Urbanizzazione
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Nel 1926 viveva in città meno di un sovietico su cinque; nel 1989 due su tre. L’urbanizzazione sovietica fu la più rapida della storia europea: città nate dal nulla intorno a una fabbrica o a una miniera, spesso costruite dai detenuti, villaggi svuotati dalla collettivizzazione, milioni di appartamenti prefabbricati, e un sistema di permessi che decideva chi poteva vivere dove. Le città che ne uscirono sono ancora quelle in cui vive l’ex URSS.
In questa pagina
Le cifre
La quota urbana passò dal 18 per cento del 1926 al 33 del 1939, al 48 del 1959, quando le città superarono le campagne, al 56 del 1970 e al 66 del 1989: in sessant’anni la popolazione urbana crebbe da 26 a 190 milioni. Nel 1989 ventitré città superavano il milione di abitanti, da Mosca a Rostov, e Volgograd lo sfiorava; centinaia di città non esistevano nel 1917. La Russia europea e l’Ucraina si urbanizzarono per prime, l’Asia centrale restò a maggioranza rurale con città abitate in gran parte da russi.
Le città nuove
L’industrializzazione produsse città di fondazione: Magnitogorsk intorno all’acciaieria, Komsomol’sk sull’Amur costruita nel 1932 dai giovani del Komsomol e dai detenuti, Noril’sk e Vorkuta nate dal Gulag, Togliatti intorno alla fabbrica della Fiat nel 1966, Naberežnye Čelny intorno alla KamAZ negli anni Settanta, le città chiuse dell’atomo e dello spazio che non comparivano sulle carte. Erano monocittà, con un’unica impresa che dava lavoro, case, scuole e riscaldamento: la Russia ne conta ancora oggi centinaia.
Il controllo
Il sistema della propiska, dal 1932, richiedeva un permesso di residenza per vivere in una città e lo negava nelle capitali a chi non aveva un lavoro assegnato: i contadini, senza passaporto fino al 1974, fuggivano lo stesso, e le fabbriche assumevano «limitčiki» con permessi temporanei che vivevano in dormitori. Le città erano classificate per categoria di rifornimento e i beni seguivano la gerarchia: Mosca, le capitali, le città chiuse, e poi tutto il resto, dove si andava a fare la spesa nella città più grande.
Le forme della città
La città sovietica ha una forma riconoscibile: il centro con la piazza, il palazzo del partito, la statua di Lenin e il viale monumentale; intorno, dagli anni Cinquanta, i microrajon, i quartieri autosufficienti di prefabbricati con scuola, asilo, negozio e policlinico, serviti da tram e filobus; alla periferia le fabbriche e le zone industriali; oltre, gli orti e le dacie. Il verde pubblico era abbondante, i servizi commerciali scarsi, l’automobile un’eccezione fino agli anni Settanta.
Le campagne e il dopo
L’altra faccia dell’urbanizzazione fu lo spopolamento delle campagne russe: la politica dei «villaggi senza prospettiva» degli anni Sessanta e Settanta concentrò i servizi nei centri più grandi e condannò decine di migliaia di villaggi alla scomparsa. Dopo il 1991 le monocittà del Nord si sono svuotate, le capitali sono cresciute, e le città sovietiche, con i loro prefabbricati e i loro impianti di riscaldamento centralizzato, restano il luogo in cui vive la maggioranza degli abitanti dell’ex Unione.
Curiosità
- Nel 1959, per la prima volta, i sovietici che vivevano in città superarono quelli delle campagne; in Italia era accaduto negli stessi anni.
- Le città chiuse, con i loro nomi in codice come Arzamas-16 o Čeljabinsk-70, ospitavano oltre un milione di persone che non potevano dire dove abitavano.
- Togliatti, sul Volga, prese il nome del segretario del PCI nel 1964, due anni prima che la Fiat vi costruisse la fabbrica delle Lada.
- Il termine «microrajon» indica un quartiere da cinque a quindicimila abitanti con tutti i servizi entro cinquecento metri: fu il modulo dell’urbanistica sovietica dagli anni Cinquanta.
Valutazione critica
L’urbanizzazione sovietica costruì in due generazioni le città in cui vive ancora oggi un continente, e lo fece con i mezzi del sistema: pianificazione, lavoro coatto, controllo dei movimenti, uniformità. Le città erano funzionali alla produzione e non ai cittadini, e la propiska trasformò il diritto di abitare in un privilegio concesso dallo Stato.
Le monocittà lasciate dall’Unione sono il suo lascito più fragile: quando la fabbrica chiude, la città muore, e nessun piano lo aveva previsto.
FAQ – Domande frequenti
Quanto era urbanizzata l’URSS? Il 18 per cento della popolazione viveva in città nel 1926, il 66 nel 1989: tra le urbanizzazioni più rapide della storia.
Che cos’è una monocittà? Una città nata intorno a un’unica impresa che ne era la ragione d’esistere e il datore di lavoro di quasi tutti; la Russia ne conta ancora oggi centinaia, molte in crisi.
Chi poteva vivere in città? Chi aveva la propiska, il permesso di residenza, legato a un lavoro e a un alloggio; nelle capitali era quasi impossibile ottenerlo, e milioni di persone vivevano con permessi temporanei o senza.
Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.