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Chiesa cattolica

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Nel 1939 in tutta l’Unione Sovietica restavano aperte due chiese cattoliche, a Mosca e a Leningrado; con le annessioni del 1939-45 entrarono nell’URSS milioni di cattolici lituani, lettoni, polacchi e i greco-cattolici ucraini, soppressi nel 1946 e clandestini per quarantatré anni. La Chiesa cattolica fu per il regime un nemico straniero con il centro a Roma, e per la Lituania la spina dorsale della resistenza nazionale; l’incontro tra Gorbačëv e Giovanni Paolo II nel 1989 chiuse settant’anni di guerra.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
Chiesa Cattolica
Chiesa ortodossa trasformata in magazzino: affreschi sbiaditi, casse e sacchi.

La distruzione degli anni Venti e Trenta

I cattolici dell’impero, polacchi, lituani, tedeschi del Volga, erano nel 1917 oltre un milione e mezzo in Russia; il regime li trattò come agenti di una potenza straniera. Nel 1923 il processo all’arcivescovo Cieplak e al prelato Butkevič, fucilato, aprì la persecuzione; nel 1926 il gesuita d’Herbigny, inviato dal Vaticano, consacrò in segreto quattro vescovi, tutti arrestati o espulsi entro pochi anni; le parrocchie furono chiuse, i preti deportati alle Solovki, la comunità tedesca del Volga annientata. Nel 1939 sopravvivevano la chiesa di San Luigi a Mosca e quella di Lourdes a Leningrado, per i diplomatici.

Le annessioni

Il patto con Hitler portò nell’URSS la Lituania, cattolica all’ottanta per cento, la Lettonia orientale, la Bielorussia e l’Ucraina occidentali con i loro polacchi e i quattro milioni di greco-cattolici ucraini, uniti a Roma dal 1596. Nel 1946 un pseudo-sinodo convocato a Leopoli dall’NKVD, con i vescovi già arrestati, dichiarò sciolta la Chiesa greco-cattolica e la «riunì» all’ortodossia: il metropolita Slipyj passò diciotto anni nei campi, migliaia di preti furono deportati, e la Chiesa visse in clandestinità, con le ordinazioni nei boschi e le messe nelle case, fino al 1989.

La Lituania

In Lituania la Chiesa fu la resistenza: i vescovi deportati o confinati, i seminari ridotti a uno, le chiese chiuse e trasformate in musei dell’ateismo, come la cattedrale di Vilnius, e nello stesso tempo la fede di massa, i pellegrinaggi alla Collina delle croci spianata dai bulldozer, e dal 1972 al 1989 la «Cronaca della Chiesa cattolica di Lituania», il samizdat più longevo dell’URSS, che documentava ogni arresto e arrivava in Occidente. Nel 1972 lo studente Kalanta si diede fuoco a Kaunas; i preti Svarinskas e Tamkevičius furono condannati nel 1983.

Il Vaticano e l’Ostpolitik

Il Vaticano oscillò tra la condanna e il negoziato: la scomunica dei comunisti del 1949, poi con Giovanni XXIII e Paolo VI l’Ostpolitik di Casaroli, che cercava di ottenere vescovi e seminari in cambio del silenzio, criticata dai cattolici lituani come cedimento. L’elezione di Giovanni Paolo II nel 1978, un papa polacco, cambiò i rapporti di forza: il sostegno a Solidarność e ai cattolici lituani fu una delle pressioni che il sistema non resse. Il 1° dicembre 1989 Gorbačëv fu ricevuto in Vaticano e promise la libertà religiosa; la Chiesa greco-cattolica uscì dalla clandestinità.

Dopo il 1991

In Lituania la Chiesa è tornata al centro della nazione, con la cattedrale restituita e il papa in visita nel 1993; in Ucraina i greco-cattolici hanno ripreso le loro chiese, con conflitti con gli ortodossi, e sono oggi un pilastro dell’identità nazionale; in Russia il Vaticano ha creato nel 2002 quattro diocesi, provocando l’ira della Chiesa ortodossa, e i cattolici, poche centinaia di migliaia, vivono in una tolleranza vigilata. Nessun papa ha mai visitato la Russia.

Curiosità

  • La chiesa di San Luigi dei Francesi a Mosca, aperta dal 1835, non chiuse mai: era l’unica chiesa cattolica in funzione nella capitale e vi si celebrava sotto lo sguardo dei diplomatici e del KGB.
  • La «Cronaca della Chiesa cattolica di Lituania» uscì per diciassette anni, dal 1972 al 1989, con 81 numeri: nessun altro samizdat sovietico durò tanto senza essere fermato.
  • Il metropolita greco-cattolico Josyf Slipyj, liberato nel 1963 dopo l’intervento di Giovanni XXIII presso Chruščëv, morì a Roma nel 1984 senza rivedere Leopoli; è sepolto nella cattedrale della sua città dal 1992.
  • Le autorità sovietiche spianarono la Collina delle croci con i bulldozer nel 1961, nel 1973 e nel 1975 e studiarono di allagarla con una diga; le croci tornarono ogni volta e sono oggi oltre centomila.

Valutazione critica

La Chiesa cattolica fu per il regime il nemico più coerente, perché non poteva essere addomesticata come quella ortodossa: aveva il centro all’estero e comunità nazionali che vi cercavano l’identità. La soppressione dei greco-cattolici nel 1946 fu la più grande liquidazione di una Chiesa nel Novecento europeo; la sua sopravvivenza clandestina per quarantatré anni una delle resistenze più lunghe.

Il ruolo della Chiesa lituana e del papa polacco nella fine dell’URSS è documentato e spesso dimenticato: non fu la fede a far cadere il sistema, ma senza di essa la Lituania del 1990 non sarebbe stata quella che fu.

FAQ – Domande frequenti

Quanti cattolici c’erano in URSS? Pochi nel 1939, dopo la distruzione delle comunità; oltre otto milioni dopo le annessioni del 1939-45, tra lituani, lettoni, polacchi e greco-cattolici ucraini.

Che cosa fu il pseudo-sinodo di Leopoli? L’assemblea del marzo 1946 organizzata dall’NKVD, senza vescovi, che dichiarò abolita la Chiesa greco-cattolica ucraina e la incorporò nella Chiesa ortodossa; la Chiesa visse in clandestinità fino al 1989.

Il papa ha mai visitato l’URSS o la Russia? No. Gorbačëv fu ricevuto in Vaticano nel 1989, Giovanni Paolo II visitò la Lituania nel 1993 e l’Ucraina nel 2001, ma la Chiesa ortodossa russa ha sempre bloccato una visita a Mosca.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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