Bandiera sovietica
UNIONESOVIETICA.COM
Storia critica dell’URSS: potere, società e conseguenze
Tutte le macro-categorie
Storia dell’Unione Sovietica Repubbliche sovietiche Demografia dell’URSS Politica e istituzioni Gulag, repressioni e dissenso Società e vita quotidiana Case, quartieri e architettura Religioni e rapporto con le Chiese Economia, risorse minerarie, lavoro e rublo Industria, fabbriche e marchi Treni, ferrovie e trasporti Forze armate, armamenti e deterrenza nucleare Guerre, conflitti e Guerra fredda Spazio, scienza e tecnologia Stampa, giornali, televisione e radio Cultura, spettacolo e sport Leader e personaggi Patto di Varsavia e paesi del blocco orientale Comunismo in Europa e rapporti con il PCI URSS nel mondo: Cuba, Africa e Asia Energia, ambiente e disastri Simboli, oggetti, primati e curiosità Indice completo

Lingue

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Oltre centotrenta lingue, una sola che apriva le porte: il russo, lingua dell’esercito, dell’università e della carriera, madrelingua di metà dei sovietici e seconda lingua di altri settanta milioni. L’URSS creò alfabeti per decine di popoli, li latinizzò negli anni Venti, li cirillizzò negli anni Trenta e russificò le scuole dal 1938; nel 1989 le leggi sulle lingue delle repubbliche furono il primo atto di indipendenza.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Lingue
Mercato affollato dove si incontrano volti e abiti dell’Asia centrale, del Caucaso e della Russia.

Il mosaico linguistico

Al censimento del 1989 il russo era la madrelingua di 163 milioni di persone, tra cui oltre 18 milioni di non russi, soprattutto ucraini, bielorussi ed ebrei delle città; altri 69 milioni lo dichiaravano come seconda lingua. Seguivano l’ucraino con 40 milioni di parlanti, l’uzbeco, il bielorusso, il kazako, l’azero, il tataro, l’armeno, il georgiano, il lituano, il moldavo, il tagico, il turkmeno, il kirghiso, l’estone e il lettone, e poi decine di lingue caucasiche, uraliche, siberiane, alcune con poche centinaia di parlanti. Tre famiglie principali, slava, turca e caucasica, e un’isola persiana in Tagikistan.

Alfabeti

Negli anni Venti i linguisti sovietici crearono alfabeti latini per circa settanta lingue prive di scrittura o scritte in arabo, in nome della rivoluzione mondiale e contro l’influenza dell’islam; tra il 1938 e il 1941 quasi tutti furono sostituiti dal cirillico, per avvicinarli al russo. Il georgiano e l’armeno conservarono i propri alfabeti millenari, i baltici il latino; il moldavo fu scritto in cirillico per separarlo dal romeno. Dopo il 1991 Azerbaigian, Turkmenistan, Uzbekistan e Moldavia sono tornati al latino, e il Kazakistan ha avviato la transizione.

La russificazione

La politica di «indigenizzazione» degli anni Venti aveva promosso le lingue nazionali nelle scuole e nell’amministrazione; il decreto del 1938 rese il russo materia obbligatoria in tutte le scuole, e la riforma del 1958 permise ai genitori di scegliere la scuola russa anche nelle repubbliche, con il risultato che le scuole nazionali si svuotarono nelle città. Il russo era la lingua dell’esercito, della scienza, del cinema, della carriera; l’ucraino e il bielorusso, considerati «dialetti contadini», persero terreno soprattutto. Solo il georgiano, l’armeno e l’azero avevano status costituzionale; nel 1978 la Georgia lo difese in piazza.

Il russo come lingua imperiale

Nessuna legge dell’URSS dichiarava il russo lingua ufficiale: non ce n’era bisogno. Dal 1950, quando Stalin intervenne personalmente nel dibattito linguistico con l’opuscolo «Il marxismo e la linguistica», la lingua fu proclamata neutra rispetto alle classi e il russo destinato a diventare la lingua del «popolo sovietico». Nelle repubbliche non slave il bilinguismo era asimmetrico: i locali imparavano il russo, i russi non imparavano quasi mai la lingua del posto, e nelle capitali dell’Asia centrale e del Baltico si poteva vivere una vita intera senza pronunciare una parola locale.

Le leggi sulle lingue e il dopo

Tra il 1988 e il 1990 tutte le repubbliche approvarono leggi che facevano della lingua titolare la lingua di Stato: fu la prima forma di sovranità, e in Moldavia e nel Baltico la scintilla dei conflitti. Dopo il 1991 il russo è rimasto lingua ufficiale in Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan, lingua di comunicazione interetnica in molti altri paesi, e la lingua di venticinque milioni di russi rimasti fuori dalla Russia; in Ucraina e nel Baltico la sua posizione è al centro dello scontro con Mosca, che ne ha fatto un argomento di guerra.

Curiosità

  • L’URSS produsse più di settanta alfabeti in vent’anni: molti popoli siberiani passarono dall’assenza di scrittura al latino e poi al cirillico nel giro di una generazione.
  • L’opuscolo di Stalin sulla linguistica del 1950 smentì la «teoria giafetica» di Nikolaj Marr, che aveva dominato la disciplina per vent’anni: gli studiosi cambiarono idea in una settimana.
  • Nel 1989 oltre 18 milioni di cittadini non russi dichiararono il russo come madrelingua: la misura più netta dell’assimilazione.
  • Lo yiddish, lingua di quasi due milioni di ebrei sovietici nel 1926, era parlato da meno di 150.000 persone nel 1989.

Valutazione critica

La politica linguistica sovietica fu una promessa mantenuta a metà: diede la scrittura e la scuola a popoli che non le avevano, e poi usò la stessa scuola per farne russofoni. Il bilinguismo asimmetrico, con i russi esenti dall’imparare, era la forma quotidiana della gerarchia imperiale, e le leggi del 1989 furono la risposta.

La questione della lingua russa nei paesi ex sovietici non è un residuo del passato ma un fronte aperto: la Russia la usa per rivendicare i russofoni, i vicini per marcare la distanza. È l’eredità più viva della russificazione.

FAQ – Domande frequenti

Quante lingue si parlavano in URSS? Oltre centotrenta, appartenenti a tre famiglie principali, slava, turca e caucasica, più lingue uraliche, siberiane, iraniche e baltiche; il russo era madrelingua di metà della popolazione.

Il russo era la lingua ufficiale? Nessuna legge lo dichiarava tale, ma era la lingua dell’esercito, dell’amministrazione, della scienza e della carriera; il decreto del 1938 lo rese obbligatorio in tutte le scuole.

Perché molte lingue usano il cirillico? Perché tra il 1938 e il 1941 l’URSS sostituì con il cirillico gli alfabeti latini creati negli anni Venti per le lingue turche, caucasiche e siberiane, per avvicinarle al russo.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

Altri articoli della stessa sottosezione