Colonie estive
Approfondimento storico in una prospettiva critica
Ogni estate dieci milioni di bambini sovietici partivano per i campi dei pionieri: tre settimane di turno con l’adunata mattutina, la bandiera, i giochi, il falò, la mensa, l’ora del silenzio e la «notte reale» dei dentifrici sulle facce dei compagni addormentati. Organizzati dalle fabbriche e dai sindacati, quasi gratuiti, i campi erano la soluzione ai tre mesi di vacanza scolastica e la scuola estiva del collettivo; Artek era il più famoso.
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Il sistema
I campi dei pionieri appartenevano alle imprese, ai ministeri e ai sindacati: ogni grande fabbrica aveva il suo, nei boschi o sui fiumi vicino alla città, e mandava i figli dei dipendenti per un turno di ventun giorni pagando una frazione del costo. Negli anni Settanta i campi erano decine di migliaia e ospitavano ogni estate circa dieci milioni di bambini, dai sette ai quindici anni, in strutture di legno o di cemento con le camerate, la mensa, il campo sportivo e il piazzale con il pennone. I capisquadra erano studenti del Komsomol e dell’istituto pedagogico.
La giornata
Sveglia con la tromba, ginnastica, adunata con l’alzabandiera e i rapporti dei reparti, colazione, attività al mattino, pranzo, ora del silenzio obbligatoria, merenda, sport, circoli e prove per il concerto di fine turno, cena, la «linea» serale, il silenzio alle dieci. I bambini erano divisi in reparti per età con un nome, un motto e un canto, in competizione per la disciplina e i risultati; il turno culminava nel falò d’addio, con le canzoni e gli scambi di indirizzi, e nella «notte reale», il rito dei dentifrici e delle incursioni nelle camerate.
L’educazione
Il campo era la continuazione estiva della scuola sovietica: l’alzabandiera e l’inno, le assemblee, le «Zarnica» con le spalline da strappare, la visita dei veterani, il lavoro socialmente utile, la raccolta delle bacche; nei campi «di lavoro e riposo» per gli adolescenti si lavorava nei campi la mattina. Ma era anche il luogo della prima libertà dalla famiglia, degli amori estivi, delle chitarre e dei film all’aperto, e per questo lo ricordano tutti con lo stesso affetto.
I campi modello
Sopra la rete dei campi di fabbrica stavano i campi «di tutta l’Unione», premi per i migliori pionieri e vetrine per l’estero: Artek in Crimea dal 1925, Orlënok sul Mar Nero presso Tuapse dal 1960, Okean sul Pacifico presso Vladivostok dal 1983, e i campi repubblicani come Zubrënok in Bielorussia. Vi si arrivava per merito, per raccomandazione o per delegazione straniera, e vi si incontravano cosmonauti, campioni e ospiti stranieri, come l’americana Samantha Smith nel 1983.
Dopo il 1991
Con la privatizzazione delle imprese migliaia di campi furono chiusi, venduti o abbandonati; i sindacati non potevano più mantenerli e le famiglie non potevano pagarli. In Russia il sistema è sopravvissuto in forma ridotta, con i campi statali e quelli a pagamento, e i grandi campi modello sono tornati vetrine: Artek, dopo il 2014, è di nuovo il centro dell’educazione patriottica russa. I campi abbandonati con le statue dei pionieri sono uno dei paesaggi più fotografati dell’ex URSS.
Curiosità
- La «notte reale», l’ultima notte del turno, era il momento in cui i bambini spalmavano di dentifricio i compagni addormentati: un rito proibito e universale.
- Nel 1980 i campi dei pionieri dell’URSS erano circa 40.000, tra stazionari, cittadini e di lavoro: ospitavano in un’estate più bambini di quanti ne abbia oggi l’intera Russia.
- Il turno di ventun giorni era stabilito dai medici: il tempo necessario perché il cambiamento di clima producesse un effetto «terapeutico» sul bambino.
- Il film «Benvenuti, o vietato l’ingresso agli estranei» del 1964 raccontò con ironia la disciplina dei campi e fu quasi vietato: il direttore paranoico ricordava troppo Chruščëv.
Valutazione critica
Le colonie estive sovietiche furono un servizio pubblico senza eguali, che dava a milioni di famiglie tre settimane di vacanza gratuita per i figli, e insieme il laboratorio estivo dell’inquadramento, con la bandiera e le assemblee. Chi le ha vissute ricorda i falò e i primi amori, e ha ragione; il sistema le costruì per formare cittadini sovietici, e ci riuscì meno di quanto sperasse.
La loro scomparsa dopo il 1991 ha tolto ai bambini più poveri dell’ex Unione una delle poche cose che il sistema faceva bene, e la loro ricostruzione in chiave patriottica in Russia mostra che l’altra funzione, l’inquadramento, è ancora la più apprezzata dallo Stato.
FAQ – Domande frequenti
Chi organizzava le colonie estive? Le fabbriche, i ministeri e i sindacati, che possedevano i campi e vi mandavano i figli dei dipendenti a prezzo simbolico; i grandi campi modello dipendevano dal Komsomol e dallo Stato.
Quanto durava un turno? Ventun giorni, di norma; ogni campo faceva tre o quattro turni per estate, e molti bambini ne facevano più di uno.
Quanti bambini ci andavano? Circa dieci milioni ogni estate negli anni Settanta e Ottanta, in decine di migliaia di campi in tutta l’Unione.
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