Perestrojka
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Perestrojka, «ristrutturazione», è il nome del programma di riforme con cui Gorbačëv tentò tra il 1985 e il 1991 di rilanciare l’URSS senza rinunciare al socialismo: accelerazione economica, glasnost, democratizzazione. Aprì una società chiusa e mise fine alla Guerra fredda, ma fallì sul piano economico e sfuggì di mano al suo autore, che si ritrovò senza Stato.
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Che cosa fu
La parola entrò nel linguaggio ufficiale nel 1986 e divenne programma al plenum del gennaio 1987, quando Gorbačëv la legò alla «democratizzazione». Il progetto poggiava su tre idee: l’accelerazione della crescita attraverso la tecnologia e la disciplina, la trasparenza nell’informazione, la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Non prevedeva la fine del partito unico né del socialismo, ma un loro rinnovamento; il libro «Perestrojka», pubblicato da Gorbačëv nel 1987, fu tradotto in tutto il mondo e vendette milioni di copie.
Le riforme economiche
La legge sull’attività lavorativa individuale del 1986 e quella sulle cooperative del 1988 legalizzarono le piccole imprese private: alla fine del 1990 le cooperative erano oltre duecentomila, con milioni di addetti, dai ristoranti alle banche. La legge sull’impresa di Stato del 1987 introdusse l’autofinanziamento e l’elezione dei direttori; furono ammesse le joint venture con imprese straniere. Ma i prezzi restarono amministrati e il monopolio dello Stato sulle forniture intatto: le cooperative comprarono a prezzi di Stato e vendettero a prezzi di mercato, le imprese aumentarono i salari senza aumentare la produzione, il bilancio pubblico, già colpito dal crollo del petrolio e dalla campagna anti-alcol, andò in deficit. Il risultato furono penurie mai viste, razionamento, inflazione, e nel 1991 la confisca delle banconote da 50 e 100 rubli e il raddoppio dei prezzi.
Le riforme politiche
La XIX Conferenza del partito, nel giugno 1988, avviò la riforma delle istituzioni. Nel marzo 1989 si tennero le prime elezioni con candidature concorrenti, che portarono al Congresso dei deputati del popolo figure come Sacharov ed El’cin e bocciarono molti dirigenti locali; le sedute, trasmesse in diretta, tennero il paese davanti alla televisione. Nel marzo 1990 fu abolito l’articolo 6 della Costituzione sul ruolo dirigente del partito, nacquero i partiti e Gorbačëv fu eletto presidente dell’URSS. Nelle repubbliche le elezioni portarono al potere i fronti popolari nazionali.
Perché fallì
La perestrojka fu una riforma a metà: liberò l’informazione e la politica prima dell’economia, e nell’economia rimosse i vincoli senza creare un mercato. Il programma dei «500 giorni» di Šatalin e Javlinskij, che nell’estate del 1990 proponeva una transizione rapida, fu respinto per un compromesso che non funzionò. L’apparato sabotò le riforme, i nazionalismi le scavalcarono, El’cin le usò contro il centro. Quando i conservatori tentarono il colpo di Stato nell’agosto 1991 per fermarla, distrussero quel che restava dell’Unione.
L’eredità
La perestrojka restituì la libertà di parola, di stampa, di religione e di viaggio a quasi trecento milioni di persone e chiuse la Guerra fredda senza un colpo di cannone. Non produsse l’economia funzionante che prometteva, e la transizione al mercato degli anni Novanta, con il suo prezzo sociale, ne ha oscurato la memoria in Russia, dove la parola è diventata sinonimo di caos. In Occidente resta il simbolo di una liberazione venuta dall’alto.
Curiosità
- Il primo McDonald’s di Mosca aprì sulla piazza Puškin il 31 gennaio 1990: il primo giorno servì trentamila clienti in coda per ore.
- «Wind of Change» degli Scorpions, scritta dopo un festival a Mosca nell’agosto 1989, divenne la colonna sonora della perestrojka in Europa.
- Nel gennaio 1991 le banconote da 50 e 100 rubli furono ritirate con tre giorni di preavviso: milioni di risparmiatori persero i loro soldi.
- Sacharov, tornato dal confino nel 1986, fu eletto deputato nel 1989 e morì nel dicembre dello stesso anno, dopo aver proposto una nuova Costituzione.
Valutazione critica
Gorbačëv volle riformare un sistema che non era riformabile senza cessare di essere se stesso: la glasnost rivelò che il partito non aveva legittimità, la democratizzazione diede voce a chi voleva andarsene, la mezza riforma economica distrusse la vecchia disciplina senza costruire il mercato. Il fallimento fu quello del progetto, non necessariamente dell’uomo, che rifiutò fino all’ultimo di usare la forza su scala staliniana.
Giudicare la perestrojka dagli anni Novanta è ingiusto ma comprensibile: chi ha vissuto la fine dell’Unione ricorda la libertà e le code vuote insieme, e in Russia le seconde hanno pesato di più.
FAQ – Domande frequenti
Che cosa significa perestrojka? «Ristrutturazione». Indica l’insieme delle riforme economiche e politiche di Gorbačëv tra il 1985 e il 1991.
Che differenza c’è con la glasnost? La glasnost, «trasparenza», riguarda l’informazione e la libertà di parola; la perestrojka è il programma generale di riforma di cui la glasnost fu uno strumento.
La perestrojka ebbe successo? Politicamente sì: liberò la società e concluse la Guerra fredda. Economicamente no: aggravò le penurie e non creò un mercato funzionante. Il suo esito finale fu la dissoluzione dell’URSS, che non era l’obiettivo.
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