KGB
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Il KGB, Comitato per la sicurezza dello Stato, fu dal 13 marzo 1954 al dicembre 1991 la polizia politica e il servizio segreto dell’Unione Sovietica: sorvegliava i cittadini, reprimeva i dissidenti, presidiava le frontiere e spiava il mondo con la più vasta rete di agenti mai costruita. Diretto per quindici anni da Andropov, futuro capo del partito, organizzò il golpe del 1991 e sopravvisse alla propria dissoluzione nell’FSB, da cui viene l’attuale presidente russo.
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Le origini
Dopo la morte di Stalin e la fucilazione di Berija, il partito volle una polizia politica che non potesse più minacciarlo: il KGB nacque come «comitato» presso il Consiglio dei ministri, subordinato al Politburo, con il compito di non ripetere il terrore di massa ma di garantire il controllo. Sotto Serov, Šelepin e Semičastnyj, quest’ultimo protagonista della caduta di Chruščëv nel 1964, l’apparato fu ridotto e riorganizzato; con Jurij Andropov, dal 1967 al 1982, tornò a essere il centro del potere.
L’organizzazione
Il KGB era diviso in direzioni principali: la Prima per lo spionaggio all’estero, la Seconda per il controspionaggio, la Terza per la sorveglianza delle forze armate, la Quinta, creata da Andropov nel 1967, per la lotta al «sovversione ideologica», cioè ai dissidenti, ai religiosi e ai nazionalisti, la Settima per i pedinamenti, l’Ottava per le comunicazioni cifrate, la Nona per la protezione dei dirigenti, oltre alle truppe di frontiera. Nel 1991 contava circa 480.000 dipendenti, di cui oltre 200.000 guardie di frontiera, e una rete di informatori stimata in milioni. Ogni repubblica, regione e grande impresa aveva il proprio ufficio.
Contro i dissidenti
Il KGB di Andropov sostituì il terrore con la «profilassi»: colloqui di avvertimento con decine di migliaia di persone l’anno, licenziamenti, esclusioni dall’università, telefoni sotto controllo. Chi insisteva era processato per «propaganda antisovietica» o «diffusione di notizie false», internato in psichiatria, confinato o espulso: Solženicyn nel 1974, Sacharov a Gor’kij nel 1980, i gruppi di Helsinki smantellati entro il 1982. All’estero il servizio uccise il nazionalista ucraino Bandera a Monaco nel 1959 e collaborò all’omicidio del dissidente bulgaro Markov a Londra nel 1978.
Lo spionaggio
La Prima direzione principale, con sede a Jasenevo, gestiva le residenze nelle ambasciate e gli «illegali» sotto falsa identità: dai cinque di Cambridge e dalle spie atomiche degli anni Quaranta ad Aldrich Ames alla CIA e Robert Hanssen all’FBI negli anni Ottanta, il KGB penetrò i servizi occidentali come nessun altro. Le «misure attive» diffondevano falsi e finanziavano partiti e movimenti amici; il reparto Alfa, creato nel 1974, assaltò il palazzo di Amin a Kabul nel dicembre 1979 e rifiutò di assaltare la Casa Bianca di Mosca nell’agosto 1991.
La fine e l’eredità
Il presidente Krjučkov fu l’organizzatore del golpe dell’agosto 1991; al suo fallimento il KGB fu commissariato e nel dicembre 1991 diviso: lo spionaggio estero divenne l’SVR, la protezione dei dirigenti l’FSO, la sicurezza interna, dopo vari nomi, l’FSB nel 1995. Nessuna lustrazione toccò il personale, e gli ufficiali del KGB sono diventati la spina dorsale dello Stato russo, a cominciare da Vladimir Putin, in servizio dal 1975 al 1991. Gli archivi restano chiusi in Russia e aperti nei paesi baltici e in Ucraina.
Curiosità
- La sede della Prima direzione a Jasenevo, alla periferia di Mosca, fu costruita negli anni Settanta a immagine del quartier generale della CIA a Langley, che gli agenti sovietici conoscevano bene.
- Andropov, il capo del KGB più longevo, era un appassionato di jazz e di romanzi occidentali: la sua «profilassi» fu la forma più moderna della repressione.
- Nel 1985 la CIA perse in pochi mesi una decina di agenti a Mosca, traditi da Aldrich Ames, che aveva venduto al KGB i loro nomi: quasi tutti furono fucilati.
- Il reparto speciale Alfa rifiutò nell’agosto 1991 l’ordine di assaltare il parlamento russo difeso dalla folla: il rifiuto fece fallire il golpe.
Valutazione critica
Il KGB fu la versione matura della polizia politica sovietica: meno sanguinaria dell’NKVD, più capillare e più intelligente, capace di soffocare il dissenso senza fucilarlo e di far credere al mondo di essere un servizio come gli altri. Il suo controllo sulla società fu totale fino al 1989, e il suo contributo alla sopravvivenza del sistema decisivo quanto quello del partito.
La sua sopravvivenza dopo il 1991, senza epurazione e con i suoi uomini al governo, è la principale differenza tra la transizione russa e quelle dell’Europa centrale, e spiega perché la Russia sia tornata a un sistema in cui i servizi sono lo Stato.
FAQ – Domande frequenti
Che cosa significa KGB? Komitet gosudarstvennoj bezopasnosti, Comitato per la sicurezza dello Stato: la polizia politica e il servizio segreto sovietico dal 1954 al 1991.
Quante persone lavoravano per il KGB? Circa 480.000 dipendenti nel 1991, tra cui oltre 200.000 guardie di frontiera, più una rete di informatori stimata in milioni di persone.
Che fine ha fatto il KGB? Fu diviso nel dicembre 1991: spionaggio estero nell’SVR, sicurezza interna nell’FSB dal 1995, protezione dei dirigenti nell’FSO. Il personale non fu epurato.
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