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URSS e Vaticano

Approfondimento storico in una prospettiva critica

Per settant’anni la Santa Sede e l’Unione Sovietica si guardarono da nemici: le encicliche di Pio XI, la scomunica dei comunisti del 1949, la missione segreta dei vescovi clandestini, poi l’Ostpolitik di Giovanni XXIII e di Casaroli, il papa polacco che sfidò il blocco e l’attentato del 1981, fino all’incontro tra Gorbačëv e Giovanni Paolo II nel dicembre 1989. Le relazioni diplomatiche piene sono del 2009; nessun papa è mai andato a Mosca.

Impostazione editoriale: questa pagina analizza il tema in chiave storica e critica, senza intenti celebrativi o propagandistici.
URSS e Vaticano
Chiesa ortodossa trasformata in magazzino: affreschi sbiaditi, casse e sacchi.

La condanna

Nel 1922 alla conferenza di Genova il Vaticano tentò un contatto con i bolscevichi, chiedendo la libertà religiosa in cambio del riconoscimento; il processo Cieplak del 1923 e la persecuzione chiusero il dialogo. Pio XI, con la «crociata di preghiera» del 1930 e l’enciclica «Divini Redemptoris» del 1937, definì il comunismo «intrinsecamente perverso»; nel 1949 il Sant’Uffizio di Pio XII scomunicò chi si iscriveva ai partiti comunisti o ne diffondeva la stampa, in piena Guerra fredda. La missione segreta del gesuita d’Herbigny negli anni Venti, con vescovi consacrati clandestinamente, finì negli arresti.

L’Ostpolitik

Giovanni XXIII cambiò registro: nel marzo 1963 ricevette il genero di Chruščëv, Aleksej Adžubej, con la moglie Rada, e nello stesso anno l’enciclica «Pacem in terris» distinse tra le dottrine e i movimenti storici; la liberazione del metropolita Slipyj nel 1963 fu il primo frutto. Paolo VI e il suo diplomatico Agostino Casaroli condussero per quindici anni l’Ostpolitik: accordi con l’Ungheria e la Jugoslavia, la visita del capo dello Stato sovietico Podgornyj in Vaticano nel 1967, i colloqui con Gromyko, la ricerca di spazi per le Chiese dell’Est al prezzo del silenzio sulle persecuzioni, criticato dai cattolici perseguitati.

Il papa polacco

L’elezione di Karol Wojtyła nell’ottobre 1978 fu vissuta a Mosca come una minaccia: il viaggio in Polonia del giugno 1979, con milioni di persone e il «non abbiate paura», preparò Solidarność, e il KGB e i servizi del blocco intensificarono la sorveglianza. L’attentato di Ali Ağca del 13 maggio 1981 e la «pista bulgara» non hanno mai trovato una prova definitiva del coinvolgimento sovietico, che gli archivi della Germania Est e i giudici italiani hanno indagato senza esito; il papa continuò a sostenere la Polonia e a chiedere la libertà per i cattolici lituani e ucraini.

Il disgelo

Il 1° dicembre 1989 Gorbačëv fu ricevuto in Vaticano da Giovanni Paolo II: il primo incontro tra un capo sovietico e un papa, che portò in pochi mesi alla legalizzazione dei greco-cattolici, alla legge sulla libertà di coscienza e nel 1990 allo scambio di rappresentanti diplomatici. Nel 1991 il Vaticano nominò amministratori apostolici per la Russia, la Bielorussia e il Kazakistan; le relazioni diplomatiche piene con la Russia arrivarono solo nel 2009.

Dopo l’URSS

Giovanni Paolo II visitò la Lituania nel 1993, l’Ucraina nel 2001 e il Kazakistan nello stesso anno, ma mai la Russia, per l’opposizione della Chiesa ortodossa, che accusa Roma di proselitismo e non ha dimenticato i greco-cattolici. L’incontro tra papa Francesco e il patriarca Kirill all’Avana nel febbraio 2016 fu il primo tra un papa e un patriarca di Mosca; la guerra in Ucraina, con Kirill che la benedice, ha di nuovo congelato i rapporti.

Curiosità

  • Il decreto del Sant’Uffizio del 1° luglio 1949 scomunicava chi si iscriveva ai partiti comunisti e chi ne leggeva o diffondeva la stampa: in Italia riguardava milioni di elettori del PCI.
  • Rada Adžubej, figlia di Chruščëv, e il marito furono ricevuti da Giovanni XXIII il 7 marzo 1963: il papa regalò loro un rosario e chiese notizie dei figli; l’udienza fece scandalo tra i cattolici conservatori.
  • Il KGB definì nel 1978 l’elezione di Wojtyła «una minaccia per la coesione del blocco»: i documenti della commissione parlamentare italiana e della Stasi hanno mostrato la sorveglianza, non una prova dell’attentato.
  • Nessun papa ha mai visitato Mosca: gli inviti ufficiali di El’cin nel 1997 e di Putin nel 2000 furono resi impossibili dal veto del patriarcato.

Valutazione critica

Il Vaticano e l’URSS furono avversari coerenti: la Chiesa condannò il comunismo prima di tutti e con più chiarezza, e l’URSS trattò il cattolicesimo come una potenza straniera. L’Ostpolitik degli anni Sessanta e Settanta salvò qualcosa e tacque molto, e i cattolici lituani e ucraini ne pagarono il silenzio; il papa polacco rovesciò il metodo e contribuì, con la Polonia, alla fine del blocco.

Il veto della Chiesa ortodossa a una visita papale in Russia, trent’anni dopo, mostra che il conflitto non era solo ideologico: era, ed è, anche una disputa tra due Chiese sulla stessa terra.

FAQ – Domande frequenti

Il Vaticano ha mai riconosciuto l’URSS? Mai con relazioni diplomatiche piene: contatti nel 1922, silenzio e condanna per decenni, lo scambio di rappresentanti dopo l’incontro del 1989; le relazioni piene con la Russia sono del 2009.

L’URSS fu coinvolta nell’attentato al papa del 1981? La «pista bulgara» ipotizzò un coinvolgimento dei servizi bulgari e sovietici, ma nessun processo o archivio ha fornito una prova definitiva; la sorveglianza del KGB sul papa è invece documentata.

Che cosa accadde nel 1989? Il 1° dicembre Gorbačëv incontrò Giovanni Paolo II in Vaticano: seguirono la legalizzazione dei greco-cattolici, la legge sulla libertà di coscienza e lo scambio di rappresentanti diplomatici.

Le immagini sono fotografie d’epoca? No. Le immagini indicate come «ricostruzione illustrativa» sono elaborazioni realizzate per il sito e non vanno confuse con fotografie d’archivio. Le opere di riferimento sono elencate nella bibliografia.

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