Petrolio e gas
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Baku produceva nel 1901 metà del petrolio del mondo; il «secondo Baku» del Volga e degli Urali alimentò la guerra e il dopoguerra, il «terzo Baku» della Siberia occidentale, con Samotlor e Urengoj scoperti negli anni Sessanta, fece dell’URSS il primo produttore mondiale di petrolio e di gas e il fornitore dell’Europa, con i gasdotti verso l’Italia e la Germania. Il petrolio pagò la stagnazione di Brežnev e il suo crollo nel 1986 affossò Gorbačëv; gli oligarchi se lo presero negli anni Novanta, Putin lo ha ripreso e lo usa per la guerra.
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Baku
Il petrolio di Baku, sfruttato dai Nobel e dai Rothschild dall’Ottocento, dava nel 1901 la metà della produzione mondiale, e la rivoluzione lo nazionalizzò nel 1920 con l’Azerbaigian sovietico; negli anni Trenta e durante la guerra Baku forniva i tre quarti del petrolio dell’URSS, e Hitler lanciò l’offensiva del 1942 verso il Caucaso per prenderlo, fermato a Stalingrado. I giacimenti a mare dei «Neft Daşları», la città sulle palafitte nel Caspio del 1949, furono i primi impianti offshore del mondo; il declino di Baku cominciò negli anni Cinquanta.
Il secondo e il terzo Baku
I giacimenti del Volga e degli Urali, tra Kujbyšev, la Baschiria e la Tataria, scoperti negli anni Trenta e sfruttati dal dopoguerra, il «secondo Baku», portarono la produzione a 148 milioni di tonnellate nel 1960; la Siberia occidentale, con il gas di Berëzovo del 1953, il petrolio di Šaim del 1960, Samotlor scoperto nel 1965 e Urengoj nel 1966, il più grande giacimento di gas del mondo, fu il «terzo Baku»: le città di Surgut e di Nižnevartovsk nella palude, i lavoratori con i coefficienti del Nord, gli oleodotti e i gasdotti verso ovest, e nel 1988 il record di 624 milioni di tonnellate di petrolio e nel 1990 di 815 miliardi di metri cubi di gas.
I gasdotti verso l’Europa
L’oleodotto Družba del 1964 portò il petrolio ai satelliti e all’Europa, e dagli anni Settanta i gasdotti: il contratto con l’Austria del 1968, il primo occidentale, con l’Italia dell’ENI e la Germania dal 1970-74, con i tubi tedeschi contro il gas siberiano, il gasdotto Urengoj-Užgorod del 1984 costruito nonostante l’embargo di Reagan, e la Germania Ovest, l’Italia e la Francia come clienti fissi; il petrolio e il gas divennero oltre metà delle esportazioni in valuta, e la dipendenza europea nacque allora, con la Guerra fredda in corso.
La rendita e il crollo
Il petrolio a trenta dollari degli anni Settanta finanziò Brežnev, il grano americano, l’Afghanistan e i satelliti, e nascose la fine della crescita; nel 1986 il prezzo scese a dieci dollari e l’URSS perse un terzo delle entrate in valuta, con Gorbačëv costretto ai prestiti occidentali e la perestrojka senza soldi. L’industria petrolifera, con i giacimenti sfruttati senza riguardo e la produzione siberiana in calo dal 1988, entrò nel 1991 in una crisi da cui uscì solo con la tecnologia occidentale degli anni Duemila; Gazprom, creata nel 1989 da Černomyrdin dal ministero del gas, sopravvisse a tutto.
Dopo il 1991
I giacimenti privatizzati negli anni Novanta, con la Jukos di Chodorkovskij e la Sibneft’ di Abramovič e Berezovskij comprate per una frazione del valore, e ripresi da Putin con l’arresto di Chodorkovskij nel 2003 e la Rosneft’, hanno fatto della Russia il secondo esportatore di petrolio e il primo di gas del mondo, con il Nord Stream verso la Germania del 2011 e le crisi del gas con l’Ucraina del 2006 e del 2009; dopo il 2022 le sanzioni, il tetto al prezzo, il Nord Stream sabotato e il petrolio venduto a sconto all’India e alla Cina con la flotta ombra. L’Europa ha sostituito il gas russo in due anni; la Russia vive ancora della rendita del terzo Baku.
Curiosità
- I «Neft Daşları», le «Rocce petrolifere», sono una città su palafitte nel Caspio a cento chilometri da Baku, costruita dal 1949 su navi affondate e piloni con trecento chilometri di strade e i dormitori: il primo campo petrolifero offshore del mondo, ancora attivo.
- Samotlor, scoperto nel 1965 sotto un lago nella palude siberiana, fu il più grande giacimento petrolifero dell’URSS con oltre 150 milioni di tonnellate l’anno negli anni Ottanta; il suo sfruttamento forzato lo esaurì in gran parte prima del 1991.
- Il gasdotto Urengoj-Pomary-Užgorod, 4.500 chilometri fino al confine cecoslovacco, fu costruito nel 1982-84 con i tubi tedeschi e le turbine europee nonostante le sanzioni di Reagan alle imprese che partecipavano: il primo scontro transatlantico sul gas russo.
- Nel 1986 il prezzo del petrolio crollò da trenta a dieci dollari e l’URSS perse in un anno circa venti miliardi di dollari di entrate: gli storici lo contano tra le cause della fine dell’Unione, insieme all’Afghanistan e alla penuria.
Valutazione critica
Il petrolio e il gas furono il destino dell’Unione: la Siberia scoperta negli anni Sessanta permise di non riformare nulla per vent’anni, e il crollo del 1986 arrivò nel momento in cui le riforme sarebbero servite. Un paese con il sottosuolo più ricco del mondo lo usò per comprare il grano che la collettivizzazione non produceva, e i gasdotti verso l’Europa costruiti in piena Guerra fredda furono il suo investimento più lungimirante e più pericoloso.
La Russia di Putin ha ripreso la rendita agli oligarchi e l’ha trasformata in arma, dal gas all’Ucraina nel 2006 al ricatto del 2022; l’Europa ha imparato in due anni ciò che l’URSS aveva costruito in quaranta, e la flotta ombra verso l’India è ciò che resta del terzo Baku.
FAQ – Domande frequenti
Dove si estraeva il petrolio sovietico? A Baku fino agli anni Cinquanta, poi nel secondo Baku del Volga e degli Urali e dagli anni Sessanta nel terzo Baku della Siberia occidentale, con Samotlor e Urengoj: nel 1988 l’URSS era il primo produttore mondiale con 624 milioni di tonnellate.
Quando l’Europa cominciò a comprare il gas sovietico? Con il contratto austriaco del 1968 e con quelli italiano e tedesco dei primi anni Settanta, in cambio dei tubi e della tecnologia; il gasdotto Urengoj-Užgorod del 1984 fu costruito nonostante le sanzioni americane.
Che ruolo ebbe il petrolio nella fine dell’URSS? Decisivo: la rendita degli anni Settanta finanziò la stagnazione e il crollo del prezzo nel 1986 tolse un terzo delle entrate in valuta proprio mentre Gorbačëv tentava le riforme, costringendo l’URSS a indebitarsi.
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