Natalità
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Da quarantaquattro nascite ogni mille abitanti negli anni Venti a diciassette alla fine: l’URSS visse in sessant’anni la transizione demografica che l’Europa aveva compiuto in due secoli, con la parte europea ferma a due figli per donna e l’Asia centrale a cinque o sei. Lo Stato la governò a strappi: aborto legale nel 1920, vietato nel 1936, riammesso nel 1955, tassa sui senza figli, medaglie alle madri eroine.
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Le cifre
Nel 1926 il tasso di natalità era intorno a 44 nati per mille abitanti, il più alto d’Europa, con famiglie contadine di sei o sette figli. Scese a 31 nel 1940, dopo carestia, collettivizzazione e urbanizzazione, a 25 nel 1960, a 17 nel 1970, e rimase tra 17 e 18 fino alla fine dell’Unione. Il dato medio nascondeva due paesi: nella Russia e nelle repubbliche europee le donne avevano due figli o meno dagli anni Settanta, in Tagikistan quasi sei, in Uzbekistan cinque, in Kazakistan tre, con la quota delle nascite «asiatiche» in crescita costante.
La rivoluzione e la famiglia
Nel 1920 la Russia sovietica fu il primo paese del mondo a legalizzare l’aborto, e il codice della famiglia del 1918 rese il divorzio una formalità: la rivoluzione voleva liberare la donna dal matrimonio borghese. Il risultato fu, con la guerra civile e la carestia, un crollo delle nascite e milioni di bambini abbandonati, i besprizorniki, che vagavano per le città negli anni Venti.
La svolta del 1936
Nel giugno 1936, mentre la carestia e le purghe svuotavano il paese, Stalin vietò l’aborto tranne che per motivi medici, rese il divorzio costoso e difficile, introdusse assegni per le famiglie numerose e riabilitò la famiglia tradizionale. Nel 1941 arrivò la tassa sui senza figli, il 6 per cento dello stipendio per gli uomini tra i 20 e i 50 anni e le donne sposate senza figli, rimasta in vigore fino al 1992; nel 1944 le medaglie della maternità, con il titolo di «Madre eroina» per chi aveva dieci figli, e il divieto per gli uomini di riconoscere i figli nati fuori dal matrimonio. La natalità non risalì: gli aborti divennero clandestini e mortali.
L’aborto come contraccezione
Nel 1955 l’aborto fu di nuovo legalizzato, e in assenza di contraccettivi affidabili divenne il principale metodo di controllo delle nascite: negli anni Ottanta l’URSS registrava sei o sette milioni di aborti l’anno, il tasso più alto del mondo, con circa due aborti per ogni nascita nelle repubbliche europee; una donna sovietica ne subiva in media quattro o più nella vita, spesso senza anestesia. La pillola era rara e sospetta, i preservativi di pessima qualità, l’educazione sessuale inesistente.
Le politiche degli anni Ottanta e il dopo
Preoccupato dal calo nelle repubbliche slave e dalla crescita in Asia centrale, il regime introdusse nel 1981 il congedo di maternità parzialmente retribuito fino a un anno e assegni alla nascita, con un effetto temporaneo. Dopo il 1991 la natalità crollò in Russia sotto i 9 per mille, tra i più bassi del mondo, e il paese ha perso da allora milioni di abitanti; le politiche del «capitale materno» degli anni Duemila hanno prodotto un recupero parziale, mentre l’Asia centrale continua a crescere.
Curiosità
- La tassa sui senza figli del 1941, il 6 per cento dello stipendio, fu abolita solo nel 1992: milioni di sovietici l’hanno pagata per tutta la vita adulta.
- Il titolo di «Madre eroina», con l’Ordine e i privilegi, fu conferito a circa 430.000 donne con dieci o più figli, quasi tutte in Asia centrale e nel Caucaso.
- Negli anni Ottanta l’URSS registrava ogni anno più aborti che in tutto il resto del mondo sviluppato messo insieme.
- I besprizorniki, i bambini di strada degli anni Venti, furono stimati fino a sette milioni; molti finirono nelle colonie di lavoro dell’OGPU.
Valutazione critica
La politica della natalità sovietica oscillò tra due utopie, la liberazione della donna e la famiglia patriarcale numerosa, e le impose entrambe per decreto, senza mai dare alle donne gli strumenti per decidere: contraccezione, alloggi, tempo. Il risultato fu il paese con più aborti al mondo, dove la maternità era celebrata con le medaglie e vissuta nelle code e nelle kommunalki.
Il divario tra la natalità slava e quella asiatica, che il regime osservava con inquietudine, era un segno della distanza tra due società tenute insieme dalla forza; dopo il 1991 ha preso strade separate.
FAQ – Domande frequenti
Quanti figli aveva una famiglia sovietica? Dipendeva dalla repubblica: dagli anni Settanta meno di due nelle repubbliche europee, tra tre e sei in Asia centrale. La media dell’Unione era intorno a 2,3 figli per donna negli anni Ottanta.
L’aborto era legale? Legale dal 1920, vietato dal 1936 al 1955, poi di nuovo legale e diventato il principale metodo di controllo delle nascite, con sei o sette milioni di interventi l’anno negli anni Ottanta.
Che cos’era la tassa sui senza figli? Un’imposta del 6 per cento sullo stipendio introdotta nel 1941 per gli uomini senza figli tra i 20 e i 50 anni e per le donne sposate senza figli, in vigore fino al 1992.
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