baltiche riscoprirono il 1940, l’Ucraina l’Holodomor, l’Armenia e l’Azerbaigian il Karabach. I conservatori reagirono: nel marzo 1988 la lettera di Nina Andreeva «Non posso rinunciare ai miei principi», pubblicata dalla Sovetskaja Rossija, fu il manifesto della reazione, e Gorbačëv impiegò tre settimane a sconfessarla. Nel 1990-91 la stampa era ormai libera, e in gran parte ostile sia al partito sia al presidente.
L’eredità
Gli anni Novanta russi furono l’epoca della stampa più libera della storia del paese, e anche la più povera e ricattabile. Dal 2000 il controllo statale sulla televisione, poi sulla carta stampata e su Internet, ha rovesciato la tendenza; le leggi del 2022 sulle «notizie false» sulla guerra hanno chiuso il cerchio. Della glasnost restano i libri pubblicati, gli archivi parzialmente aperti e la memoria di una stagione in cui il paese seppe guardarsi.
Curiosità
- «Il pentimento» di Abuladze termina con la domanda «a che serve una strada se non porta a una chiesa?», diventata il motto della glasnost.
- La tiratura di Ogonëk passò da un milione e mezzo di copie nel 1986 a oltre quattro milioni nel 1989; alle edicole si formavano code all’alba.
- Nel giugno 1988 milioni di studenti non sostennero l’esame di storia: il ministero ammise che non esisteva un manuale attendibile.
- Sacharov, liberato nel dicembre 1986, nel 1989 parlava al Congresso dei deputati in diretta televisiva davanti a un pubblico di duecento milioni di persone.
Valutazione critica
La glasnost fu il paradosso della perestrojka: la riforma meglio riuscita fu quella che distrusse lo Stato che voleva salvare. Gorbačëv credeva che la verità avrebbe rafforzato un socialismo rinnovato; scoprì che il consenso al sistema poggiava sull’ignoranza del suo passato. È il merito storico più grande dell’ultimo leader sovietico e la ragione per cui in Russia molti non gliel’hanno perdonato.
La parabola successiva, dalla libertà degli anni Novanta al controllo attuale, mostra che la trasparenza non è un’acquisizione definitiva ma una scelta politica, che può essere revocata come fu concessa.
FAQ – Domande frequenti
Che cosa significa glasnost? «Trasparenza» o «pubblicità»: la politica di apertura dell’informazione avviata da Gorbačëv nel 1986.
Che differenza c’è con la perestrojka? La perestrojka è il programma generale di riforme; la glasnost ne fu la componente riguardante l’informazione e la libertà di parola.
La censura finì davvero? Sì: la legge sulla stampa del giugno 1990 abolì la censura preventiva e nel 1991 il Glavlit fu sciolto. Il controllo è tornato per altre vie nella Russia successiva al 2000.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.