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Censura

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Dal 1922 al 1991 nulla fu stampato in Unione Sovietica senza il visto del Glavlit, la Direzione generale per la tutela dei segreti di Stato nella stampa: libri, giornali, manifesti, etichette, necrologi. Le fotocopiatrici erano chiuse a chiave, le macchine da scrivere registrate, le radio straniere disturbate, i libri proibiti chiusi nei «fondi speciali» delle biblioteche. La legge sulla stampa del 1990 abolì la censura preventiva; il Glavlit fu sciolto un anno dopo.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Censura
Cucina di un appartamento sovietico: la famiglia ascolta la radio a valvole, il giornale sul tavolo.

Il Glavlit

Creato nel giugno 1922, il Glavlit esercitava la censura preventiva su tutto ciò che veniva pubblicato e successivamente su tutto ciò che circolava: ogni editore, giornale, tipografia e teatro aveva il suo censore, che apponeva il visto e il numero di autorizzazione stampato in ogni libro. La lista dei segreti, il «Perečen’», elencava gli argomenti proibiti, dai dati sulle carestie alla posizione delle fabbriche militari, dai disastri ai nomi dei dirigenti caduti in disgrazia; aggiornata in continuazione, era essa stessa segreta.

Che cosa si censurava

Tutto ciò che contraddiceva la versione ufficiale: la storia del partito, riscritta a ogni cambio di vertice, con le fotografie ritoccate per far sparire i fucilati; le cifre economiche e demografiche; gli incidenti nucleari e i disastri; la vita in Occidente; la religione, la sessualità, il crimine; gli autori proibiti, da Bulgakov a Solženicyn, da Orwell alla Bibbia in edizione moderna. I libri già pubblicati e poi vietati finivano nei fondi speciali delle biblioteche, accessibili con permesso; le enciclopedie ricevevano pagine sostitutive da incollare al posto di quelle sui dirigenti condannati.

Gli strumenti

La censura non era solo il visto: le tipografie erano di Stato, la carta assegnata dal piano, le macchine da scrivere registrate con un campione dei caratteri, le fotocopiatrici, dagli anni Settanta, tenute in stanze chiuse sotto controllo del KGB. Le radio straniere, dalla BBC a Radio Liberty, furono disturbate con migliaia di trasmettitori dal 1948 al 1988. I film «di scaffale», girati e poi vietati, come «Il commissario» di Askol’dov o «Il pentimento» di Abuladze, aspettarono la glasnost per uscire.

L’aggiramento

La risposta fu il samizdat, la ricopiatura a mano o a macchina dei testi proibiti, con quattro o cinque copie carbone per volta, passate di mano in mano: poesie, romanzi, la «Cronaca degli avvenimenti correnti» dei dissidenti dal 1968; e il tamizdat, i libri pubblicati all’estero e rientrati clandestinamente. La musica rock circolava su nastro, i film occidentali in videocassetta negli anni Ottanta; la lingua di Esopo, le allusioni comprese da tutti, era il modo in cui la letteratura ufficiale diceva ciò che non poteva dire.

La fine

La glasnost ridusse la censura per gradi, dalla pubblicazione dei romanzi proibiti nel 1987-88 alla legge sulla stampa del 12 giugno 1990, che vietò la censura preventiva e permise la stampa privata; il Glavlit fu sciolto nel 1991. Gli anni Novanta russi furono l’epoca della stampa più libera della storia del paese; dal 2000 il controllo è tornato per altre vie, con la proprietà statale delle televisioni, le leggi sugli «agenti stranieri» e, dal 2022, le pene fino a quindici anni per le «notizie false» sull’esercito.

Curiosità

  • Ogni libro sovietico riportava nel colophon il numero di autorizzazione del Glavlit e la sigla del censore: un codice leggibile solo dagli addetti.
  • Gli abbonati alla Grande enciclopedia sovietica ricevettero nel 1954 le pagine sostitutive per coprire la voce «Berija» con un articolo sullo stretto di Bering.
  • Il disturbo delle radio straniere costava all’URSS più di quanto l’Occidente spendesse per trasmetterle: migliaia di trasmettitori accesi ventiquattr’ore al giorno per quarant’anni.
  • Nel 1988 «Il dottor Živago», vietato dal 1957, fu pubblicato dalla rivista Novyj Mir con una tiratura di oltre un milione di copie.

Valutazione critica

La censura sovietica fu il sistema nervoso del regime: senza di essa la propaganda non avrebbe retto un giorno, e con essa il paese visse settant’anni senza sapere la propria storia. Il suo costo non fu solo la cultura mutilata ma la formazione di una società che imparò a leggere tra le righe e a non credere a nulla, compresa la verità quando arrivò.

Il ritorno del controllo dell’informazione nella Russia attuale, con altri mezzi e le stesse finalità, mostra che la libertà di stampa del 1990 non era una conquista definitiva ma una parentesi.

FAQ – Domande frequenti

Che cos’era il Glavlit? L’ufficio statale creato nel 1922 che esercitava la censura preventiva su tutte le pubblicazioni sovietiche; fu sciolto nel 1991.

Che cosa era vietato? Tutto ciò che contraddiceva la versione ufficiale: dati economici e demografici, disastri, storia del partito, autori proibiti, informazioni sull’Occidente, religione. La lista era segreta e in continuo aggiornamento.

Come si aggirava la censura? Con il samizdat, la ricopiatura clandestina dei testi, con i libri stampati all’estero, con le radio straniere nonostante i disturbi e con la lingua allusiva della letteratura ufficiale.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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